il cimitero della merda

8 luglio 2010

Stavo pensando a quanto è facile ed economico migliorare sensibilmente la qualità della propria vita. Vi è una classe di oggetti infatti, che usiamo quotidianamente, che costano pochissimo ma che possono durare decine di anni o addirittura sopravviverci. A questa classe di oggetti fanno parte, per esempio, le mollette, o le grucce dei vestiti. Le grucce dei vestiti a casa mia sono spaiate, recuperate, rubate, regalate dai grandi magazzini quando si comprano i pantaloni, sono orride, in plastica nera o di fil di ferro, tutte diverse. Aprire l’armadio, viene voglia di vomitarci dentro, riordinarlo è un patema. Essendo difficile rompere una gruccia, per quanto scadente, vi è quindi la concreta probabilità che questa situazione si mantenga invariata per un lunghissimo periodo, finché qualcuno non prende la situazione in mano e investe il giusto in grucce di legno. I telefonini, le macchine fotografiche digitali o gli stessi vestiti sono cose molto più costose, ma che irrimediabilmente nel giro di due anni vengono superate dalla moda o dalla tecnologia, o sono usurate o guaste e non più utilizzabili: è molto più saggio risparmiare su questo genere di cose. Perché avere sempre l’ultimo Ipod non ti migliora la vita, se comunque ogni giorno tocca bestemmiare contro le mollette che si aprono male, e anche se ci attacchi camicie confezionate su misura, le grucce dei vestiti di plastica ti fanno vivere nella merda. Avere una buona qualità della vita significa sostanzialmente questo: non vivere circondati dalla merda.

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ebay

21 giugno 2010

Sorry. I do not ship to Italy for heavy items. Harry

vaffanculo, Harry.


aprire culi

17 giugno 2010

Bella ma rara, come una gemma, mi è capitata tra le mani la nuova cartina del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Uscita quest’anno (presentata a Gennaio) è ancora, per quanto ne so, del tutto introvabile in loco: sugli scaffali dei rifugi e dei bar è infatti sempre disponibile l’infame Multigraphic. Plaudo a questa produzione del Parco, manifattura SELCA, più che altro proprio perché dovrebbe contribuire a piantare chiodi nella bara della mai sufficientemente vituperata Multigraphic, che dal canto suo, invece di abbandonarsi all’inesorabile destino, compie uno sforzo di marketing senza precedenti e compare, come la gramigna, ovunque, fino agli scaffali del Leclerc. Questa SELCA, invece, non si trova, e bisogna scomodare una volta ancora Stella Alpina per riuscire ad averne una copia. O forse ne hanno qualche copia alla sede dell’ente parco, a Sassalbo. Ma sappiamo tutti cosa si dice dei sassalbini e da chi Sassalbo sia frequentata, quindi non mi sono avventurato a trovare prova di ciò che dico. Triste, il mondo.
Trattasi, comunque, di carta redatta digitalmente (il mio modo per dire “da soli dati vector”) con base cartografica CTR, quindi moderna, e anche qui il paragone va fatto con la Multigraphic, che usa la base (raster) dell’IGMI su cui disegna (a cazzo) i sentieri, un po’ la tecnica usata da, uh, Marco Polo? La numerazione dei sentieri, naturalmente, è aggiornata con le regole CAI/regione Emilia-Romagna e Toscana e si trova quindi compatibilità con i dati di questo sito da cui, immagino, vengono. Perfetta la fusione dei dati CTR provenienti dalle due regioni.
Se devo trovare dei difetti, direi l’allineamento della carta alla proiezione UTM-WGS84, nonché la mancanza di coordinate geografiche: un trend sempre più spesso seguito dalle cartine moderne, che chi mi segue sa che disapprovo, ma soprattutto la divisione in quadri. E vado a spiegarmi: questa carta si fa giustamente vanto di coprire tutto il vasto territorio del Parco, e di essere l’unica che lo fa in un unico prodotto (si presenta infatti come un cofanetto da 2 cartine stampate fronte-retro, quindi abbiamo 4 quadranti). Il problema è che, essendo le cose più interessanti, cioè l’area protetta del parco, tutte distribuite lungo una striscia (lo spartiacque tosco-emiliano), inevitabilmente la divisione in quadranti va a spezzare proprio dove ci sono le cose che servono. La zona del Cerreto, che si trova proprio al centro, viene spezzata tra le due cartine, e questo può dare fastidio a chi, come me, frequenta prevalentemente quella. Ma le zone di sovrapposizione sono piuttosto generose, e si fa presto a cambiare lato, mi sembra anzi che ci sia una certa intelligenza escursionistica nella scelta del taglio: sia Cerreto che Lagastrello ad es. cadono sul taglio, ma vengono tagliati in modo da lasciare tutto il lato ovest rispetto alla strada in un solo quadrante, quindi è facile capire quale carta prendere: foglo ovest per la zona Succiso, foglio Est per dalla Nuda in poi.
Ma poi chi davvero, oggi, si porta dietro una cartina, quando può farsene una scansione e stamparsi un A4 da portare in tasca con la zona di propro interesse? Matto, quello è proprio matto perchééééé forse non saaaaa….


johann johannsson, francesco facchinetti and me.

8 giugno 2010

Ho conosciuto da poco l’opera di Johann Johannsson, giovane compositore islandese i cui tratti somatici ricordano molto quelli di un famoso dittatore italiano del ‘900 di cui non voglio fare il nome per non impennare le visite di questo blog.
Io lo seguo da poco, ma non si può, evidentemente, affermare il contrario: Johann Johannsson conosce ME da diversi anni, mi segue da lontano, ed è arrivato a plagiare la mia opera. Johann, lo so che stai leggendo, sei un brutto finocchio. Se io non registro i miei pezzi alla SIAE non è per permettere a te di scopare più ragazzine spacciando per tue le mie idee, ma per semplice pigrizia, e tra musicisti di un certo livello non dovrebbe porsi il problema. Fai la figura di DJ Francesco, e ora che sei sputtanato ne uscirai come DJ Francesco, all’isola dei famosi a farti vedere in mutande e fingere di litigare con qualche troia per due spiccioli.
Devo riconoscere però, caro il mio caro Johann, che sei stato attento: pochi infatti hanno ascoltato la mia opera recente, i lettori abituali del Fungo Mauto 2.0 mi conoscono più che altro come valente cartografo, gli amici di vecchia data sanno che una volta avevo un gruppo; pochissimi sono quelli che sanno che dopo il 2004, data del mio ultimo CD, ho continuato a comporre colonne sonore per il mio amico cineasta.
I film, poi, non vengono mai girati o, come in questo caso, girati ma mai montati, e non incontrano il pubblico. Sei stato in gamba a scovare una copia del mio “musica riverberata per parameci” del 2007, considerato che ne ho masterizzate solo due copie: una è in mano al cineasta, l’altra ad un altro amico che sta studiando per diventare dio e di certo non è lui che mi ha tradito. Senz’altro sei, in qualche modo, entrato nel mio hard disc in modo fraudolento, aggiungendo infamità ad infamità. Ma sappi che qua non siamo in Islanda, qua l’infamità si paga.
E quindi ora ti sputtano:

johann johannsson: the great god pan is dead (forlandia, 2008)

onq: paratia (musica riverberata per parameci, 2007)


culo

19 aprile 2010

e oggi ho smarcato una delle mie 16 cose da fare prima di morire: tenere in mano un esemplare di Speleomantes ambrosii. Spacciatomi per rarissimo fin da quando ero piccolo, il leggendario geotritone delle Apuane è in realtà una bestia piuttosto comune, classificata a basso rischio di estinzione. Nelle grotte dello spezzino e sulle Apuane è un incontro quasi banale. La sua particolarità è che l’areale di distribuzione della specie è un microscopico sputo sulla carta geografica dell’Italia, che copre casa mia e quella dei miei vicini, rendendolo l’animale luneziano per definizione. Gli erpetologi che studiano i geotritoni sono tutti miei vicini di casa, compreso quello che ha dato il nome alla specie. Documentandomi, ho scoperto tutto un proliferare di specie e sottospecie, tutte intorno a casa mia, cioè nei dintorni dei miei vicini erpetologi bramosi di pubblicazioni. Non dubito di nessuno, ma si sa che la biodiversità prolifera nel giardino di quelli che la studiano, e non ho ancora trovato un sito che mi spieghi bene come si distingue uno Speleomantes ambrosii da un volgare Speleomantes italicus.


uccello

16 aprile 2010

probabilmente c’è una forte componente omosessuale in me,  ormai ho accettato questa realtà e sono pronto ad ammettere oggi, pubblicamente, che mi piacciono i Sigur Ros, al punto che si può dire che io ne “attenda” il disco nuovo, il che mi capita con ben pochi gruppi, specialmente da quando non mi occupo più di musica.

l’attesa è ora ingannata dall’uscita del lavoro solista del loro cantante / chitarrista jonsi, che aveva già prodotto un lavoro ambient in coppia col suo fidanzato, con il marchio più sfacciatamente gay del mondo: “Jonsi & Alex”.

questo “go” somiglia molto a un disco dei Sigur Ros, spesso alle cose più ritmate dell’ultimo, ma anche alle derive da soundtrack del precedente. ciò è un bene, perché placa l’attesa dei fans dei SR, dall’altra parte mi chiedo cosa manchi a queste persone per non riuscire ad allontanarsi dal proprio stile e sfornare, con l’occasione del disco solista, del buon heavy metal, per esempio (leggo che Jonsi è fan degli Iron Maiden).

rimando a Pitchfork o ad altre fonti da voi preferite per una disamina più dettagliata del lavoro in questione, e un’analisi piuttosto condivisibile sulla poetica “del fanciullino” di Jonsi;  io posso embeddare il video del primo singolo, in cui lo vediamo travestito da uccello. sarà anche da finocchi, ma mi piace, oppure, è così da finocchi che mi piace.


clash of the titans

4 marzo 2010

Ci sono diversi aneddoti che costellano la mia esistenza e che i miei amici amano ricordare per ridere di me e delle mie gesta. L’ultimo in ordine di tempo è che, dopo aver letto la mia comparativa di cartine escursionistiche in base al loro impiego con GPS, alla Tabacco hanno deciso di scrivermi e spedirmi una cartina delle loro per farmela recensire.
Sono lusingato che alla Tabacco ci sia qualcuno che si prende la briga di leggere il Fungo Mauto e che dia una qualche importanza alla mia opinione sui loro prodotti, e sulle prime ho pensato a uno scherzo: ricordo a chi vivesse su Mercurio che la Tabacco non è Ciciola, ma la principale editrice italiana di cartografia escursionistica per le alpi centrali e orientali (la Kompass non vale: è mezza austriaca), e questo ne fa la principale editrice italiana di cartine escursionistiche punto. Per fare un paragone, è come se Tom Waits mi avesse personalmente spedito il suo disco ai tempi in cui facevo il cretino con la chitarra.
Ma non sarà il rispetto dell’auctoritas a blandire la spietatezza del mio implacabile giudizio, per questo ho scelto di far gareggiare come in una lotta canina lo specimen inviatomi dalla Tabacco con un’altra cartina che mi è piovuta ultimamente sotto gli occhi, di provenienza e fattura altrettanto prestigiosa: una cartoguida del progetto “Alpi senza frontiere”.
“Alpi senza frontiere” è una monumentale serie di 20 cartine 1:25000 che copre le Alpi occidentali, frutto degli sforzi congiunti degli istituti geografici nazionali italiano e francese e dei rispettivi club alpini con il generoso contributo dei due governi, delle regioni coinvolte e di fondi europei vari. Con tale cornucopia di denaro pubblico che gli è piovuta sulla testa, “Alpi senza frontiere”, per quanto abbia già qualche annetto, può vantare di essere lo stato dell’arte della cartografia europea. Per ulteriore sboronaggine, ogni carta arriva con un libro di 175 pagine (per questo si chiama cartoguida) che spiega i vari rifugi e itinerari, con tanto di introduzione di Romano Prodi (come presidente della Commissione Europea, parliamo del 2002).
Sono entrambe cartine di eccelsa fattura, ma il pubblico del Fungo Mauto vuole vedere il sangue, quindi le facciamo gareggiare. Non c’è giudizio senza confronto, non c’è confronto senza competizione, e non c’è competizione senza testosterone. Soprattutto, non c’è competizione senza punteggi: per ogni parametro decreterò un vincitore e un perdente, e alla fine vedremo chi si è aggiudicato più battaglie. Per ogni paramero cercherò di evitare il pareggio, e per farlo spaccherò il capello in quattro ed esagererò in pedanteria. Si preannuncia un post MOLTO lungo e nerd.

Essendo due zone che non conosco personalmente (Adamello/Presanella per la Tabacco, Modane-Bardonecchia-Val di Susa per ASF), non posso giudicare per l’unico parametro davvero importante: l’accuratezza e la completezza dei dati rappresentati. Mi limiterò quindi ad una loro trattazione squisitamente formale/grafica.

Packaging: si tratta di due prodotti editoriali diversi (una cartina e una cartoguida), quindi non immediatamente paragonabili. Diciamo che qui si recensisce la cartina che fa parte della cartoguida ASF presa a sé stante. Si fa apprezzare il coordinatometro in trasparenza stampato sull’astuccio in plastica della Tabacco. ASF allega invece un righello di cartoncino separato, ma non è trasparente e non è a forma di squadra (è un semplice righello graduato in centimetri e in scala 1:25mila). Essendo una cartoguida, ASF può permettersi un foglio separato per la legenda, e dedicare tutto lo spazio della cartina alla rappresentazione del territorio. Tabacco, che si aggiudica il primo punto, ha una legenda più stringata, ma con tutto quello che serve, e tutto su un unico foglio. Entrambe le legende sono in 4 lingue. (TAB=1, ASF=0)

Carta e stampa: entrambe le cartine sono dei lenzuoli: 100×115 cm la Tabacco, un po’ più lunga ma altrettanto più stretta la ASF. Entrambe sono stampate su un solo lato: non si poteva stampare sui due lati e dimezzare le dimensioni? non vorrei essere un escursionista che le deve spiegare all’aperto, su terreno bagnato e ventoso. La carta usata dalla Tabacco è un po’ più spessa e lucida (quindi leggermente idrorepellente e antistrappo). Anche nella stampa, la ASF si perde qualche dettaglio. A sua discolpa, ha quasi 10 anni sul groppone, magari ci sono state innovazioni tecnologiche nel frattempo. In ogni caso il punto lo prende Tabacco. (TAB=1, ASF=0)

Orientamento e bordo carta: la Tabacco è orientata correttamente al nord geografico, la ASF è allineata alla quadrettatura chilometrica, quindi al nord della proiezione, che non è formalmente corretto, e mi stupisce vedere questo erroraccio fatto proprio dall’IGM, che sono da sempre i teorici delle triple freccette a bordo carta con l’angolo tra nord geografico, proiettato e magnetico. Si fanno perdonare aggiungendo appunto a bordo carta l’indicazione dello scarto con il nord magnetico, ma commettono l’erroraccio di chiamare “geografico” il nord della proiezione, facendo insomma un gran casino. Entrambe le carte adottano la proiezione UTM/WGS84, e il reticolo chilometrico ad essa conforme. Preferisco il bordo carta della Tabacco, che segna anche le coordinate geografiche, ASF segna solo quelle metriche, e se ne fa pure vanto sul libro alla voce “novità cartografiche: (…) semplificazione delle iscrizioni a margine della carta”. Naturalmente anche in questo caso Tabacco vince contro l’esercito italiano. (TAB=1, ASF=0)

Usabilità GPS: questo ci porta direttamente all’usabilità GPS, riportata sulla copertina di entrambe le carte, di cui parlavo nel mio precedente post grazie al quale mi sono guadagnato questa bella carta della Tabacco. Si era detto in sostanza che serve la quadrettatura chilometrica, preferibilmente secondo le coordinate UTM/WGS84. Entrambe le contendenti soddisfano il requisito, la Tabacco aggiunge un utile coordinatometro per la quale si è già presa un punto, e non posso dargliene un altro per lo stesso merito, così come non posso ri-premiarla per le coordinate geografiche che ASF omette. Premio invece ASF semplicemente perché le coordinate metriche sono riportate per intero e con numeri belli grossi, e non in migliaia, e perché la quadrettatura chilometrica è più visibile (entrambe in ciano, ma ASF usa linee più spesse, e linee ancora più spesse per le cifre tonde ogni 10mila metri, laddove Tabacco usa una quadrettatura a crocette appena percettibile. (Tab=0, ASF=1)

Origine dei dati: ASF, sul libro, può prendersi tutto lo spazio che serve per descrivere accuratamente da dove vengono i dati e a quando sono aggiornati. La data dei rilievi, o almeno dell’ultimo aggiornamento dei dati, è fondamentale: tra 10 anni queste cartine saranno ancora a casa mia, e magari ci sarà stata la guerra atomica e le strade non esisteranno più, serve che da qualche parte sia scritto “la viabilità stradale è aggiornata al…”. ASF scrive a bordo carta che i rilievi topografici e la viabilità vengono dalla carta tecnica del 1995, con parziale aggiornamento al 2002, sulla Tabacco invece vedo solo “edizione 2009” e la dicitura che i dati sono aggiornati secondo gli enti Pinco e Pallino. Aggiornati sì, ma a quando? Un punto per ASF. (TAB=0, ASF=1)

Colori di sfondo e sfumo: ASF usa uno sfumo molto più pesante, che rende bene l’effetto-rilievo quando la carta è vista da lontano, ma perde un po’ in leggibilità da vicino nei punti più scuri. Il verde usato da Tabacco per rappresentare le superfici boscate è più acceso di quello di ASF, risultando in una miglior leggibilità degli elementi soprastanti. Sostanziale parimerito per le aree non boscate e i ghiacciai. (TAB=1, ASF=0)

Isoipse e punti quotati: la novità cartografica più rilevante di ASF è l’utilizzo di isoipse fittissime: ogni 10 metri, contro i tradizionali 25 della Tabacco. Si tratta di una scelta probabilmente dettata dalla necessità: dovendo unire dati italiani (dove si usano le isoipse a 25) con quelli francesi (più rigorosamente decimali), probabilmente si è scelto di usare le isoipse delle Carte Tecniche, tutte a 10 metri. Avrebbero potuto sfoltirle a 20 metri, ma avrebbero perso l’isoipsa portante dei *50 metri. L’unico modo per andare d’accordo coi francesi e salvare l’isoipsa dei *50 è stato quindi lasciarle a 10 metri. Sono forse un po’ troppo fitte e sottili, ma le isoipse portanti (più spesse) aiutano nella lettura. Alla Tabacco hanno scelto poco coraggiosamente le classiche isoipse a 25 metri, e hanno pure dimenticato di scrivere la quota sulle portanti, ritenendo che potessero sufficere un paio di punti quotati per kmq per orientarsi con le altezze. Molti di questi punti, inoltre, non hanno segnato il punto preciso del loro rilevamento ed è facile equivocare su quale sia l’isoipsa più vicina. (Tab=0, ASF=1)

Caratteri tipografici: è noto che i caratteri sans-serif sono generalmente da preferire in tutte le situazioni in cui il testo sia piccolo o confuso con altri elementi, come accade appunto in una cartina, tuttavia è considerato elemento di maggior eleganza inserire sulle cartine anche un font di tipo serif, così per sport, che di solito viene usato per l’idrografia. In tempi più moderni, vedo che anche per l’idrografia ha preso piede il sans serif (sebbene in blu e corsivo), e il sans serif viene utilizzato in situazioni più marginali. Tabacco ne usa uno per i ghiacciai, ASF lo usa invece per i nomi dei boschi. Tutto il resto è sans serif. Per aumentare la leggibilità dei caratteri più piccoli, Tabacco fa un largo uso delle lettere maiuscole, laddove ASF preferisce il grassetto. Non è facile assegnare il punto, ma empiricamente ho notato che ponendomi a circa 80 cm dalle cartine, la percentuale di nomi che sono riuscito a leggere nella ASF è stata superiore. (Tab=0, ASF=1)

Cura del dettaglio: dunque siamo a parimerito, e chi si aggiudica questa piglia tutto. Ero tentato di dare la palma ad ASF semplicemente perché diversifica le aree boscate a seconda dell’essenza dominante (conifere, latifoglie, frutteto…), ma poi mi sono accorto che nella parte francese sono usati caratteri tipografici diversi: tutto questo casino per le cartine italofrancesi e non hanno neanche uniformato i font!!! Varie altre cazzate come il disastro atomico di Chiomonte (cos’è quella roba???) mi hanno fatto infine propendere per dare il voto decisivo alla Tabacco, che, detto per inciso, ha fatto una cartina tutto sommato più leggibile investendoci i propri soldi, e non i miei. (Tab=1, ASF=0)

L’azienda di Tavagnacco vince (pur senza trionfare: 5 a 4) contro l’esercito italiano e Romano Prodi.

[NOTA SUL COPYRIGHT: spero di non finire in tribunale per aver pubblicato riproduzioni parziali della cartina Tabacco senza autorizzazione. Suvvia ragazzi, mi avete chiesto voi la recensione, come facevo senza immagini? E poi avete pure vinto…]