aprire culi

17 giugno 2010

Bella ma rara, come una gemma, mi è capitata tra le mani la nuova cartina del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Uscita quest’anno (presentata a Gennaio) è ancora, per quanto ne so, del tutto introvabile in loco: sugli scaffali dei rifugi e dei bar è infatti sempre disponibile l’infame Multigraphic. Plaudo a questa produzione del Parco, manifattura SELCA, più che altro proprio perché dovrebbe contribuire a piantare chiodi nella bara della mai sufficientemente vituperata Multigraphic, che dal canto suo, invece di abbandonarsi all’inesorabile destino, compie uno sforzo di marketing senza precedenti e compare, come la gramigna, ovunque, fino agli scaffali del Leclerc. Questa SELCA, invece, non si trova, e bisogna scomodare una volta ancora Stella Alpina per riuscire ad averne una copia. O forse ne hanno qualche copia alla sede dell’ente parco, a Sassalbo. Ma sappiamo tutti cosa si dice dei sassalbini e da chi Sassalbo sia frequentata, quindi non mi sono avventurato a trovare prova di ciò che dico. Triste, il mondo.
Trattasi, comunque, di carta redatta digitalmente (il mio modo per dire “da soli dati vector”) con base cartografica CTR, quindi moderna, e anche qui il paragone va fatto con la Multigraphic, che usa la base (raster) dell’IGMI su cui disegna (a cazzo) i sentieri, un po’ la tecnica usata da, uh, Marco Polo? La numerazione dei sentieri, naturalmente, è aggiornata con le regole CAI/regione Emilia-Romagna e Toscana e si trova quindi compatibilità con i dati di questo sito da cui, immagino, vengono. Perfetta la fusione dei dati CTR provenienti dalle due regioni.
Se devo trovare dei difetti, direi l’allineamento della carta alla proiezione UTM-WGS84, nonché la mancanza di coordinate geografiche: un trend sempre più spesso seguito dalle cartine moderne, che chi mi segue sa che disapprovo, ma soprattutto la divisione in quadri. E vado a spiegarmi: questa carta si fa giustamente vanto di coprire tutto il vasto territorio del Parco, e di essere l’unica che lo fa in un unico prodotto (si presenta infatti come un cofanetto da 2 cartine stampate fronte-retro, quindi abbiamo 4 quadranti). Il problema è che, essendo le cose più interessanti, cioè l’area protetta del parco, tutte distribuite lungo una striscia (lo spartiacque tosco-emiliano), inevitabilmente la divisione in quadranti va a spezzare proprio dove ci sono le cose che servono. La zona del Cerreto, che si trova proprio al centro, viene spezzata tra le due cartine, e questo può dare fastidio a chi, come me, frequenta prevalentemente quella. Ma le zone di sovrapposizione sono piuttosto generose, e si fa presto a cambiare lato, mi sembra anzi che ci sia una certa intelligenza escursionistica nella scelta del taglio: sia Cerreto che Lagastrello ad es. cadono sul taglio, ma vengono tagliati in modo da lasciare tutto il lato ovest rispetto alla strada in un solo quadrante, quindi è facile capire quale carta prendere: foglo ovest per la zona Succiso, foglio Est per dalla Nuda in poi.
Ma poi chi davvero, oggi, si porta dietro una cartina, quando può farsene una scansione e stamparsi un A4 da portare in tasca con la zona di propro interesse? Matto, quello è proprio matto perchééééé forse non saaaaa….

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clash of the titans

4 marzo 2010

Ci sono diversi aneddoti che costellano la mia esistenza e che i miei amici amano ricordare per ridere di me e delle mie gesta. L’ultimo in ordine di tempo è che, dopo aver letto la mia comparativa di cartine escursionistiche in base al loro impiego con GPS, alla Tabacco hanno deciso di scrivermi e spedirmi una cartina delle loro per farmela recensire.
Sono lusingato che alla Tabacco ci sia qualcuno che si prende la briga di leggere il Fungo Mauto e che dia una qualche importanza alla mia opinione sui loro prodotti, e sulle prime ho pensato a uno scherzo: ricordo a chi vivesse su Mercurio che la Tabacco non è Ciciola, ma la principale editrice italiana di cartografia escursionistica per le alpi centrali e orientali (la Kompass non vale: è mezza austriaca), e questo ne fa la principale editrice italiana di cartine escursionistiche punto. Per fare un paragone, è come se Tom Waits mi avesse personalmente spedito il suo disco ai tempi in cui facevo il cretino con la chitarra.
Ma non sarà il rispetto dell’auctoritas a blandire la spietatezza del mio implacabile giudizio, per questo ho scelto di far gareggiare come in una lotta canina lo specimen inviatomi dalla Tabacco con un’altra cartina che mi è piovuta ultimamente sotto gli occhi, di provenienza e fattura altrettanto prestigiosa: una cartoguida del progetto “Alpi senza frontiere”.
“Alpi senza frontiere” è una monumentale serie di 20 cartine 1:25000 che copre le Alpi occidentali, frutto degli sforzi congiunti degli istituti geografici nazionali italiano e francese e dei rispettivi club alpini con il generoso contributo dei due governi, delle regioni coinvolte e di fondi europei vari. Con tale cornucopia di denaro pubblico che gli è piovuta sulla testa, “Alpi senza frontiere”, per quanto abbia già qualche annetto, può vantare di essere lo stato dell’arte della cartografia europea. Per ulteriore sboronaggine, ogni carta arriva con un libro di 175 pagine (per questo si chiama cartoguida) che spiega i vari rifugi e itinerari, con tanto di introduzione di Romano Prodi (come presidente della Commissione Europea, parliamo del 2002).
Sono entrambe cartine di eccelsa fattura, ma il pubblico del Fungo Mauto vuole vedere il sangue, quindi le facciamo gareggiare. Non c’è giudizio senza confronto, non c’è confronto senza competizione, e non c’è competizione senza testosterone. Soprattutto, non c’è competizione senza punteggi: per ogni parametro decreterò un vincitore e un perdente, e alla fine vedremo chi si è aggiudicato più battaglie. Per ogni paramero cercherò di evitare il pareggio, e per farlo spaccherò il capello in quattro ed esagererò in pedanteria. Si preannuncia un post MOLTO lungo e nerd.

Essendo due zone che non conosco personalmente (Adamello/Presanella per la Tabacco, Modane-Bardonecchia-Val di Susa per ASF), non posso giudicare per l’unico parametro davvero importante: l’accuratezza e la completezza dei dati rappresentati. Mi limiterò quindi ad una loro trattazione squisitamente formale/grafica.

Packaging: si tratta di due prodotti editoriali diversi (una cartina e una cartoguida), quindi non immediatamente paragonabili. Diciamo che qui si recensisce la cartina che fa parte della cartoguida ASF presa a sé stante. Si fa apprezzare il coordinatometro in trasparenza stampato sull’astuccio in plastica della Tabacco. ASF allega invece un righello di cartoncino separato, ma non è trasparente e non è a forma di squadra (è un semplice righello graduato in centimetri e in scala 1:25mila). Essendo una cartoguida, ASF può permettersi un foglio separato per la legenda, e dedicare tutto lo spazio della cartina alla rappresentazione del territorio. Tabacco, che si aggiudica il primo punto, ha una legenda più stringata, ma con tutto quello che serve, e tutto su un unico foglio. Entrambe le legende sono in 4 lingue. (TAB=1, ASF=0)

Carta e stampa: entrambe le cartine sono dei lenzuoli: 100×115 cm la Tabacco, un po’ più lunga ma altrettanto più stretta la ASF. Entrambe sono stampate su un solo lato: non si poteva stampare sui due lati e dimezzare le dimensioni? non vorrei essere un escursionista che le deve spiegare all’aperto, su terreno bagnato e ventoso. La carta usata dalla Tabacco è un po’ più spessa e lucida (quindi leggermente idrorepellente e antistrappo). Anche nella stampa, la ASF si perde qualche dettaglio. A sua discolpa, ha quasi 10 anni sul groppone, magari ci sono state innovazioni tecnologiche nel frattempo. In ogni caso il punto lo prende Tabacco. (TAB=1, ASF=0)

Orientamento e bordo carta: la Tabacco è orientata correttamente al nord geografico, la ASF è allineata alla quadrettatura chilometrica, quindi al nord della proiezione, che non è formalmente corretto, e mi stupisce vedere questo erroraccio fatto proprio dall’IGM, che sono da sempre i teorici delle triple freccette a bordo carta con l’angolo tra nord geografico, proiettato e magnetico. Si fanno perdonare aggiungendo appunto a bordo carta l’indicazione dello scarto con il nord magnetico, ma commettono l’erroraccio di chiamare “geografico” il nord della proiezione, facendo insomma un gran casino. Entrambe le carte adottano la proiezione UTM/WGS84, e il reticolo chilometrico ad essa conforme. Preferisco il bordo carta della Tabacco, che segna anche le coordinate geografiche, ASF segna solo quelle metriche, e se ne fa pure vanto sul libro alla voce “novità cartografiche: (…) semplificazione delle iscrizioni a margine della carta”. Naturalmente anche in questo caso Tabacco vince contro l’esercito italiano. (TAB=1, ASF=0)

Usabilità GPS: questo ci porta direttamente all’usabilità GPS, riportata sulla copertina di entrambe le carte, di cui parlavo nel mio precedente post grazie al quale mi sono guadagnato questa bella carta della Tabacco. Si era detto in sostanza che serve la quadrettatura chilometrica, preferibilmente secondo le coordinate UTM/WGS84. Entrambe le contendenti soddisfano il requisito, la Tabacco aggiunge un utile coordinatometro per la quale si è già presa un punto, e non posso dargliene un altro per lo stesso merito, così come non posso ri-premiarla per le coordinate geografiche che ASF omette. Premio invece ASF semplicemente perché le coordinate metriche sono riportate per intero e con numeri belli grossi, e non in migliaia, e perché la quadrettatura chilometrica è più visibile (entrambe in ciano, ma ASF usa linee più spesse, e linee ancora più spesse per le cifre tonde ogni 10mila metri, laddove Tabacco usa una quadrettatura a crocette appena percettibile. (Tab=0, ASF=1)

Origine dei dati: ASF, sul libro, può prendersi tutto lo spazio che serve per descrivere accuratamente da dove vengono i dati e a quando sono aggiornati. La data dei rilievi, o almeno dell’ultimo aggiornamento dei dati, è fondamentale: tra 10 anni queste cartine saranno ancora a casa mia, e magari ci sarà stata la guerra atomica e le strade non esisteranno più, serve che da qualche parte sia scritto “la viabilità stradale è aggiornata al…”. ASF scrive a bordo carta che i rilievi topografici e la viabilità vengono dalla carta tecnica del 1995, con parziale aggiornamento al 2002, sulla Tabacco invece vedo solo “edizione 2009” e la dicitura che i dati sono aggiornati secondo gli enti Pinco e Pallino. Aggiornati sì, ma a quando? Un punto per ASF. (TAB=0, ASF=1)

Colori di sfondo e sfumo: ASF usa uno sfumo molto più pesante, che rende bene l’effetto-rilievo quando la carta è vista da lontano, ma perde un po’ in leggibilità da vicino nei punti più scuri. Il verde usato da Tabacco per rappresentare le superfici boscate è più acceso di quello di ASF, risultando in una miglior leggibilità degli elementi soprastanti. Sostanziale parimerito per le aree non boscate e i ghiacciai. (TAB=1, ASF=0)

Isoipse e punti quotati: la novità cartografica più rilevante di ASF è l’utilizzo di isoipse fittissime: ogni 10 metri, contro i tradizionali 25 della Tabacco. Si tratta di una scelta probabilmente dettata dalla necessità: dovendo unire dati italiani (dove si usano le isoipse a 25) con quelli francesi (più rigorosamente decimali), probabilmente si è scelto di usare le isoipse delle Carte Tecniche, tutte a 10 metri. Avrebbero potuto sfoltirle a 20 metri, ma avrebbero perso l’isoipsa portante dei *50 metri. L’unico modo per andare d’accordo coi francesi e salvare l’isoipsa dei *50 è stato quindi lasciarle a 10 metri. Sono forse un po’ troppo fitte e sottili, ma le isoipse portanti (più spesse) aiutano nella lettura. Alla Tabacco hanno scelto poco coraggiosamente le classiche isoipse a 25 metri, e hanno pure dimenticato di scrivere la quota sulle portanti, ritenendo che potessero sufficere un paio di punti quotati per kmq per orientarsi con le altezze. Molti di questi punti, inoltre, non hanno segnato il punto preciso del loro rilevamento ed è facile equivocare su quale sia l’isoipsa più vicina. (Tab=0, ASF=1)

Caratteri tipografici: è noto che i caratteri sans-serif sono generalmente da preferire in tutte le situazioni in cui il testo sia piccolo o confuso con altri elementi, come accade appunto in una cartina, tuttavia è considerato elemento di maggior eleganza inserire sulle cartine anche un font di tipo serif, così per sport, che di solito viene usato per l’idrografia. In tempi più moderni, vedo che anche per l’idrografia ha preso piede il sans serif (sebbene in blu e corsivo), e il sans serif viene utilizzato in situazioni più marginali. Tabacco ne usa uno per i ghiacciai, ASF lo usa invece per i nomi dei boschi. Tutto il resto è sans serif. Per aumentare la leggibilità dei caratteri più piccoli, Tabacco fa un largo uso delle lettere maiuscole, laddove ASF preferisce il grassetto. Non è facile assegnare il punto, ma empiricamente ho notato che ponendomi a circa 80 cm dalle cartine, la percentuale di nomi che sono riuscito a leggere nella ASF è stata superiore. (Tab=0, ASF=1)

Cura del dettaglio: dunque siamo a parimerito, e chi si aggiudica questa piglia tutto. Ero tentato di dare la palma ad ASF semplicemente perché diversifica le aree boscate a seconda dell’essenza dominante (conifere, latifoglie, frutteto…), ma poi mi sono accorto che nella parte francese sono usati caratteri tipografici diversi: tutto questo casino per le cartine italofrancesi e non hanno neanche uniformato i font!!! Varie altre cazzate come il disastro atomico di Chiomonte (cos’è quella roba???) mi hanno fatto infine propendere per dare il voto decisivo alla Tabacco, che, detto per inciso, ha fatto una cartina tutto sommato più leggibile investendoci i propri soldi, e non i miei. (Tab=1, ASF=0)

L’azienda di Tavagnacco vince (pur senza trionfare: 5 a 4) contro l’esercito italiano e Romano Prodi.

[NOTA SUL COPYRIGHT: spero di non finire in tribunale per aver pubblicato riproduzioni parziali della cartina Tabacco senza autorizzazione. Suvvia ragazzi, mi avete chiesto voi la recensione, come facevo senza immagini? E poi avete pure vinto…]


non è bello ciò che è bello, è bello ciò che paghi

26 febbraio 2009

Da vorace escursionista e possessore di GPS serie Etrex, attendevo da molto l’uscita delle famose carte topografiche della Garmin da caricare sul GPS per le nostre zone.
Come sappiamo, i GPS escursionistici Garmin sono usciti inizialmente con un corredo cartografico piuttosto scarso: le mappe disponibili erano infatti quelle automobilistiche, e solo le più nuove includevano le strade minori. La strada che porta a Vinca, ad esempio, è comparsa solo dalla penultima versione di Metroguide, quando si è arrivati alla “detailed coverage” anche per l’italia. I ritardi sono dovuti, penso, alla cartografia tecnica ufficiale italiana, affidata alle regioni, senza uno standard comune.
Le strade sono comunque l’ultima cosa che può interessare all’escursionista, che percorre per sua abitudine tracciati non carrozzabili, e le zone da lui battute apparivano sul GPS cartografico di un bel marroncino uniforme.
Se può sembrare idiota commercializzare un GPS cartografico senza poter fornire la cartografia, ancora più idiota appare chi, come me, ne ha comprato uno ed ha passato anni nella frustrazione di non poterlo usare mentre, tra l’altro, uscivano modelli più economici e con antenne più precise.
Riassumendo, fino ad oggi i GPS cartografici Garmin potevano mostrare sul display al massimo tutte le strade asfaltate E BASTA.
Tra i vari rimedi casalinghi escogitati dalla comunità per rendere utile l’inutile, il più brillante fu senz’altro il progetto iTopo20, grazie al quale si poteva almeno visualizzare un abbozzo di curve di livello, ricavate dai dati DEM pubblici, con cui era possibile orientarsi sovrapponendolo ad una mappa Garmin di strade asfaltate e a qualche punto di interesse (cime, passi, rifugi…) aggiunto a mano dall’utente la sera prima della gita.
Qualche immagine -cliccare per ingrandire- per capire di cosa stiamo parlando: qui un estratto della mappa cartacea Multigraphic che ogni apuanista conosce alla perfezione (la zona del Sagro):

multigraphic

che come tutti sanno non è che una versione con sentieri in evidenza della classica carta IGM 1:25000:

igmi

la zona in aerofotogrammetria (nota anche come “immagine satellitare”, peccato sia ottenuta con gli aerei):

ortofoto

ed ecco come la zona appare sul display di un GPS con sopra itopo20 (si noti l’assenza di… tutto):

itopo20

La frustrazione raggiunge il suo apice quando si scopre che esiste la Carta Tecnica Regionale 1:10000 della Toscana, ricavata dall’ortofoto riportata sopra e già in formato vettoriale (quello visualizzabile, con opportune trasformazioni, dai GPS Garmin), con una ricchezza di dettagli quasi perfetta:

ctrdwf

Il problema è che nessuno sembra aver mai adattato la CTR Toscana al formato Garmin, in quanto scaricabile dal sito in un formato (.dwf) che può essere “guardato ma non toccato”. Inoltre, mancherebbero, a ben vedere, i sentieri. Il livello dei sentieri nella CTR è rilevato con un metodo a me ignoto ma senz’altro errato, infatti isolandolo (cosa che qualcuno ha fatto, e si trova il file su internet), si ottiene un pasticcio assurdo di tracce morte, peraltro inesistenti nel mondo vero:

senttosc

La Regione, conscia di questo limite, nel 2005 incaricò il CAI di rilevare elettronicamente (leggi: con GPS in spalla e camminare) tutti i sentieri della Toscana, e ne ha fatto una bella sezione sul suo sito internet, come al solito consultabile ma non manipolabile. questo fu il risultato:

sentiericai

Appare a questo punto ovvio che la carta da GPS “perfetta” può essere fornita dalla Regione, integrando i dati della CTR (isoipse, corsi d’acqua, toponimi) con il layer sentieristico approvato CAI e venduta al miglior offerente. Il miglior offerente purtroppo non fu Garmin, ma Mynav (non ho immagini del risultato), e solo nel 2008 Garmin riesce ad adeguarsi uscendosene prima con una “Land Navigator” che non è né carne né pesce (riporta le isoipse e i rifugi, ma non i sentieri):

landnav

e infine la tanto strombazzata Trekmap, che come si vede alla precedente aggiunge isoipse più fitte (a 20m contro i 50 della Landnav), il famigerato layer dei sentieri del CAI rilevato nel 2005 e un’inutile pletora di punti di interesse speleologico:

trekmap

Per prima cosa, mentre appare chiaro da dove venga il livello dei sentieri (sul quale avrei comunque qualcosa da dire), è meno chiara la provenienza delle isoipse e dell’idrografia, che non è evidentemente la stessa della CTR, il che mi permette di sollevare qualche dubbio sulla sua accuratezza.
Poi, va bene che il catasto speleo è liberamente scaricabile, meno comprensibile la scelta di includerlo per intero in un prodotto non destinato esclusivamente a speleologi, a cui forse non interessa un cazzo dell’Abisso Paperoga e del Pozzetto Renato (sic!): i punti di interesse speleologico sono già disponibili su internet come comoda raccolta di POI (simile a quella degli autovelox), ed ogni speleologo sa come integrarlo sul suo GPS. Se fossi uno che pensa male, penserei a un modo per riempire di dati (inutili) una mappa che manca totalmente di veri punti di interesse escursionistico (vedi Case Walton, Capanne del Sagro o, semplicemente, TUTTE LE CAVE…).
La scelta di segnare solo le vette principali (nel nostro esempio Sagro, Borla e Maggiore) e non le antecime (Spallone, Faggiola) mi fa cagare: se c’è il Pozzetto Renato, ci voglio anche la cima dello Spallone, diosfaccimma, e le coordinate di tutte le cime apuane segnate sulla CTR sono scaricabili liberamente da internet, non è che Garmin si rovina. Se volessi pensare male, penserei ad un progetto di obsolescenza programmata sfacciata.
I passi? no dico, le selle, i callari, tutte quelle cose importanti per chi cammina? Forse l’Abisso Paperoga è più imortante di Foce di Pianza?
Potrei continuare parlando della mancanza del rifugio Conti, o della scelta di segnare i sentieri con una linea nera di un pixel che non si distingue dalle curve di livello, ma credo che il concetto che volevo far passare è passato: se come me trovate una Trekmap per strada caduta da un camion installatela e divertitevi usandola come carta base, ma se avete intenzione di spenderci 90 euro aspettate almeno la versione 28.0.


la vetricia

15 ottobre 2008

colpevolmente, solo oggi ho visitato per la prima volta la vetricia. la vetricia è uno dei posti più fottutamente spettacolari di tutte le apuane. si tratta di un altopiano circondato dalle panie (tra la borra di canala e l’uomo morto) tutto fatto di roccia calcarea brutalmente erosa dai millenni. mai visti dei carsismi così, cazzo. meandri serpentelliformi scavati nella roccia, solchi a canne d’organo a go go, massi a forma di libro (o di biblioteca) a perdita d’occhio. e come se non bastasse: voragini mortali profonde decine di metri tra un sasso e l’altro, l’abisso revel che va giù dritto per 300 metri al centro del fottuto mondo, e uno di questi cunicoli che va in diretta comunicazione con la grotta del vento, che come tutti sanno ha il suo ingresso principale un fottio di chilometri più in là e più in giù (gli speleo hanno riempito la zona di falliformi ometti ad indicare le varie buche, segnate poi con discrete targhettine metalliche). neanche nel carso ci si trova roba così carsica. a circondare il tutto, le tre panie dai loro lati più sanguinariamente rocciosi e ghiaiosi che impediscono la visuale di qualsiasi insediamento umano. e come ciliegina, qua e là iscrizioni rupestri ataviche, raffiguranti, come si conviene, delle belle roncolone. erpetologi ed entomologi potranno dare la caccia a due endemismi ciascuno, e nel bosco abbondano caprioli & mufloni. una fortuna che il parcheggio più vicino sia piglionico, un posto che si trova a 2 ore di macchina qualunque sia il posto di partenza, e che altrettante ne servano per arrivarci poi, a piedi. si consiglia comunque la visita nei giorni feriali, per non rischiare di trovarci comitive provenienti dal vicino rif. rossi. (il fare cagare della foto è dovuto al fatto che mi si sono scaricate le li-ion sul più bello e l’ho quindi dovuta prendere da internet dove, come notorio, è impossibile trovare qualunque cosa eccetto rutti e scorregge).


trango cinch (quello vero)

3 ottobre 2008

 

da quando ho titolato un post che parlava di tutt’altro “trango cinch”, molta gente viene su questo blog a cercare informazioni sul trango cinch, e le loro ricerche vengono frustrate dal fatto che trovano un post che non parla del trango cinch.
immagino che siate tutti climber alle prime armi che non sanno scegliere tra il trango cinch e il petzl grigri. io non ne so quasi un cazzo e questo sport non mi piace, ma ho provato entrambi i freni e posso dare la mia opinione a chi ha le idee ancora più confuse delle mie.
per prima cosa dovete usare i freni dinamici, non i bloccanti. i bloccanti li usano i gay. i bloccanti da gay come il cinch e il grigri però tornano utili quando siete in falesia con gente inesperta quanto voi, di cui vi fidate poco, e solo in falesia, e solo con chiodatura a fittoni resinati o altro tipo purché a prova di caterpillar.
inoltre tornano utili, sempre in falesia, se dovete lavorarvi un tiro e rimanere appesi immobili per tot minuti, il che affaticherebbe chi vi fa sicura se usa un freno dinamico.
quindi se siete gay e andate solo in falesia con gente che si fa i cazzi propri anziché badare al vostro culo, il freno bloccante è ciò che fa per voi, e possiamo passare alle differenze col grigri (gli altri bloccanti in commercio sono così poco diffusi da non meritare attenzione).
1 – per prima cosa, il cinch è più piccolo, costa di meno ed è più leggero da portare; siccome fa la stessa cosa del grigri ho scelto il cinch per ragioni di taccagneria.
2 – il cinch è adatto a corde sottili, che il grigri fa fatica a frenare. non è vero il contrario: il cinch funziona bene anche sulle corde più spesse (è certificato fino a 11, come il grigri). ma questo vi interessa poco, perché è molto raro che un principiante si metta a cazzeggiare con corde ultrasottili, userete al massimo delle 9.8, che vanno bene in entrambi i freni.
3 – è diverso il modo di dare corda, se vi abituate con un freno, vi troverete male con l’altro. e poiché tutti hanno imparato sul grigri, tutti vi diranno che il cinch è scomodo/astruso/assurdo. se pensate di portarvi dietro uno di questi elementi è meglio mettergli in mano uno strumento che conosce, quindi comprate il grigri. resta il fatto che a parità di addestramento col cinch la corda si dà meglio, per il semplice motivo che dentro lo strumento passa senza fare anse.
4 – si dice che il cinch sia leggermente più dinamico perché hanno fatto delle prove e hanno visto che la corda scorre tipo 5 centimetri con voli di fattore 2. credo che questa sia una puttanata e all’atto pratico sia un bloccante identico al grigri. in una caduta da falesia la deformazione della ciccia che l’assicuratore ha intorno alla vita determina una dinamicità di gran lunga superiore rispetto al supposto scorrimento della corda nel cinch.
5 – essendo il cinch uno strumento più piccolo, la leva per calare in moulinette è più piccola e scomoda.
6 – essendo il grigri uno strumento più vecchio, pregi e difetti sono meglio noti alla comunità ed è disponibile sull’argomento una più ampia letteratura manualistica.
7 – tra il “personale esperto” (istruttori, veterani, vecchi arrampicatori) aleggia una certa diffidenza nei confronti delle novità. hanno appena accettato l’utilità del grigri rispetto al mezzo barcaiolo e ora, per qualche decina di anni, non tollereranno ulteriori novità. se siete a un corso, o arrampicate nelle vicinanze di questi individui, non fatevi vedere con un cinch o nella migliore delle ipotesi vi romperanno i coglioni illustrandovi i vantaggi del grigri con aria saccente.
per riassumere, il cinch è meglio del grigri, ma siccome tutti usano il grigri comprate anche voi il grigri.
da quando ho titolato un post che parlava di tutt’altro “trango cinch”, molta gente viene su questo blog a cercare informazioni sul trango cinch, e le loro ricerche vengono frustrate dal fatto che trovano un post che non parla del trango cinch.
immagino che siate tutti climber alle prime armi che non sanno scegliere tra il trango cinch e il petzl grigri. io non ne so quasi un cazzo e questo sport non mi piace, ma ho provato entrambi i freni e posso dare la mia opinione a chi ha le idee ancora più confuse delle mie.
per prima cosa dovete usare i freni dinamici, non i bloccanti. i bloccanti li usano i gay. i bloccanti da gay come il cinch e il grigri però tornano utili quando siete in falesia con gente inesperta quanto voi, di cui vi fidate poco, e solo in falesia, e solo con chiodatura a fittoni resinati o altro tipo purché a prova di caterpillar.
inoltre tornano utili, sempre in falesia, se dovete lavorarvi un tiro e rimanere appesi immobili per tot minuti, il che affaticherebbe chi vi fa sicura se usa un freno dinamico.
quindi se siete gay e andate solo in falesia con gente che si fa i cazzi propri anziché badare al vostro culo, il freno bloccante è ciò che fa per voi, e possiamo passare alle differenze col grigri (gli altri bloccanti in commercio sono così poco diffusi da non meritare attenzione).
no12
1 – per prima cosa, il cinch è più piccolo, costa di meno ed è più leggero da portare; siccome fa la stessa cosa del grigri ho scelto il cinch per ragioni di taccagneria.
2 – il cinch è adatto a corde sottili, che il grigri fa fatica a frenare. non è vero il contrario: il cinch funziona bene anche sulle corde più spesse (è certificato fino a 11, come il grigri). ma questo vi interessa poco, perché è molto raro che un principiante si metta a cazzeggiare con corde ultrasottili, userete al massimo delle 9.8, che vanno bene in entrambi i freni.
3 – è diverso il modo di dare corda, se vi abituate con un freno, vi troverete male con l’altro. e poiché tutti hanno imparato sul grigri, tutti vi diranno che il cinch è scomodo/astruso/assurdo. se pensate di portarvi dietro uno di questi elementi è meglio mettergli in mano uno strumento che conosce, quindi comprate il grigri. resta il fatto che a parità di addestramento col cinch la corda si dà meglio, per il semplice motivo che dentro lo strumento passa senza fare anse.
4 – si dice che il cinch sia leggermente più dinamico perché hanno fatto delle prove e hanno visto che la corda scorre tipo 5 centimetri con voli di fattore 2. credo che questa sia una puttanata e all’atto pratico sia un bloccante identico al grigri. in una caduta da falesia la deformazione della ciccia che l’assicuratore ha intorno alla vita determina una dinamicità di gran lunga superiore rispetto al supposto scorrimento della corda nel cinch.
5 – essendo il cinch uno strumento più piccolo, la leva per calare in moulinette è più piccola e scomoda.
6 – essendo il grigri uno strumento più vecchio, pregi e difetti sono meglio noti alla comunità ed è disponibile sull’argomento una più ampia letteratura manualistica.
7 – tra il “personale esperto” (istruttori, veterani, vecchi arrampicatori) aleggia una certa diffidenza nei confronti delle novità. hanno appena accettato l’utilità del grigri rispetto al mezzo barcaiolo e ora, per qualche decina di anni, non tollereranno ulteriori novità. se siete a un corso, o arrampicate nelle vicinanze di questi individui, non fatevi vedere con un cinch o nella migliore delle ipotesi vi romperanno i coglioni illustrandovi i vantaggi del grigri con aria saccente.
per riassumere, il cinch è meglio del grigri, ma siccome tutti usano il grigri comprate anche voi il grigri.