appunti per un articolo su nature

19 ottobre 2012

Aver imbiancato la casa con le proprie mani, o, peggio, aver pagato un imbanchino, porta irrimediabilmente l’individuo ad un superiore livello di consapevolezza nei confronti del rispetto dell’immacolatezza delle superfici imbiancate, siano esse muri portanti o tramezzi.

i. il disprezzo del baygon

Ottobre potrebbe o potrebbe non essere un tradizionale periodo di climax per la concentrazione delle mosche in casa, ma lo è evidentemente, quest’anno, alle latitudini dello scrivente.
Ci ritroviamo quindi con un’anomala quantità di mosche domestiche che offendono la continuità del bianco delle pareti domestiche con la loro presenza fastidiosamente intermittente.
Non meno fastidio potevano arrecare, nei mesi più caldi, le cosidette mosche della merda, quelle metallizzate, attratte dal cibo del gatto.
Ecco in quale contesto si sviluppavano e si affinavano le considerazioni che vado infine ad esporre per l’altrui utilità.
Scartando in partenza le classiche opzioni della ciabatta e del giornale arrotolato, per gli evidenti segni che questi lasciano sulle superfici idropitturate quando causano lo scempio del corpo dei ditteri, ho preso ad abbracciare una diversa filosofia: quella dell’animale colto in volo.
Si usi quindi uno strumento relativamente morbido e assai flessibile, come un panno, un canovaccio da cucina, una gamba di pantalone, una manica di fruit, e violentemente si frusti l’aria nelle immediate vicinanze dell’animale volante, cercando di prenderlo.
Più spesso di quanto si potrebbe pensare, la mosca ferita o disorientata la si ritrova sul pavimento, dove agendo in fretta può essere uccisa con più facilità e con minori probabilità di lasciare macchie difficilmente lavabili.
Personalmente, preferisco gettare all’esterno dell’appartamento gli animali feriti e zoppicanti, piuttosto che ucciderli, per evitare del tutto lo spargimento di sangue e organi interni di insetto.
Il problema nasce quando ci si imbatte in finestre chiuse o zanzariere abbassate mentre ci si trova con una mosca ferita in mano, tenendola per un’ala, specie quando queste ultime sono difficilmente apribili con una mano sola. In tutte queste fattispecie, cerco di dare la mosca ferita al gatto, in alternativa la butto nel cesso.
E’ così che arriviamo al punto nodale e dolente della presente trattazione: la mosca ferita nel cesso.

ii. la mosca ferita nel cesso

Tutte le mosche hanno, di fronte alla prospettiva della morte, un comportamento grosso modo simile. La lotta della mosca per la sopravvivenza si concretizza di solito in un goffo tentativo di restare a galla dimenandosi, simile a quello di alcuni umani quando non sanno nuotare, che evidentemente facilita la respirazione attraverso l’apertura dell’apparato boccale, che si trova al di sotto della linea di galleggiamento dell’animale.
In natura, questi movimenti sortiscono un triplice effetto: permettere la respirazione, come si diceva, raggiungere la terra o un frammento galleggiante dove trovare sollievo, attrarre predatori natanti. Evidentemente il calcolo delle probabilità rassegna la mosca ad agitarsi nonostante l’evidente pericolo che ciò sottende.
Nel meno naturale contesto del cesso, l’agitarsi del dittero non porta ad immediati benefici: le superfici lisce e ripide della ceramica spesso non risultano arrampicabili con le zampette dell’insetto, specie se bagnate, e questo finisce con l’agitarsi per un tempo virtualmente infinito.
Come porre fine ai suoi affanni? Il problema non è di immediata soluzione.
Attendere lo sfinimento e il conseguente annegamento dell’insetto può richiedere diverse ore (che variano in funzione dello stato di salute dello stesso) durante le quali dovremmo rinunciare ad usare il cesso per più nobili scopi.
Bersagliare la mosca ferita con un fiotto di urina non sembra sortire alcun effetto se non quello di farle un piacere.
Tirare l’acqua, allo stesso modo, non risolve il problema: una proprietà poco investigata dei cessi domestici è infatti quella di non permettere l’eliminazione di piccole scorie galleggianti all’atto del tirare lo sciacquone (sarà capitato a tutte le lettrici di bestemmiare contro trucioli di matita da trucco).
Liberarsi della bestia ferita sembra semplicemente impossibile.

iii. il trionfo della nonna

Come spesso accade, rimedi empirici e casalinghi suppliscono con semplicità laddove la tecnologia si ferma, ottenendo gli stessi risultati a fronte di spese assai superiori.
Sono i cosidetti “rimedi della nonna”, di solito risolvono con l’aceto qualunque lavoro altrimenti possibile solo con solventi, insetticidi, antimuffa, smacchiatori industriali. Sembra che queste nonne avessero un sacco di aceto da buttare a cazzo sempre a portata di mano, e ci facessero qualunque cosa.
L’aceto io non lo tengo neanche in casa, e non l’ho provato sulle mosche agonizzanti nel cesso, ma il rimedio che ho trovato ha la stessa geniale semplicità, direi di più, rispetto alle soluzioni a base di aceto ha il vantaggio di non decontestualizzare un prodotto dalla sua normale applicazione. E come ogni rimedio casalingo, l’ho inizialmente applicato per puro caso senza prima ragionarci su, e scoperto funzionante senza coscienza dei fenomeni fisico/chimici che ne stanno alla base.
Un cappello un po’ verboso che i lettori abituati a ben di peggio mi vorranno perdonare, per arrivare finalmente al dunque: si tratta semplicemente di lavarsi i denti, e sputare la schiumetta sulla mosca nel cesso, anziché mandarla sprecata nel lavandino.
Questo banale detour dalla normale routine dell’igiene dentale, assicura il decesso del dittero in una manciata di minuti, e insieme la sua smaltibilità via sciacquone.
Certo, mi sono chiesto in base a quali proprietà del dentifricio ciò sia possibile: forse la mosca soffoca nella schiuma? Forse è avvelenata dal cloro? Accecata dal mentolo? Forse il sottile strato di dentifricio che si viene a creare sulla superficie dell’acqua del cesso ha una densità inferire a quella dell’acqua, che non permette il galleggiamento dell’insetto? E perché, dopo il trattamento, lo sciacquone vince la gravità della mosca, che pure continua a galleggiare? Il dentifricio sputacchiato la avvolge in un bozzolo lepegoso che può essere più facilmente inghiottito nel vortice dei fluidi?
Non disponendo di adeguata attrezzatura per operare una soddisfacente autopsia sulle mosche, non possiamo che lasciare queste risposte a fisici, chimici ed entomologi, riteniamoci soddisfatti di aver fornito loro uno spunto di approfondimento, di aver aperto un problema che forse innescherà un acceso ed interessante dibattito.

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21 giugno 2010

Sorry. I do not ship to Italy for heavy items. Harry

vaffanculo, Harry.


you know you’re a ‘scope freak when…

19 gennaio 2009

…qualcuno ti regala un peluche di escherichia coli!

ecoli


l’orso fulvo del cerreto

12 febbraio 2007

andare al cerreto e tornare a casa senza neanche un po’ di muschio sarebbe una gita a metà. al cerreto, infatti, abita, tra gli altri, l’orso fulvo. questo orso, rispetto all’orso delle cinque terre, possiede una pigmentazione color mattone, un paio di lunghi baffi da pesce siluro e le zampette dotate di 4 dita artigliate e orsine.

non poteva mancare il filmino:

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4X

4 febbraio 2007

dunque la buona notizia è che ho degli obbiettivi nuovi, tra cui un 4x per riprese da “lontano”, e che fanno il loro lavoro egregiamente nonostante li abbia pagati un cazzo, e si avvitano al microscopio russo del ’75 senza bisogno di adattatori del passo vite, che non era una cosa scontata. certo usando obbiettivi di diverse provenienze va a puttane la parafocalità ma non credo che qualcuno abbia mai davvero considerato la parafocalità un problema.

un problema terribile che mi sta assillando è invece la mia incapacità di trovare tardigradi. dovrebbero essere nel muschio, ho seguito le istruzioni da bravo e ho esaminato muschio da 3 diversi siti senza trovare altro che nematodi e larve di insetto. mi sento molto frustrato. se qualcuno dei lettori ha la soluzione al mio problema lo prego di farsi vivo e verrà ricompensato con fama imperitura.

il filmino di oggi, oltre ad essere girato col famoso 4x nuovo, testimonia il successo della colonia di parameci improvvisata sul mio davanzale. come si può vedere sono tanti, anche se devo ammettere che sarebbero di meno se non fossero costretti ad ammucchiarsi al centro del vetrino da uno tsunami di amuchina proveniente dai bordi.

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Cialtroni

22 gennaio 2007

al contrario dei protozoi, gli esseri umani si organizzano in società e gli individui che ne fanno parte si dividono i ruoli (dalla sussistenza ai beni voluttuari) in modo che ognuno si specializzi in una mansione e dipenda dal resto della società per le altre. questo sistema funziona a meraviglia se i singoli individui vivono il proprio ruolo con la giusta responsabilità e vengono affidati alle diverse mansioni in base alla loro reale competenza. in una società organizzata in questo modo, un eventuale guasto all’adsl viene risolto in poche ore, non dopo quasi un mese, il servizio clienti non è composto di incapaci che ti trattano pure con sufficienza, e i tecnici lavorano con l’obbiettivo di risolvere il problema anziché con quello di dimostrare che a qualcun altro tocca il compito. il fungo mauto spera di fare cosa gradita ai suoi lettori mettendoli in guardia sulla cialtronaggine dei tecnici e del servizio clienti della compagnia wind/infostrada/libero: se con le loro pubblicità o chiamandovi a casa cercano di convincervi ad abbonarvi al loro servizio guardatevene bene, e mandateli preventivamente a fare in culo.questo lungo preambolo serviva anche a spiegare l’assenza così lunga di post, ma di ben altra natura è l’assenza ancora da venire: infatti anche lo staff di myspace è composto da incapaci non diversi da quelli di wind, e ciò fa sì che myspace funzioni benissimo per mettere una fotina della propria pettinatura emo e una canzoncina insulsa di sottofondo per far sapere ai lettori di che segno sei e quali film ti sono piaciuti di più, ma abbia falle di funzionamento abissali se si tratta di usarlo in modo un po’ più impegnativo, ad esempio come blog multimediale di argomento biologico. questo incrociarsi di cialtronerie è la ragione principale per la quale i post con filmini subiranno una drastica riduzione, ma questo accade anche perché il nostro staff è ora impegnato in un progetto di ben più ampio respiro, di cui non solo il fungo mauto vi terrà aggiornati, ma ne diverrà un po’ la pagina promozionale.non saprei come altro accomiatarmi, se non con un bel filmato di rotifero bdelloide:

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nematode

25 dicembre 2006

tanti auguri di buon natale a tutti. oggi posterò un filmato di nematode. che dire dei nematodi? sono gli esseri pluricellulari più numerosi del pianeta, ce ne sono 20mila specie, vivono in ogni ambiente, ci sono specie parassite e specie che non sono parassite. si riproducono sessuatamente, accoppiandosi, inseminandosi e facendo uova, e sono gli esseri più semplici dove la bocca e il buco del culo sono separati. questo nematode del filmino sembra sofferente, ma si muove così di natura. il fatto che si muovesse mi ha impedito di ingrandire di più in modo da poter determinare la famiglia di appartenenza. accontentiamoci di sapere che è un nematode.

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