essere un castigo, oggi

6 novembre 2009

cletusMettendo ordine tra i miei vecchi files, mi sono imbattuto in una delle cose più vergognosamente classiste che la mia mente abbia mai prodotto.
A quei tempi, avevo un complesso di superiorità verso quelli che chiamavo “castighi”. Ma chi sono, precisamente, i castighi? Non è traducibile con “bifolchi”, perché i bifolchi sono necessariamente campagnoli, mentre può esistere il castigo di città, non sono i poveri, perché esistono castighi ricchi, né genericamente gli umili, gli emarginati o simili, perché ci sono esempi di castighi ben inseriti nella società.
Essere un castigo è uno stato di grazia interiore, che può anche non dare immediati segni tangibili. Tuttavia, avevo elaborato questo test, che avrebbe permesso di distinguere con relativa facilità il castigo dal non castigo.
Ogni affermazione valida per il lettore vale un punto: da 0 a 3 punti non sei un castigo, da 3 a 5 punti sei a rischio castigo, oltre i 5 punti (che siano 6 o 20) sei senz’altro un castigo. Io sono a rischio castigo.

VAI AL TEST


avercela fatta

26 novembre 2008

l’altro giorno passavo distrattamente davanti a una televisione sintonizzata su raitre. c’era il tg regionale, e un ospite in studio. mi son detto “io li conosco quei baffetti!”. infatti poi, al commiato, agli spettatori è stato ricordato che avevano appena assistito ad una breve intervista a franco bampi, che presentava il suo nuovo vocabolario italiano-genovese, scritto con l’intento di risvegliare identità e senso di appartenenza nelle genovesi genti.


da nave ricevo e pubblico

11 dicembre 2006

Da quando sono rientrato ho l’influenza, e sto aspettando pazientemente il febbrone.
L’influenza è così sgradevole, che non ti permette azioni elementari, come inserire una vhs e premere rec, e così resti lì, a bocca socchiusa, narici di catrame e occhi gonfi, ad osservare cose importanti, senza registrarle. Infatti l’altro ieri, a geo&geo hanno passato un documentario spaventoso sulle mucillaggini. In particolare una mucillaggine che si nutre di altri funghi (ma non solo), avanzando tra le rocce con un ritmo pulsante, e alimentando le zone + remote di se stessa, improvvisando arterie mostruose e capillari schifosi per distribuire il nutrimento digerito. Poi la mucillaggine, una volta messa alle strette dalla mancanza di cibo o dalla temperatura, migra dal regno animale a quello vegetale, creando tanti piccoli ramoscelli con delle pseudo bacche alle estremità. Le bacche esplodo al minimo contatto, rilasciando spore assassine, che, come incontrano una superficie umida, danno vita a miliardi di organismi monocellulari autoreplicanti ed aggressivi, che consumano ogni cosa, e si aggregano in una forma organizzata (senza per questo perdere l’autonomia del singolo) simile ad un lumacone nero come il nazismo che fagogita tutto ciò che contiene vita, fino a generare una nuova mucillaggine mostruosa. Tutto il documentario era in stop motion,coi suoni della fantascienza che piace a noi, e ricco di ipotesi terrificanti circa il potere distruttivo della mucillaggine, qual’ora guadagnasse dimensioni considerevoli. Ecco, questo era un documentario che dovevi vedere, e pure registrare. Io non l’ho registrato perché quando ho l’influenza, le cose sono anche meno interessanti. Ora cerco lo zerinol e torno a letto.
Ciao
Lorè


sempre più disgustato

3 ottobre 2006

inaspettata, giunge in redazione la mail del giovane marco, che cerca e trova in noi validi alleati nel disprezzo verso giordano bruno guerri. pubblichiamo per conoscenza di tutti.

Salve, ho letto sul tuo sito delle considerazioni datate, risalenti al 2003, ma ho deciso di scriverti, perchè preso dall’insonnia, stanotte mi ero lasciato all’idea di cercare qualcosa riguardante tale g.b.guerri. Il tutto nasce da una profonda pena verso costui, nascente proprio dal mio amore verso il carmelo nazionale , nonostante la mia giovane età e soprattutto nonostante quest’italietta mediocre che ha dimostrato sempre di non meritarsi quel genio e lo dimostra tutt’ora oscurandone l’opera e disoccupandosene anche quando decide di occuparsene. Vedi cofanetto Nostra signora , dove vi fu questo febbraio un errore di montaggio, di cui nessuno si accorse in tempo, prima dell’uscita, nessun studioso, nemmeno l’asincrono ghezzi a cui pure un beniano deve tanto. Ebbene si, lo dico con orgoglio me ne accorsi io, avendo il cervello saturo dei fotogrammi di nostra signora. Lo dico con orgoglio questo e lo sento davvero, perchè non avrei sopportato che quel capolavoro fosse ridato alla luce in un modo diverso da come l’aveva concepito nel ’68 CB, non si poteva davvero. Ritornando al nocciolo della mail, son davvero d’accordo con te, nessuno è più idiota di tal guerri, le domande a carmelo lo testimoniano, il parlare senza sapere i fatti, ebbene carmelo cercò di salvarli, invitandoli a disinformarsi, ma i “fatti” non lo capirono mai e via con le domande insignificanti. Dal lei è fascista, alla domanda sulle pretese di carmelo di esser senatore a vita. Chissà se tali idioti avranno capito finalmente, se gli è “entrato in culo” come disse carmelo, che la madonna a cui apparì fosse la piazza di Bologna, chissà … forse nemmeno vedendo il miracolo, dato che il documento video dell’accaduto è stato ritrovato fortunosamente, e io dico, tali perle devono essere ritrovate? E’ patrimonio della cultura…mah,sono sempre più disgustato.


ONQ vs. MIL

7 marzo 2005

Non appena giunta in redazione la segnalazione del sito del movimento indipendentista ligure, al Povittero non abbiamo potuto fare a meno di saggiare la pasta di cui sono fatti questi genovesi inviando loro il vecchio post del Flauto Mauto intitolato “raza odiada”, completo dei commenti che suscitò nei lettori. Un breve scambio epistolare con il segretario del MIL Franco Bampi (ex leghista e forzista deluso, di cui possiamo vedere foto, curriculum e un divertentissimo curriculum politico sul suo sito personale), ha messo in luce una volta per tutte l’incompatibilità di fondo tra l’indipendentismo ligure e quello luneziano. Nel consueto stile del Povittero, riportiamo per intero e senza commenti il carteggio.

sperando che possa suscitare interesse e dibattito da parte vostra, allego una pagina di un mio vecchio weblog, nella quale difendevo l’ipotesi dell’indipendenza della lunezia. sono seguite un gran numero di reazioni da parte dei lettori (pro e contro), segno che l’argomento è molto sentito anche dalle nostre parti. anche i contributi dei lettori sono leggibili sul file che vi allego.
credo di essere un buon esempio di spezzino “anti-ligure”, come li definite sul vostro sito, a mio giudizio troppo genova-centrico: non si fa mai cenno all’esistenza della questione luneziana ed ogni articolo si riferisce esclusivamente a genova, dovreste chiedere l’indipendenza di genova, a questo punto!
quanto a la spezia, sento ancora forti i legami antichissimi con le genti apuane ed appenniniche, escluse dal vostro disegno indipendentista che rivendica la paternità di territori dell’alessandrino per genova ed ignora completamente il problema spezzino, accontentandosi degli assurdi confini attuali!

un saluto apuano,

Ubaldo Cozzani

Caro Ubaldo,
leggerò l’allegato, ma fammi rispondere subito e a caldo. Il Mil è interessato a TUTTA la Liguria e zone limitrofe. Si è occupato della Spezia

Fai clic per accedere a 050301.pdf


http://www.mil2002.org/htm/cs0064.htm e ha proposto una “Repubblica mediterranea” che alle quattro province liguri aggreghi le sei province limitrofe

Fai clic per accedere a 040211_2.pdf


Certo, siamo più attivi a Genova che in altre parti e, per questo, parliamo più di Genova. Vuoi occuparti tu della Spezia e della Lunezia a nome del Mil? Sei il benvenuto! Però se le tue parole fossero solo parole di lamento allora, pur facendoci piacere il fatto che ci hai scritto, dovremmo prendere atto che non servono a costruire. Il Mil vuole che tutta la Liguria, da Ventimiglia a Spezia, e tutti i territori che vogliono costruire assieme il benessere della nostra terra possano trovare, nei diritti internazionali che la Liguria (non la SOLA Genova!) possiede di poter ritornare indipendente, lo strumento per poter contare, pur piccoli, nel mondo.
E’ un obiettivo ambizioso? un sogno? Noi ci crediamo e ci diamo da fare senza discriminazione alcuna. Ci aspettiamo che tu voglia contribuire a questo grande progetto di tutti i liguri.

Con grande simpatia.

Franco Bampi

gentile sig.bampi,

ho letto il materiale di cui mi ha fornito i link, ma sono costretto a restare sulle mie posizioni: il volantino “dedicato” alla spezia è semplicemente un volantino generico sul mil, con il nome della città cambiato, sono certo che un volantino per imperia sarebbe identico; la candidatura di giorgio pagano a presidente della regione mi fa saltare sulla sedia, perché a spezia lo conosciamo bene, e l’idea della repubblica mediterranea mi perplime allo stesso modo: il disegno della lunezia è incompatibile con la visione del mil per diverse ragioni:

1) il mil considera il mare come risorsa principale della liguria, l’indipendentismo luneziano punta invece all’entroterra.
2) la visione economica del mil è il moderno capitalismo liberista, quella dell’indipendentismo luneziano è l’economia preistorica (primario, sussistenza, baratto)
3) il centro del disegno del mil è genova, l’indipendentismo luneziano non prevede un centro.
4) la visione di spezia all’interno del disegno del mil è accessoria e periferica, spezia resterebbe quello che è sempre stata, una propaggine di qualcos’altro; l’indipendentismo luneziano è autistico e ripiegato su se stesso, non riconosce un centro o una periferia ma solo il sé.
5) l’idea della repubblica mediterranea è completamente aliena alla gente di montagna (garfagnini, apuani, lunigiani, valdivaresi), che sono invece il destinatario principale del progetto luneziano.
6) il mil si basa sugli attuali confini delle varie provincie, il territorio della lunezia non seguirebbe invece nessuno degli attuali confini delle provincie che ne farebbero parte (in questo senso il mil rispetta le divisioni assolutamente arbitrarie imposte dallo stato italiano, che sono la principale ragione del movimento luneziano, il cui territorio è diviso non solo tra più provincie, ma tra 3 diverse regioni!).
7) il mil è un movimento indipendentista, la lunezia è un movimento isolazionista

il file che le ho inviato ieri è pieno di razzismo, violenza verbale e semplicismo “da stadio”, ma gli umori dell’uomo della strada sono la materia prima principale di ogni azione politica, e vanno tenuti in conto se si punta ad un minimo di consenso. le posizioni sono chiare: i filo-liguri guardano a genova, e sono soddisfatti dello stato attuale delle cose, i “luneziani” guardano solo a sé, e ribadiscono continuamente la loro non appartenenza ad un centro e la loro diversità dai vicini. per questo la strada della “divisione sotto la stessa bandiera”, che emerge da quel dibattito, anziché l’unione proposta dal mil, è l’unica strada percorribile.

saluti,

u.c.

Caro Ubaldo,
è evidente che lei può pensare tutto quello che crede sul Mil. Anzi, talvolta è una forma di conforto convincersi che altri non la pensano come noi, o meglio che altri non possono pensarla come noi. Quindi in premessa le confermo la mia piena solidarietà.
Detto questo, noto che lei ascrive al Mil cose che il Mil non pensa e non sostiene. Ad esempio il Mil è un grande e tenace sostenitore della rivalorizzazione dell’entroterra. Così come il Mil ritiene che le varie comunità debbano trovare forme proprie di governo, non imposte da alcun “centro” o da Genova.

Fai clic per accedere a 020628.pdf


Certo è che noi del Mil non siamo nostalgici: siamo uomini del XXI secolo. E forse l’economia preistorica potrebbe aver perso attualità e l’isolazionismo non essere la scelta vincente nel mondo, volenti o nolenti, globalizzato.
Comunque sia, una cosa è certa: chi possiede il diritto internazionale di poter ritornare indipendente è la Liguria (e per noi del Mil i confini sono quelli del 1814, non certo quelli odierni, anche se per ora non vogliamo aprire questo fronte, ché complicherebbe solo le cose)
http://www.francobampi.it/liguria/rattazzi.htm
La Lunezia, invece, non dispone di alcun diritto specifico, oltre a quello generico dell’autodeterminazione dei popoli.
Concludo dicendo che il Mil vuole il riscatto dei popoli e non la loro oppressione: è democratico, pacifico, solidale e non violento. Se ritiene che le cose dette siano lontane dal suo pensiero “luneziano” poco male: abbia la nostra piena simpatia. Se pensa che il Mil possa contribuire a un progetto politico in cui contano i popoli e le comunità e se ritiene di potersi/volersi impegnare personalmente ci contatti: i nostri numeri di cellulare sono su moltissimi volantini: ad esempio su questo
http://www.mil2002.org/volantini/050227.pdf

Cordialmente.
Franco Bampi


gli inganni del demonio

15 dicembre 2004

E’ GIUNTA IN REDAZIONE UNA RISPOSTA DELL’AMICO STEFANO DI ROMA ALLA LETTERA APERTA DI FRANCA PASSONI DA NOI RICEVUTA E RIPUBBLICATA QUALCHE TEMPO FA COL TITOLO “POVERTA’ UMANA”. IMPOSSIBILITATO A CONTATTARE FRANCA PASSONI, IL POVITTERO SPERA DI RENDERE UN BUON SERVIZIO PUBBLICANDO ANCHE QUESTO INTERVENTO NELLA SPERANZA CHE ESSO POSSA COSI’ GIUNGERE AGLI OCCHI DELLA DIRETTA INTERESSATA. FATECI SAPERE.

vorrei inviare questa email a franca passoni e` possibile?

quanta cattiveria c`e` nel tuo cuore e quanti inganni il demonio ti ha fatto….
ho letto la tua storia e ho notato una cosa, tu vedi le cose soltanto dal tuo punto di vista dal tuo ego dal tuo io.
non e` vero che il cammino ti separa dalla famiglia e da tutti quelli che non stanno nel cammino stesso, conosco tante coppie in cui uno dei due coniugi sta in comunita` e l`altro no, e i catechisti hanno sempre detto di amare e accettare il coniuge che non sta in comunita`. Il problema e` un altro che se nella vostra famiglia voi si siete opposti al cammino siete stati voi a escludere vostro fratello dalla famiglia, probabilmente lui si e` sentito messo da parte perche` neocatecumenale.
quanto al parroco sinceramente ne ho conosciuti di terribili sia nel cammino che non e questo solo perche` anche il prete e` un uomo e anche lui pecca. E se parla di peccati e` solo per una ragione, perche` voi vi convertiate, e il fatto che tu ti ritenga infondo una buona cristiana e poi discuti perche` tuo fratello vuole andare in un seminario a sydney ne e` la dimostrazione, che tutti siamo peccatori.
per quanto riguarda il seminario le cose funzionano cosi, vengono fatte delle chiamate per i seminari poi tutti quelli che si sono “alzati” per andare in un seminario vengono estratti e inviati in un qualsiasi seminario del mondo dove Dio vorra`(ammesso che tu creda che sia dio a dirigere il tutto o se metti in dubbio pure la chiamata vocazionale di tuo fratello)e solo se il ragazzo accetta viene inviato altrimenti puo chiedere un seminario piu vicino e ti assicuro che gli verra` dato.E cosi e` stato per tuo fratello che ha deciso di sua spontanea volonta` di partire ricordando forse le parole di Gesu “chi non rinnega suo padre e sua madre e non prende la sua croce non puo` seguirmi”(piu` o meno non ricordo la frase esatta). quando parli poi dell` Arcivescovo e delle “offerte molto consistenti” mi fai pensare che il termine indemoniata(non nel senso dellesorcista ma semplicemente che ascolti il demonio e non piu la voce di gesu`)forse non era cosi scandaloso. Ti ricordo che e` stato il papa stesso a difendere e promuovere sempre il cammino sensa mai presumo necessitare di offerte consistenti.
per quanto riguarda il fatto che ti hanno chiuso le porte in faccia anche questo ha una ragione.
come te stessa dici, partecipare ad un` eucarestia da esterno sensa la spiegazione dei segni che vengono usati puo sembrare strana o non so cosa per questo c`e` timore da parte dei fratelli delle comunita` a far entrare la gente da fuori. Poi vorrei tornare alla questione del violino dove si vede che il tuo cuore arrabiato e sofferente perche` ingannato dal demonio (forte sta frase parlo come un prete eh eh eh)ti fa vedere le cose in una maniera “perversa” io ho capito soltanto che tuo fratello durante un passaggio in cui si “testa” dove sta il tuo cuore se nei soldi, nei beni materiali o se in gesu` ha deciso di sua spontanea volonta` di vendere il violino(ti informo che il gesto e` fatto in segreto e che nessuno tanto meno i catechisti vengono a sapere cosa vendi o cosa dai e che nessuno ti viene a dire cosa devi dare)quindi non vedo niente di strano evidentemente tuo fratello ha visto che il suo cuore stava in quel violino.
per quanto riguarda i canti, quelli sono gusti personali ti ricordo soltanto che sono ammessi i canti kikiani e non, e che ogni congregazione o movimento ha i suoi canti.
Poi quando parli di famiglie distrutte dal cammino mi fai arrabiare perche la mia famiglia (mio padre e mia madre) e` stata risanata e ricostruita grazie al cammino neocatecumenale e non si puo generalizzare con superficialita` le cose.
Per quanto riguarda la tua conclusione, per il punto 1 gia ho risposto, per il punto 2 ti dico che non e` vero nella mia parrocchia c`e` il cammino di cui il parroco stesso fa parte c`e` comunione liberazione e ci sono gli scout. per quanto riguarda il fatto che secondo noi solo i neocatecumenali sono nella verita` e soltanto loro si convertiranno e` una bugia al quale ti prego di non credere, anche se non posso convincerti con prove, ti posso assicurare che per quanto mi riguarda, io in prima persona non lo credo.(e` interessante come prima dici che pretichiamo una visione della vita pessimista calvinista in cui si risalta il peccato, e poi dici che ci riteniamo gli unici veri cristiani). Poi ti ripeto che quello di disprezzare chi e` fuori e` una menzogna mio padre gia sposato con mia madre, rimase per lunghi anni fuori dal camminno mentre mia madre ne faceva parte e quello che ha spinto mio padre ad entrare e` stato l`amore che ha visto nei suoi confronti dal cammino neocatecumenale)
Per il punto 3 mai nessuno parla di conversione ad un` altra religione ma conversione al cristianesimo(penso che sarai daccordo con me che nessuno e` sensa peccato e che dobbiamo convertirci tutti). Poi trovo fuori luogo la parola “adepto” ma vabbe`….
poi se tuo fratello non ti chiamava sorella era forse perche` non si sentiva amato e compreso da voi(anche se io sinceramente non chiamo mai “sorella” mia sorella ma la chiamo per nome perche` cosi tutti fanno). Per qunto riguarda l` obbedienza al capo come dici te e` un atto di fede che se dio vorra` forse un giorno capirai.
Se poi nel cammino c`e` un capo che e` kiko, e` perche lui stesso e` stato il fondatore(in tutti i movimenti della chiesa c`e` un “capo”)anche se ti dimentichi che i super capi “devono essere sempre accompagnati da una donna e un prete appunto perche` non ci sia un solo “capo”.
Bene io ho finito, ho deciso di risponderti perche` nella mia vita il cammino mi ha dato tante gioie, e mi ha rattristato vedere come tu sia stata ingannata dal tuo “io” e come tu abbia vissuto questa esperienza del cammino neocatecumenale che a me invece ha datato tanta felicita`.
ti saluto dicendoti che per qualunque spiegazione o chiarimento o discussione sono pronto a farla.

ciao la pace

p.s.
tanto per la cronaca io sono stefano ho 20 anni di roma e il mio indirizzo email e` nonnosepich@hotmail.com


la stanza del figlio

8 dicembre 2004

TUTTI I MONGOLOIDI VENGONO DA ME
ovvero: come usare soulseek senza conoscere google e amazon

(20:33) [Gaslip] ciao
(20:33) [Gaslip] hola
(20:33) [Gaslip] hi
(20:33) [Gaslip] hello
[onq] ciao
(20:37) [Gaslip] io non parlo italiano veramente
[onq] ok
(20:37) [Gaslip] english?
[onq] ok
(20:37) [Gaslip] english?
[onq] ok
(20:38) [Gaslip] got some italian soundtracks
(20:38) [Gaslip] you
[onq] ?
(20:38) [Gaslip] I’m looking for an italian soundtrack
[onq] which one?
(20:39) [Gaslip] one from nicola piovani
[onq] all i have is in the 60 70 beat folder
(20:39) [Gaslip] la stanza del figlio by nani moretti
[onq] aaaah
[onq] ok
(20:39) [Gaslip] can you help me?
[onq] not really, but i think its quite easy to find
(20:40) [Gaslip] what title should I look for?
(20:40) [Gaslip] english or italian one?
[onq] just look for piovani
(20:41) [Gaslip] ok
(20:41) [Gaslip] what italian composer do you like?
(20:41) [Gaslip] cinema composer
[onq] well if you look in my folders you can guess quite easily
(20:42) [Gaslip] I know most of them
(20:42) [Gaslip] personally
[onq] are you in the cinema?
(20:43) [Gaslip] yeah
[onq] and can’t you find la stanza del figlio ost???
(20:43) [Gaslip] jajajaja
(20:43) [Gaslip] that’s amazing but true
[onq] well it was released both in italy and abroad
[onq] in italy it’s called “la stanza del figlio”, abroad it is called “son’s room”
[onq] i’m sure that someone ripped it
[onq] add it ion yr wishlist and soon or late it will show up
[onq] just add “stanza figlio”
(20:45) [Gaslip] ok
[onq] and “son’s room”
(20:45) [Gaslip] tks so much
[onq] and if you’re desperate
[onq] http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/B000069KEJ/102-5876278-5674559?v=glance
(20:46) [Gaslip] what’s that?
[onq] that’s the cd youre looking for
[onq] on amazon
(20:47) [Gaslip] I don’t understand
[onq] uhm i put it easy
[onq] you’re looking for music, right?
[onq] copy and paste it on explorer it’s a url!!!
(20:50) [Gaslip] I can’t copy
[onq] highlight text, press ctrl+c, go to explorer bar and press crtl+v
(20:53) [Gaslip] yeah, that’s correct
(20:54) [Gaslip] but it says there’s no adress for this chain
[onq] make sure it starts with http and finishes with glance
[onq] maybe you copied also the [onq] thing
(20:55) [Gaslip] ok, I found
(20:55) [Gaslip] oooooooooooohhhhhhhhhh
[onq] that’s the english version
(20:55) [Gaslip] the whole music
(20:55) [Gaslip] guaaaauuuuuuuuuuuuu
(20:55) [Gaslip] my favorite song
(20:55) [Gaslip] uaaaaaaaaaaaaaaa
[onq] well there’s only some seconds
(20:56) [Gaslip] yeah
(20:56) [Gaslip] but it works
(20:56) [Gaslip] tks so much
[onq] you might even ask a copy of the cd to piovani, next time you meet him


ancora paziente G sugli hood

5 ottobre 2004

Credevate di aver visto tutto con Sierpinski? il nuovo Epic 45, consigliatoci da StalinistaAnonimo (che ringraziamo), supera in spudoratezza ogni plagio degli Hood finora tentato. a ricordarci che solo loro possono raggiungere tali vette di autismo, gli stessi Hood danno avvisaglie del nuovo ep, nonché addirittura del nuovo disco, seminando outtakes delle nuove sessioni in split e compilation (di cui ci siamo già occupati sul flauto mauto). come di consueto riportiamo sul Povittero commenti e riflessioni in proposito dell’esperto Paziente G:

Mi auguro e in fondo credo che non sia questo lo spettro di ciò che ci aspetta dai prossimi dischi…in effetti è un inedito di una compilation e si confonderebbe tranquillamente nella compilation delle compilation tra i vari pezzi. Riconosciamolo francamente, tuttavia: l’AUTISMO NON MANCA. La sensazione è che tentano di essere ammiccanti, ma è pur sempre l’autismo a dominare e alla fine l’autismo ci farà piacere tutto quello che fanno, anche se ci vorrà del tempo. Dicevo, tentano di essere ammiccanti, un po’ come quel cialtrone di robinpropersceppard, ma -appunto come lui- non si rendono conto di quanto siano autistici. Se avevamo – ma non l’avevamo – il timore che smettessero di fare musica autistica, siamo rassicurati. Sono l’autismo. Si può dire di un pezzo o di un disco autistico solo che è autistico, non che sia bello o brutto. Ed è questa la ragione per la quale questi pezzi di merda degli hood continueranno -lo so- a fare dischi che mi piacciono. Non è il caso di questo pezzo, vera è propria z-side, ma vedrai che il disco si reggerà sul nulla dell’autismo come al solito…e ci costringerà a farcelo piacere. però quelle cazzo di chitarrine sdolcinate gliele chiaverei in faccia […] I due pezzi insieme, peraltro, nella loro mancanza di elettronica rimandano indubbiamente a un periodo pre-cold house/home is where it hurts. E questo non dispiace. Sarebbe in questo caso una involzione positiva – e qui pongo un quesito: sarebbe nondimeno la prima involuzione, ancorché positiva, degli hood? Ma a questo punto mi viene da chiedere un’altra cosa: e se questi due pezzi non elettronici fossero finiti nelle uscite collaterali (compilation, split…) perché non possono trovare posto nel nuovo lp, intriso di elettronica e pop giovane indietronico alla neon golden dei poveri/autistici? Altra osservazione: è possibile che gli hood facciano uscire il doppio 7″ il 2 novembre e il vero e proprio lp con l’anno nuovo, perché non sapevano come mettere in un unico disco due linee eterogenee (soprattutto dopo le critiche di qualcuno alla scelta di i can’t find my brittle youth in cold house), sì che hanno deciso di fare due uscite completamente diverse e quasi simultanee? Naturalmente il sospetto è che pezzi dell’involuzione finiscano nel doppio 7” e pezzi della naturale evoluzione trendy indietronica scopafanciulle finisca nel vero e proprio lp.


povertà umana

1 ottobre 2004

DA ALTERINFO RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Da: “franca passoni”

A: alterinfo@yahoo.com

Oggetto: testimonianza di Anna e Franca Passoni

Data: 27 Jun 2003

Spett. team di alterinfo,

da tempo ho pensato di scrivere in dettaglio la testimonianza della mia famiglia a fronte della partenza di mio fratello. Mia sorella ed io abbiamo riflettuto, ricostruito ricordi, sensazioni e finalmente abbiamo predisposto questo documento. Potete pubblicare interamente la testimonianza, con nomi e cognomi senza timore perchè ciò che vi è scritto è soltanto una cronistoria puntuale e dunque non temiamo più nulla. Nella speranza che possa servire non tanto a mio fratello, bensì magari ad altri…..

ringraziandovi in anticipo

Franca

========================

Testimonianza di Franca Passoni

La Spezia 1 Maggio 2003

Da tempo mi ero promessa di scrivere quanto era successo a me e alla mia famiglia così colpita nell’intimo dal movimento neocatecumenale. Il mio cervello ha registrato sensazioni, parole, fatti, immagini che ora hanno urgente bisogno di una struttura e di una collocazione.

La mia storia inizia con un evento apparentemente senza importanza: l’arrivo di un nuovo parroco nella nostra parrocchia ovvero la Parrocchia della S. Famiglia della Spezia. La mia famiglia, attiva e partecipativa alla vita della Parrocchia, accolse all’epoca il nuovo parroco con grande entusiasmo anche perché tale posizione era rimasta vacante per un po’ di tempo e ciò non poteva che nuocere ad una parrocchia che, al tempo, era considerata una tra le più grandi e popolose di anime della città. Io ero iscritta all’Azione Cattolica, mia nonna Marta frequentava la S. Vincenzo, mia madre partecipava da sempre alla messa domenicale, insomma sicuramente potevamo definirci non soltanto una famiglia “cattolica in senso tradizionale” (cattolici della domenica), ma anche una famiglia praticante. Ricordo molto bene gli insegnamenti di mia madre e mia nonna che non permettevano a nessuno di noi di addormentarsi senza prima aver recitato le preghiere della sera, ricordo le novene in preparazione del Santo Natale durante il periodo dell’avvento, ricordo le celebrazioni quotidiane e il Rosario durante il mese mariano, ricordo la chiesa stipata di bambini come me che occupavano le prime panche, ricordo l’oratorio che rappresentava una valida alternativa, sul modello salesiano, alla strada sempre temibile e pericolosa nei quartieri popolari. E poi ancora ricordo le piccole suore della Sacra Famiglia e la loro operosità, il loro modo sapiente di trattarci. Poi……..poi è arrivato don Devoto e tutto è cambiato. Sono spariti i bambini dalle prime panche, il movimento dell’Azione Cattolica è stato disintegrato nella mia parrocchia, l’oratorio si è svuotato, le stesse Piccole Suore della Sacra Famiglia avevano difficoltà a fare catechismo (non erano ben viste dal Parroco) Ricordo le sue prediche che comunicavano e comunicano tuttora, una sensazione di morte e disperazione, una visione pessimistica e tetra dell’uomo, oserei dire quasi calvinista, un continuo e martellante richiamo ai peccati a sfondo sessuale. Tutti noi uscivamo da messa con una sensazione di infelicità nuova: era così diverso. Un giorno andai a confessarmi da Don Devoto, avevo soltanto sedici anni e fu una esperienza terribile. Dapprima mi limitai ad elencare i mie peccati, poi subii un vero e proprio interrogatorio, una raffica di domande minuziose e dettagliate sulle mie esperienze sessuali, su quello che facevo e non facevo con il mio fidanzato di allora. Rimasi sconvolta anche perché di alcune cose non conoscevo l’esistenza. Fu proprio in quel periodo che iniziai per la prima volta nella mia vita ad udire il termine “neocatecumenale”. Nella mia parrocchia iniziarono ad insediarsi stabilmente le prime comunità, i primi cicli di annuncio “catechesi per adulti”. Alcune volte durante la messa domenicale intervenivano i catechisti di Pontemoli che invitavano a partecipare alle Catechesi serali. Il kerigma cadde nel vuoto per me e mia sorella Anna, profondamente disturbate dalla figura di Don Devoto così “ambigua”, ma fu accolto da mio fratello Pierluigi, il più piccolo, il più puro, soprannominato per il suo sorriso “sorriso francescano”. Al tempo aveva soltanto quindici anni e un carattere sicuramente timido e introverso. Mia madre di fronte alla garanzia parrocchiale non si oppose alla scelta di Pierluigi e permise al figlio di frequentare il “catechismo” con gioia. Proprio a questo punto si consumò il primo inganno che viene tutt’oggi perpetrato dalle comunità neocatecumenali: nessuno disse a mia madre che le catechesi per adulti a cui Pierluigi partecipava, non erano incontri di catechismo “tradizionale”, bensì il cammino neocatecumenale. E’ possibile che, ancora oggi, dato che lo statuto neocatecumenale approvato permette di entrare nel cammino all’età di tredici anni, le madri non possano decidere con coscienza per i propri figli perché continuamente ingannate sull’identità reale di questi incontri di catechismo? Possibile che ad oggi qualsiasi movimento e, quando dico qualsiasi intendo spaziare dall’ Azione Cattolica, ai focolarini, agli scout, persino se vogliamo osare, ai comitati marxisti – leninisti, permette di essere identificato e inquadrato, tranne il movimento neocatecumenale di Kiko che, ad oggi, recluta adepti celando la sua identità?? Ancora oggi quando passo davanti alla parrocchia di Romito Magra qui a La Spezia e vedo lo striscione di grandezza spropositata sopra la porta della Chiesa con scritto “CATECHESI PER ADULTI OGNI LUNEDì E GIOVEDI’ ORE 21.00” provo una stretta al cuore, perché penso alle mamme che mandano i figli a catechismo, magari con serenità e gioia perché evitano le discoteche, non sapendo che i figli entreranno nel movimento neocatecumenale.

Ma ahimè, andiamo avanti con la cronistoria perché c’è ancora molta strada.

Nella mia famiglia sia io che i miei fratelli abbiamo studiato musica. La mamma mandava tutti e tre a lezioni private successivamente, quando avevamo preparato un esame, lo sostenevamo ad un conservatorio di stato. Io ho studiato il pianoforte, mio fratello Pierluigi ha studiato il violino e mia sorella Anna il canto. La chiave di volta della storia fu proprio il violino di Pierluigi. Già perché mia mamma aveva appena acquistato un “buon violino” affinché lui potesse “suonare meglio” ed esercitarsi. Pierluigi era entusiasta, l’aveva scelto, aveva il suono che a lui piaceva, era bello…insomma era il suo violino e lui stesso ne era profondamente orgoglioso. Ma un giorno venne a casa dalla catechesi e ci comunicò senza troppe spiegazioni che non avrebbe più suonato quel violino, anzi che l’avrebbe venduto e il ricavato l’avrebbe devoluto ai “poveri” (cioè ai poveri della comunità neocatecumenale). Al tempo non sapevamo che aveva appena fatto il “secondo passaggio” in comunità e che gli avevano chiesto di staccarsi dagli idoli terreni e versare per la prima volta la decima. Ma quali idoli aveva mio fratello???? Soltanto il suo violino naturalmente, quel piccolo pezzo di legno che, se suonato con amore e passione, esprime una musica meravigliosa.

Ho riflettuto molto sul rapporto Musica e Neocatecumenali e l’ho fatto con un minimo di cognizione di causa. La musica è espressione di stati d’animo di vario tipo, ma soprattutto è l’espressione poetica di un uomo pieno di sentimenti, passioni, ardore, tutti elementi decisamente incompatibili con l’automatismo e l’omogeneizzazione degli aderenti al movimento, all’interno del quale, fra l’altro, sono permessi solo i canti kikiani. Ma, lasciatemelo dire…..tali canti, caratterizzati da ritmi ripetitivi ed ossessivi volti solo a guidare gli stati emozionali collettivi, fanno proprio pena di fronte alla celestialità del gregoriano, alla perfezione delle cantate di Bach, alla tragicità del Requiem di Mozart, all’estasi provocata dall’Ave Maria di Verdi. La musica è prima di tutto libertà di pensiero, libertà di spazio. Per cui caro signor Kiko la prego di evitare di fare il tuttologo (teologo, pittore, musicista…) perché sicuramente almeno per ciò che riguarda la musica, la sua non mi sembra degna di menzione.

Mia madre, di fronte alla comunicazione di mio fratello di non voler più suonare il violino, si rese conto di essere di fronte a qualcosa di strano e di oscuro….a poco a poco il comportamento di mio fratello era cambiato, in famiglia era assente e sembrava ansioso di partecipare solo alle catechesi. Al tempo aveva diciannove anni e mia madre decise di proibirgli la partecipazione al movimento neocatecumenale. Nella nostra completa ignoranza imputammo la stranezza dei suoi comportamenti non tanto alla validità del movimento neocatecumenale, quanto all’ambiguità che caratterizzava il personaggio ovvero don Devoto. Mio fratello scappò di casa e si recò ugualmente alla consueta ed eterna riunione serale. Fu allora che decisi di partecipare di mia spontanea volontà ad una celebrazione neocatecumenale per verificare di persona cosa facessero a porte chiuse. Naturalmente non conoscevo nulla del movimento, dei passaggi e mi fecero vedere ciò che faceva loro comodo, ovverosia una messa strana e particolare con i loro canti, con una strana disposizione della chiesa ma nulla di più. Oggi chiederei di assistere agli scrutini, ai passaggi, alle azioni di violenza morale perpetrate dai catechisti, che violano le coscienze.

Nella mia famiglia si era verificato uno strappo insormontabile, tutti i giorni a tavola erano urla e pianti, regnava la più totale incomunicabilità. Don Devoto si era permesso di accusare mia madre dal pulpito citando “……queste madri che impediscono ai figli di partecipare alle catechesi”. Per la prima volta nella mia vita ho sentito parlare in modo trionfale da don Devoto di odio evangelico ovvero “…….se tua madre ti ostacola odiala”. E mia madre piangeva, piangeva e piangeva.

Il seguito fu colpa mia. Fui io artefice del famoso “compromesso storico” tra mia madre e mio fratello. Avendo saputo che anche a Pisa, città dove frequentavamo tutti e tre l’università, c’erano le comunità neocatecumenali, non conoscendo nulla del movimento neocatecumenale, proposi a mia madre e a mio fratello la soluzione: lasciare la parrocchia della S. Famiglia con quel parroco così ambiguo e frequentare la comunità neocatecumenale di S. Nicola dove speravo non ci fossero personaggi così strani come don Devoto. Ahimè come sono stata stupida…….avrei dovuto studiare prima e documentarmi……ecco la mia colpa e il mio peccato.

Così Pierluigi iniziò a frequentare la parrocchia di S. Nicola a Pisa e la sesta comunità neocatecumenale di S. Nicola. Non si presentava quasi mai a casa, perché gli impegni del cammino neocatecumenale sono tanti: celebrazioni del sabato sera, convivenze, pellegrinaggi, celebrazioni pasquali e particolari. Mia sorella Anna ed io tornavamo venerdì sera a La Spezia, lui no, perché c’era la celebrazione del sabato sera. Si presentava stanco ed assonnato domenica a pranzo (quando non c’era sciopero dei treni) e ripartiva lunedì se tutto andava bene. Non bisogna infatti dimenticarsi che, spesso, a causa delle molteplici convivenze, che si svolgevano durante i fine settimana magari a Forte dei Marmi o a Chiavari in alberghi di lusso (anche perché chi conosce Forte dei Marmi sa che non ci sono alberghi da “poveracci”), mio fratello a casa non ci tornava proprio.

Con noi non parlava mai, si sedeva a tavola e taceva come fosse sempre sulle nuvole, per anni mia madre ha rinunciato a parlare e comunicare con suo figlio. Mai un gesto d’affetto da parte sua, mai l’interessamento per qualcuno che non fosse neocatecumenale.

Mio nonno all’età di novanta anni fu investito da una macchina e portato al S. Martino a Genova in coma. Stette in ospedale per più di un mese. Suo nipote Pierluigi non si recò a trovarlo perché c’era una convivenza neocatecumenale di mezzo e soltanto in seguito, dopo l’ennesimo predicozzo di mia madre, di mala voglia si recò in ospedale. Ma la cosa che più mi addolora era ed è la netta sensazione che a lui non importava niente di suo nonno o di noi perché noi non eravamo neocatecumenali. Solo i neocatecumenali per lui erano persone, gli altri soltanto bestie, animali, ma certamente non figli di Dio. Il suo atteggiamento era crudele, distaccato e indifferente, mi derideva per i miei sentimentalismi, dicendomi che risultavo patetica e melodrammatica. Lui dal canto suo non ha mai manifestato un gesto di affetto ed esternato un sentimento, soltanto freddezza, distacco e disprezzo.

La cosa è andata avanti per anni. Noi non abbiamo mai conosciuto “loro”, i neocatecumenali. Vedevamo mio fratello uscire spesso la sera a Pisa, sapevamo che andava in casa di persone, ma non sapevamo con chi o dove fosse.

Ha partecipato attivamente ai pellegrinaggi in terra Santa, all’incontro del papa con i giovani di Parigi, è stato a Toronto, ha trascorso un mese a Madrid con la scusa della tesi, ma in realtà anche là frequentava comunità neocatecumenali.

A luglio 2002 si è laureato in storia dell’arte. Ricordo il giorno della sua laurea come un incubo. Io ed Anna eravamo agitatissime. Era la prima volta che vedevo mio fratello vestito bene e con la cravatta.

I famigliari e gli amici erano presenti e attendevano il turno della laurea. Poi sono arrivati alcuni di “loro” ( i neocatecumenali) e si sono messi in disparte. Mio fratello appena li ha visti ha sorriso ed è andato subito verso di loro. Ricordo una signora bionda a cui mio fratello illustrava in dettaglio la tesi. Era così serio e compito che io e Anna pensammo che fosse la controrelatrice. Stette mezz’ora a spiegare la tesi. Anna incuriosita gli chiese chi fosse la signora e lui rispose che non era la controrelatrice, ma semplicemente una signora del cammino. Era incredibile! Con noi mai e poi mai avrebbe perso così tanto tempo a spiegarci la tesi. I neocatecumenali ci guardavano incuriositi, ma restavano in disparte. C’era una ragazza neocatecumenale con un bimbo piccolo. Non dimentico il particolare perché mio fratello si avvicinò al bambino e gli diede alcuni buffetti sulla guancia……….sia io che Anna rimanemmo sconcertate. Se fosse stato mio figlio non l’avrebbe mai fatto.

Ad agosto annunciò a mia mamma, che in quel momento si trovava nella casa di campagna per le vacanze estive, di voler prender parte ad alcune convivenze vocazionali. Questo voleva dire che stava prendendo in considerazione l’idea di entrare in seminario. L’idea non fu per noi uno shock per una serie di ragioni. In primis nella mia famiglia ci sono state altre vocazioni, in seguito anche perché la mia è una famiglia profondamente cattolica. Mia mamma all’idea di un eventuale ingresso in un seminario gli disse semplicemente “pensaci bene e poi fai quello che vuoi”. Io ed Anna commentammo soltanto dicendogli “cerca almeno di diventare cardinale con tutta la cultura e l’istruzione che hai ricevuto”.

Eppure percepivamo una strana sensazione: Pierluigi parlava sempre meno. Un giorno disse ad Anna che non sarebbe entrato in un seminario “normale”, ma in un seminario Redentoris Mater cioè un seminario “neocatecumenale”. Così iniziammo a navigare un po’ su internet per sapere di più di questa strana tipologia di seminari, mai sentita nominare. Anna scaricò, dalla rete, l’elenco dei seminari Redentoris Mater nel mondo, così scoprimmo che erano circa quaranta soltanto due dei quali in Italia (Roma e Macerata). Iniziammo a dire a Pierluigi di entrare in quello di Roma, perché sicuramente era più qualificante, e poi magari mamma ne approfittava per visitare Roma quando voleva farti visita. Ma lui taceva, taceva…..tutto era così strano e misterioso.

Un giorno disse che sarebbe andato lontano, molto lontano. Io ed Anna iniziammo a preoccuparci per i nostri genitori. Devo precisare che i miei genitori sono piuttosto anziani e non sono abituati a viaggiare, pertanto sono un po’ “inesperti” del mondo e per loro, già il seminario Redentoris Mater di Roma rappresentava una distanza insormontabile. Mia mamma all’età di quasi settanta anni non ha mai visto Roma.

Finalmente dopo un teatrino di insistenze pietose mio fratello ci comunicò la sua destinazione: il seminario Redentoris Mater di Sydney.

Non ci sono parole per descrivere la disperazione di mia madre di fronte a questa notizia. Ovviamente chiedemmo molteplici spiegazioni a nostro fratello ma fu come rimbalzare contro un muro di gomma.

Io non potevo crederci e continuavo a dirgli “ma perché non vai più vicino??? Se hai veramente la vocazione un posto vale un altro; fallo almeno per tua madre”. Quando lo guardavo vedevo che lui non provava niente, anzi era infastidito dal nostro dolore e dalla nostra disperazione.

Nel frattempo mia mamma gli disse di non presentarsi a casa durante il fine settimana, ma di starsene a Pisa (nella casa da studente pagata dai miei genitori) e di pensare e riflettere.

Io ed Anna eravamo sconvolte: ma come poteva pensare di infliggere gratuitamente un tale dolore ai nostri genitori? Come potevano loro così anziani sopportare 24 ore di aereo per vederlo, oppure affrontare l’ostacolo dell’inglese per chiamarlo al telefono, o ancora 12 ore di fuso orario?? Ma che senso aveva tutto ciò?? Dovevo fare qualcosa.

Iniziai a fare delle ricerche. E il mio primo strumento di partenza fu Internet. Tramite la rete ebbi modo di conoscere le testimonianze di Augusto Faustini (la tela del Ragno- Plagio psicologico nel cammino neocatecumenale) e di molte altre famiglie distrutte da questo virus che si insinua nella chiesa. Più studiavo e leggevo e più fatti, accadimenti e comportamenti che fino ad allora risultavano strani ed inspiegabili trovarono una giusta collocazione ed a poco a poco il puzzle prendeva forma e corpo. Per prima cosa studiai a memoria lo statuto da poco approvato, articolo per articolo, quindi lessi alcune parti dei testi scritti da Padre Enrico Zoffoli e rimasi sconvolta.

Ma ciò non era sufficiente: la mia formazione scolastica mi suggeriva di verificare di persona. Così decisi di cercare i potenti catechisti di mio fratello e di parlare con loro per vedere se fosse almeno possibile cambiare la destinazione frutto a quanto pare di uno strano sorteggio. Mio fratello si rifiutava di darmi il numero di telefono e i nomi dei catechisti.

L’unica possibilità era quella di andare di persona in S. Nicola il sabato sera e parlare con loro. Fu una tragedia. Io ero molto arrabbiata, ma ho imparato a mie spese ed amaramente che non esiste la benché minima possibilità di dialogo con il movimento neocatecumenale.

Giunsi alle nove meno un quarto sul retro della Chiesa di S. Nicola e intravidi la luce accesa. Bussai e si presentò alla porta un signore alto con la camicia blu. Chiesi di entrare, ma il signore mi rispose che c’era l’Eucarestia, che il prete non mi conosceva e che quindi non potevo entrare. Mi chiuse la porta in faccia. Eppure lo statuto Neocatecumenale dice chiaramente che l’Eucarestia è aperta a tutti i fedeli….. amaramente pensai, meno male che il Vangelo dice “Bussate e vi sarà aperto”.

Nel frattempo arrivò mio fratello e con lui ebbi la possibilità di assistere alla messa generale del sabato sera con tutte le comunità presenti. La celebrazione era diversa da quello tradizionali, ricordo alcuni particolari come il fatto che nessuno si inginocchiava all’Offertorio oppure la presenza del pane (non ostia ma pane vero e proprio con le sue bricioline) e del vino che venivano distribuiti il primo tramite vassoio, il secondo tramite una serie di panciuti calici fatti passare tra le persone. Tutti mi guardavano e la mia presenza era visibilmente sgradita. Io dal canto mio ero furente.

Alzai lo sguardo e vidi per la prima volta la Madonna di Kiko con il bambino e con le strane scritte, era la stessa immagine che Don Devoto aveva fatto riprodurre su una vetrata della nuova chiesa della Sacra Famiglia ristrutturata. Mi vennero i brividi.

Al termine della Messa mio fratello mi presentò all’equipe dei catechisti (sei in tutto). Iniziai chiedendo loro come mai, in qualità di catechisti, non avevano pensato di telefonare o far visita alla mia famiglia in un momento così delicato. Infatti devo dire che uno dei particolari che a tutt’oggi ancora mi colpisce è proprio quello del totale silenzio da parte del movimento neocatecumenale nei confronti della famiglia.

I catechisti erano molto disturbati dalla mia presenza. Ne ricordo in particolare due , Giovanni e Paola perché avevano seguito mia sorella e suo marito durante la preparazione al matrimonio in S. Nicola. Fu proprio Paola a dirmi che né io né mia madre amavamo Pierluigi. Ma chi era costei e con quale autorità si permetteva di giudicare la mia famiglia, la mia vita, mia madre? E dov’è il cristianesimo in tutto questo? Rimasi allibita, ma purtroppo la questione non finì: Giovanni mi chiese se ero sposata, io risposi di no. Mi chiese se fossi felice ed io risposi di si. “Bene –mi disse- allora tu sei indemoniata e devi andare da un esorcista a farti liberare”.

A parte la gravità della situazione se si pensa che queste parole sono uscite dalla bocca di un catechista che opera all’interno di una chiesa, la cosa che mi fece più male fu il ghigno malefico di mio fratello che aveva ascoltato tutto e che non disse niente. Non mi sarà certo facile perdonarlo per il suo silenzio di fronte ad una cosa così grave.

In sostanza da quello scontro imparai un postulato fondamentale: il dialogo con i neocatecumenali è praticamente impossibile. E’ in effetti impossibile parlare e confrontarsi con chi si ritiene un “giusto” ovvero l’”unto del Signore” e disprezza chi ha opinioni diverse. Il cristianesimo a mio avviso è una religione di tolleranza e rispetto. Quindi non c’è cristianesimo nel movimento neocatecumenale.

Rimasi molto turbata dalle parole del catechista Giovanni, ma non volevo arrendermi pertanto iniziai a bussare a mille porte chiedendo aiuto. A La Spezia mi recai da Don P.M. attualmente vicario di sua Eccellenza Mons. Bassano Staffieri. Andai da lui con un pacco di documenti relativi al cammino Neocatecumenale chiedendogli la sua opinione e soprattutto di avere un incontro con il vescovo. Lasciai la documentazione sopra l’inginocchiatoio e lui promise che ci avrebbe dato un occhiata. Alcuni giorni dopo tornai da lui e potei osservare che la documentazione era ancora lì nello stesso punto in cui l’avevo lasciata. Allora capii, che la mia presenza era sgradita. Ebbi modo di ascoltare le sue parole, tutte volte a minimizzare la situazione, a gettare acqua sul fuoco con un certo timore. Lasciai la chiesa con la strana e spiacevole sensazione di avere incontrato un sacerdote a cui non importava niente se non la carriera politica all’interno della gerarchia ecclesiastica. Indubbiamente i miei discorsi erano pericolosi e lo disturbavano nonostante non avesse risposte alle mie domande.

Nel mese di settembre 2002 io, mia madre e mia sorella Anna chiedemmo udienza al Vescovo Mons. Bassano Staffieri ed in questa sede Sua eccellenza sottolineò la ricchezza in termini di denaro delle comunità neocatecumenali e ci raccontò come nella precedente diocesi di Carpi all’interno della quale esercitava, ben tre ragazzi si fossero “alzati davanti a Kiko”. Ora i genitori abbienti i cui figli sarebbero dovuti partire per i Redentoris Mater si erano rivolti a lui affinché provasse a dissuaderli….. Continuava a ripetere “sa signora è molto difficile”. Citò anche le laute “offerte” che le comunità neocatecumenali elargivano ai sacerdoti…..naturalmente destinate ai poveri della parrocchia.

A questo punto si potrebbe fare una disquisizione sulla definizione “offerta”. L’offerta deve avere la caratteristica di “una tantum” altrimenti se si trasforma in una offerta fissa puntuale magari fatta all’interno di ciascun mese nello stesso giorno…..diventa una sorta di “stipendio”.

Mia madre, incartapecorita ebbe un guizzo di coraggio di fronte a Sua Eccellenza e gli disse che “Gesù era stato tradito e venduto per 30 denari e loro lo rivendevano oggi”. Lo disse piangendo con le lacrime agli occhi, con la disperazione nel cuore. Il vescovo, da buon politico rispose nell’unico modo in cui poteva rispondere: ovverosia con lo sguardo di commiserazione che si rivolge ad una persona instabile di mente. In sintesi ci consigliò di rivolgerci a sua Eccellenza l’Arcivescovo di Pisa Plotti, in quanto il fatto era avvenuto all’interno della diocesi di Pisa. Fu drammatico. Mia mamma tornò a casa dandosi della stupida perché non aveva tirato fuori un assegno da almeno dieci milioni. Non ci aveva pensato.

Quel venerdì quando mio fratello tornò da Pisa, erano passati circa dieci giorni da quando ci aveva comunicato la sua destinazione al seminario di Sydney per gennaio 2003, ci comunicò semplicemente che il lunedì successivo si sarebbe recato nel seminario Redentoris Mater di Lugano in attesa di partire per l’Australia, in modo tale da non perdere tempo ed affrontare subito il primo semestre di studi.

Mia madre iniziò con calma, con i suoi gesti lenti e penosi a preparare la valigia.

Eppure io non volevo arrendermi e chiamai domenica, il giorno prima della sua partenza, don Mario il parroco di S. Nicola a Pisa, chiedendo spiegazioni. Perché Lugano? Da dove era uscito fuori? E Perché questa fretta??

Alle ore 15.00 della stessa domenica tutta la famiglia si presentò alla porta del convento agostiniano di S. Nicola per ottenere delle risposte, tranne mio padre che era andato ad aiutare mio fratello a prendere le sue ultime cose nella casa da studente.

Iniziai chiedendo come mai nessuno avesse pensato al fatto che in questi mesi mio fratello avrebbe potuto recuperare un buon rapporto con la famiglia prima di partire per il seminario Redentoris Mater di Sydney nel mese di gennaio. Don Mario rispose che in effetti avevano pensato a questa opportunità, ma dubitavano che la cosa fosse possibile. Così ci disse che era stata vagliata l’ipotesi di affidare temporaneamente mio fratello ad una famiglia neocatecumenale di Roma. Successivamente il rettore del seminario Redentoris Mater di Lugano gli aveva offerto una soluzione alla cosa dicendo che c’era posto presso di loro. Io non potevo credere alle mie orecchie: “affidare mio fratello ad un’altra famiglia?!?!” Ma noi non siamo dei mostri! Avrei voluto gridare in quel momento, poi ho pensato a cosa doveva provare mia madre….non potevo neanche lontanamente immaginare.

Il giorno successivo due persone sconosciute sono arrivate da Pisa al casello autostradale di S. Stefano Magra e mio padre ha “consegnato loro” suo figlio. “Loro” lo hanno portato a Lugano.

Mio fratello partì per il seminario Redentoris Mater di Lugano senza lasciarci inizialmente un indirizzo o un recapito telefonico, e i primi due giorni ebbe la brillante idea di non chiamare casa neppure per avvisare dell’arrivo. Così mia mamma, come tutte le mamme passò la notte insonne temendo che fosse accaduto un incidente. Provavamo a telefonare al cellulare ma era sempre spento. Naturalmente le persone che accompagnarono mio fratello in seminario non pensarono minimamente di avvisarci. Non era certo di loro competenza.

Riguardo ai neocatecumenali una cosa che stupisce è la codificazione e la linea di demarcazione netta e precisa circa i loro comportamenti. I catechisti in tutta Italia dicono e fanno le stesse cose, nulla più né nulla meno. Per cui se non rientra nei compiti dei catechisti avere un contatto con le famiglie dei seminaristi, a loro non verrà mai in mente di averlo, anzi si meraviglieranno che qualcuno possa avanzare certe pretese. Considerato il fatto che mio fratello avrà per tutta la durata della sua vita un rapporto particolare con la sua comunità di origine che pagherà i suoi spostamenti e i suoi viaggi in giro per il mondo, quantomeno mi sembrerebbe normale poter vedere i loro volti.

Soltanto dopo due giorni dal suo arrivo a Lugano mio fratello chiamò dicendo che andava tutto bene e lasciò il numero del seminario a mia madre aggiungendo che non era permesso il cellulare in seminario e che era stato costretto a consegnarlo all’entrata.

Da allora lui personalmente ha chiamato tre o forse quattro volte, costringendo sempre mia mamma a cercarlo in seminario circa una volta alla settimana per assistere al solito rito di freddezza e di menefreghismo con risposte a monosillabi del tipo “si-no” a fronte di domande.

Mi recai anche da Don Devoto parroco della S. Famiglia che, ovviamente, aveva accolto la partenza di mio fratello come un trionfo personale. Nel suo delirio di onnipotenza continuava a millantare l’odio evangelico. Nonostante la porta della chiesa della Sacra Famiglia sia distante soltanto cinquanta metri dalla mia porta di casa non abbiamo mai ricevuto né lettere, né telefonate, né tanto meno visite. Noi, in quanto non neocatecumenali siamo carne da macello.

Nel mese di novembre scrissi una lettera all’arcivescovo Plotti su suggerimento di Mons. Bassano Staffieri chiedendogli di occuparsi della questione neocatecumenale di S. Nicola e di mio fratello. Alcuni giorni dopo mi recai in Piazza dell’Arcivescovado presso la curia dell’Arcidiocesi di Pisa nel giorno di mercoledì fissato per il ricevimento dei privati.

Ebbi modo soltanto di parlare con il vicario in quanto l’Arcivescovo si trovava ad una riunione della Conferenza Episcopale Italiana. Il vicario mi disse che l’arcivescovo aveva ricevuto la mia lettera e gli aveva accennato ad una situazione difficile a causa di un seminarista della Spezia. Tuttavia aggiunse che il vescovo era stato informato della vicenda e della partenza di mio fratello per il seminario Redentoris Mater di Lugano tramite la mia lettera. Questo smentisce chiaramente ciò che affermava don Mario parroco di S. Nicola che millantava una chiara conoscenza dell’Arcivescovo Plotti dell’intera situazione. Don Mario mi diceva “vieni con me dall’arcivescovo Plotti, ti accompagno io stesso, è a conoscenza di ogni cosa”.

E invece non era vero niente.

Devo comunque dire che neppure l’Arcivescovo Plotti ha degnato la mia famiglia di attenzione: mai una telefonata o un contatto, anzi …..un mio caro amico, frequentatore della parrocchia di S. Nicola in qualità di cristiano della domenica, mi ha raccontato che in occasione di una visita di Plotti in parrocchia, l’Arcivescovo si è esibito in un penoso e svilente atteggiamento reverenziale nei confronti delle comunità neocatecumenali presenti in S. Nicola. Devo desumere che le offerte siano molto consistenti.

L’organizzazione neocatecumenale è prima di tutto una organizzazione laica che si edifica su una struttura verticistica la cui sintesi ed acme è rappresentata dalla trilogia Kiko, Carmen e don Mario Pezzi, poco più sotto ci sono i catechisti nazionali e regionali e i responsabili delle comunità. I presbiteri e i vescovi ritengono di contare, ma in realtà non è così.

Ne posso dare una prova.

Lessi sulla testimonianza di Augusto Faustini ” La tela del Ragno-Plagio Psicologico nel cammino neocatecumenale” un nome preciso, indicato come persona laica molto potente, ovvero quello dell’avvocato Franco Voltaggio, un supercatechista, così decisi di contattarlo. Parlai con la moglie dell’avvocato che devo dire fu veramente gentile con me e si offerse di illustrare a Kiko la questione di mio fratello chiedendogli un trasferimento di destinazione. Chiesi alla signora di darmi anche i nomi dei responsabili di comunità di S. Nicola. Poco tempo dopo in una successiva telefonata mi comunicò, da Roma, che il responsabile della comunità di S. Nicola era il Sig Alessandro Guidotti e non il povero don Mario che continuava ad attribuirsi il titolo di unico responsabile in S. Nicola. Il giorno quattro gennaio 2003 telefonarono a casa di mia madre i catechisti regionali chiedendo di parlare con Pierluigi che nel frattempo si trovava in vacanza a casa e gli comunicarono che almeno fino a giugno non sarebbe più partito per l’Australia. La giustificazione era una questione di praticità visto che aveva iniziato l’anno accademico a Lugano presso l’Università di Teologia. Potere dei supercatechisti.

Il seminario redentoris Mater di Lugano è posto sotto la direzione del Vescovo di Lugano, ma quanto potere effettivo ha il vescovo nella decisione degli spostamenti tra un seminario e l’altro ovvero tra una diocesi e l’altra e magari tra un continente e l’altro? Nessuno, gli spostamenti vengono unicamente comunicati al vescovo che ne prende atto, anche perché sono decisi da un potere laico. Al Vescovo vengono destinate le famose Offerte che lo rendono felice ed ha inoltre la possibilità di gloriarsi delle numerose vocazioni che affollano i suoi seminari. Fa riflettere il fatto che nel seminario Redentoris Mater di Lugano ci sia soltanto un ragazzo di Lugano mentre tutti gli altri provengano da altri stati e da altri continenti. Tutto è frutto di un sorteggio che sfida la legge della frequenza e la statistica. Tutto ciò comporta e verte sul distacco dalla famiglia, elemento caratterizzante che implica un più facile controllo e dunque una dipendenza psicologica dal cammino neocatecumenale degli adepti più forte.

Il nome completo del seminario è quello di seminario diocesano missionario Redentoris Mater di Lugano. Diocesano significa che è posto formalmente sotto la direzione del vescovo della diocesi. Più complesso e curioso è l’aggettivo missionario. I futuri presbiteri avranno il compito di essere itineranti e diffondere non il cristianesimo bensì il movimento neocatecumenale di Kiko. Potranno essere missionari anche a Milano e a Roma o in qualsiasi altro posto dove non è ancora presente il movimento neocatecumenale. Risponderanno ai laici del cammino e quindi ai dirigenti che potranno spostarli per il mondo secondo le necessità.

Quale sarà il futuro di mio fratello??? Dovrà diffondere il cammino neocatecumenale, ovvero si circonderà di catechisti, avvierà il kerigma in qualche parrocchia, adescherà persone ignare che saranno ingannate dalla sua presenza in quanto riterranno di trovarsi di fronte ad un sacerdote “normale” ed entreranno nel movimento. Non ci sarà spazio per altri movimenti all’interno della sua parrocchia (no ai focolarini, ricostruttori, scout, rinnovamento dello spirito ecc). Le persone facenti parte del cammino inizieranno, a partire dal secondo passaggio, a versare la decima nel sacco nero dell’immondizia, tale decima confluirà nelle casse del cammino e verrà usata per sostenere i Redentoris Mater (che sforneranno i nuovi presbiteri compiacenti per il cammino), per i catechisti itineranti e per la Domus Galileae. Non dimentichiamoci poi delle offerte verso i sacerdoti e i vescovi non totalmente convinti della bontà del cammino neocatecumenale. Tante mamme come la mia piangeranno a causa del male prodotto da mio fratello. Tante famiglie verranno distrutte e lo malediranno.

Il giorno 7 Dicembre 2002 si è celebrato presso la parrocchia S. Giuseppe in Monza (Milano) il matrimonio di mia cugina. Mio fratello si trovava da circa 3 mesi nel seminario Redentoris Mater di Lugano e mia madre attendeva con impazienza quel giorno per poter vedere suo figlio. Sembrava certa la sua partecipazione al matrimonio, addirittura Pierluigi avrebbe dovuto raggiungere Monza con una macchina messa a disposizione dal Seminario stesso, distante soltanto una settantina di km.

Il giorno 5 Dicembre 2002 mio fratello telefonò a mio padre dicendo che il rettore del seminario Redentoris Mater di Lugano, Don Mario Trulio gli ordinava di non prendere parte al matrimonio; contestualmente contattò telefonicamente mia cugina Simona scusandosi per la sua assenza, e dicendo che il Rettore del Seminario gli aveva “consigliato” di non partecipare alla celebrazione in quanto sarebbe stato mandato a casa per le imminenti festività natalizie.

Per mia madre fu un dolore grandissimo: ne soffrì immensamente.

Decisi quindi di contattare Don Mario Trulio per chiedere almeno spiegazioni. Che cosa c’era di male nel prender parte ad un matrimonio per una giornata e nel fare felice una mamma?

La conversazione tra me e il rettore del Seminario Redentoris Mater di Lugano fu molto dura. Mi disse chiaramente che non era abituato a discutere le sue decisioni con nessuno, in quanto lui stesso, nella guida dei suoi Seminaristi era interprete della volontà di Dio. Cercai di insistere sulla partecipazione di mio fratello al matrimonio, soprattutto viste le condizioni di salute di mia madre. Ebbene le sue parole furono durissime: ribattè che di mia madre non gli importava niente e poi era stanco di sentire le lamentele di tutte “queste madri”. Già proprio così…”queste madri che poi non muoiono mai: vediamo quando e se morirà”.

Ero raggelata, scandalizzata, disgustata. Il rettore minacciò di “non farcelo più vedere se avessimo continuato con questo atteggiamento ostile e polemico”. Disse soltanto “…….sa ci sono seminaristi che non vanno a casa per anni e anni!” Al termine della conversazione mi “liquidò” passandomi una terza persona al telefono che doveva confermarmi la fretta di don Mario e dirmi che il rettore non aveva più tempo da perdere con me.

Ahimè non ho registrato la conversazione, spetterà agli altri credere alle mie parole.

Questa è la mia storia, la storia della mia famiglia buttata in tutta fretta sulla carta, perché non si può far finta di niente.

Io penso che per mio fratello sia molto difficile uscire con le sue sole forze da questa setta maledetta che si è insinuata in seno alla Chiesa con la compiacenza di molte persone potenti. Tuttavia la testimonianza della mia famiglia si unirà al coro ormai numeroso di coloro che hanno rilevato comportamenti e fatti inspiegabili in amici, conoscenti, e cari che partecipano al movimento neocatecumenale di Kiko

Mi sono domandata più volte come sia possibile che questo movimento si sia divulgato in così poco tempo (è nato da circa 30 anni in Spagna) in senso orizzontale, estendendo il suo potere in moltissimi stati, e in senso verticale ovvero andando a ricoprire, con i suoi uomini, posizioni di maggior potere.

Indubbiamente il fatto è riconducibile principalmente alla crisi della “parrocchia” e della Religione, ma non solo.

Il movimento Neocatecumenale si avvale di alcune peculiarità che sono proprie delle sette e che io stessa ho potuto constatare giorno per giorno nel comportamento di mio fratello:

1 Separazione con il mondo circostante e la famiglia

Chi appartiene al movimento neocatecumenale tende a rompere tutti i rapporti preesistenti con chiunque non sia neocatecumenale e concentra la propria affettività sui membri della comunità.

Così mio fratello, per anni è rimasto in uno stato di totale fastidio e indifferenza nei confronti delle vicende e dei problemi famigliari.

2 Esclusivismo

Solo gli adepti del cammino neocatecumenale sono nella verità e si salveranno, solo i neocatecumenali sono veri “cristiani”. Colpevole è chi non aderisce al movimento, ma soprattutto chi lo abbandona. I neocatecumenali sono guidati direttamente da Dio (Kiko). Mio fratello, come tutti i neocatecumenali si lasciava spesso sfuggire parole di derisione contro i Cristiani della domenica, contro gli altri movimenti come gli Scout o l’Azione Cattolica. Questo è l’atteggiamento proprio di chi si ritiene “giusto”. Furbescamente non sono così stupidi da fare ammissioni di questo tipo in pubblico. Ma chi ha convissuto con loro per 11 anni riesce a percepire queste sfumature.

3 Volontarietà

Chi aderisce al movimento lo fa tramite una scelta volontaria ovvero in risposta al Kerigma. L’ingresso assume la valenza di una vera e propria conversione e l’adepto si identifica totalmente con il movimento.

Mio fratello chiamava “fratello o sorella” gli altri membri del cammino (ad esempio sorella di comunità), ma non ha mai chiamato “sorella” Anna oppure me medesima. Solo all’interno della comunità si realizza la famiglia.

4 Obbedienza al capo

I neocatecumenali mantengono il più assoluto rispetto e la più assoluta obbedienza verso gli ordini dei catechisti, dei capi comunità e di Kiko posizionato al massimo vertice della complessa organizzazione. Il capo della Chiesa è il Papa, il capo del movimento neocatecumenale è Kiko “vita natural durante” (Art. 34 dello Statuto del cammino neocatecumenale”). Ecco dunque realizzarsi la Chiesa nella Chiesa di cui parlava nella sua lettera aperta all’Arcidiocesi di Catania l’Arcivescovo Luigi Bommarito.


limbo archivistico

25 giugno 2004

Sperando possa tornare utile ai nostri lettori, riportiamo uno scambio di opinioni tra onq e anal cunt (suoi gli interventi in corsivo) sull’archiviazione di discografie in mp3 su DVD

Vorrei ora farti una domanda di teoria dell’archiviazione: tu come backupperesti gli mp3 su dvd? Nota che io scarico solo dischi interi e ne ho già abbastanza da riempirne una dozzina, ma in che ordine? Ora ti illustro a cosa ho pensato:

1) alfabetico: compro 26 dvd-r, ad ognuno assegno una lettera dell’alfabeto e ci registro sopra gli mp3, quando uno finisce ne marco un altro A2, A3 ecc…

2) cronologico: dedico un dvd agli anni 70, uno agli anni 80 ecc, se ho molti titoli posso anche dividere in anni: uno per il 2003, uno per il 2004 ecc, in questo modo dischi diversi dello stesso gruppo si troverebbero su dvd diversi, ma ci sarebbe uniformità di epoca, e se mi va di ascoltare roba anni 70 non la vado a cercare tra i contemporanei.

3) di genere musicale: mi invento una specie di catalogazione dewey per la musica indie e li suddivido così: un dvd per i gruppi che usano la distorsione, uno per quelli che usano l’elettronica ecc… i limiti di questo metodo sono ovviamente le intersezioni tra generi.

4) ibrido: dedico dvd diversi ai generi che sono più a “compartimento stagno”, tipo cantautori italiani, intere discografie di uno stesso gruppo se sono particolarmente vaste, cose degli anni 60 ecc, poi il resto lo archivio in ordine alfabetico o con altri metodi.

L’alfabetico a prima vista sembrerebbe il metodo più pratico, ma bisogna anche pensare che a me non viene in mente “ora ascolto un gruppo con la N” ma magari ho vagamente un’idea di ascoltare cose degli anni 80, e in questo caso dovrei avere i duran duran e le compilation one shot 80 sullo stesso dvd, quindi sembrerebbe migliore una settorizzazione ad epoche o a generi, e comunque anche con l’ordine alfabetico, se per una lettera dovessi superare la lunghezza di un dvd, potrebbe darsi che, aggiungendo roba man mano che la scarico, il nuovo disco di un qualche gruppo longevo mi vada a finire su un diverso dvd rispetto a tutto il resto della sua discografia. Per questo pensavo di usare solo dvd riscrivibili, anche se costano di più, così da poter spostare, nell’eventualità, album da uno all’altro. Tu che hai la mente scientifica, cosa dici? in letteratura qualcuno si è già posto questo problema? Nota che io sto studiando proprio in questi giorni archivistica per un concorso da bibliotecario, ma non trovo la risposta neanche lì.

Uhh onq, mi chiedi poco.. premesso che io backupperei alla rinfusa, userei i dvd per pareggiare un tavolino e poi il bello non sarebbe sentire un disco ma cercarlo, la tua domanda non ha una soluzione semplice: archiviare un work in progress teoricamente senza fine, quale è lo scaricamento, è un’impresa che fa tremare i polsi. Allora, la gente che ha molti dati eterogenei di solito fa così: usa un programmino di indexing che si occupa di tenere traccia di dove va la roba, il programmino stesso masterizza tutto secondo un ordine che minimizzi lo spreco di spazio (quindi alla rinfusa per noi umani), tu etichetti i dischi con “1”,”2″ eccetera, e quando vuoi qualcosa fai una query al programmino che ti risponde “sta roba è nel disco y, directory x”, oppure direttamente clicchi sui file del database che il programmino ha generato e lui ti dice “inserisci il disco y” e ti fa usare/sentire/vedere il/i file che hai richiesto. Non dubito che tu possa stabilire una sorta di sottoordinamento, cioè farlo lavorare in modo che nel disco y ci sia più o meno la stessa roba. Ovviamente puoi aggiornare il database quando vuoi, aggiungendo o togliendo files, e lui fa tutto in automatico, richiedendoti eventualmente un supporto nuovo per scrivere i nuovi dati. Io simpatizzo per questa soluzione, ma io sono anche quello che per sentire una canzone, faccio partire un “cerca” sull’hd col nome della canzone come parametro. Se vuoi posso informarmi sui nomi dei programmi di indexing e sul loro uso (mai avuto il piacere di usarli), ma solo se davvero lo vuoi. Uno di essi cmq dovrebbe essere norton ghost, se hai voglia di dare un’occhiata. Nota che è quello che spesso si fa in biblioteca. Guarda la mazzini, per dire, che è la biblioteca più vecchia di spezia: hanno talmente tante acquisizioni, ormai, che aggiungono stanzette/scaffaletti più o meno a caso (sarebbe troppo oneroso riprogettare tutto l’ordinamento ogni tot anni), e suppliscono a questa mancanza di ordine proprio con l’indicizzazione: la locazione del libro è univoca, quindi, il bybliotecario (di sardelli) sa come arrivare al libro nuovo anche se è disposto in un posto assurdo nei sotterranei (forse non lo sai, ma la mazzini ha tipo 3 piani di sotterranei umidi e solitari – io prendevo le raccolte di “le scienze” del ’79, ed ho visto). Non ti andasse questa soluzione, ti consiglio l’ordinamento cronologico mischiato con l’ibrido: l’ordinamento di genere potrebbe finire per farti impazzire (non tanto per gli album che hai già, ma per quelli che dovrai inserire: le tassonomie si costruiscono a dati acquisiti); l’ordinamento ibrido te lo consiglo solo se hai cose “a compartimento stagno” molto grosse: una discografia di un autore prolifico/un genere fine a sé stesso ti occupano due dvd? Dedicaglieli e ciao. L’ordinamento alfabetico è pratico da realizzare ma estremamente scomodo da utilizzare; in effetti, è difficile che ti venga voglia di ascoltare solo gruppi che stanno vicini nell’alfabeto. C’è anche da considerare l’aspetto dell’inserimento. tu mi dici: ogni volta che inserisco un album nuovo, riformo l’ordinamento in modo che sia consistente, quale che sia il tipo di ordinamento stesso. Quindi uso supporti riscrivibili. Secondo me, alla lunga, ci vai a diventare scemo. Inserire una cosa in un dvd quasi pieno significa spostare della roba che già c’era in un altro dvd, e così via. Quando di supporti ne hai tanti, magari inserire tre o quattro album nuovi significa ripercuotere il cambiamento su una decina di dischi. E’ come se in biblioteca corressero a spostare gli scaffali ogni volta che acquisiscono una ventina di libri. Potrebbero farlo, ma non avrebbero tempo per restare aperti. Io sono più per l’idea degli snapshot: ora che hai l’hard disk gonfio, prendi la roba che hai ed ordinala intelligentemente sui supporti. Poi aspetta che l’hard disk sia di nuovo pieno e fai la stessa identica operazione: avrai due set di dischi che contengono, che so, anni ’80, uno fatto al primo “sgravarsi” dell’hard disk, uno fatto al secondo. Ciò necessiterà di una piccola indicizzazione (niente di incredibile, solo scrivere i nomi degli album sulla copertina), ma ti risparmierà un buon esaurimento nervoso.

Nella nostra conversazione sull’archiviazione di mp3 vengono fuori le nostre differenze: io sono quello ordinato nel dentro, tu sei l’informatico che mette le cose a cazzo e poi si aiuta col computer. In effetti nelle biblioteche i libri sono numerati con l’ordine di arrivo in archivio, e collocati in modo casuale o quasi (per dimensioni, ad esempio), poi si affida a cartoncini in schedari ordinati alfabeticamente per autore (o col computer, nelle biblio che ce l’hanno) il compito di andare a ritrovare la collocazione di un volume. Questo metodo è però buono per una visione A LUNGO TERMINE dell’archiviazione, è l’unico metodo che può andare avanti per decine di anni. Qui invece siamo davanti ad un metodo di archiviazione di dati che potrebbero subire un brusco arresto entro qualche mese (se dovessi disdire il contratto adsl per qualsiasi motivo, o se soulseek chiudesse o chissà che altro) o, inevitabilmente, qualche anno (quando verranno commercializzati per il grande pubblico dischi fissi da diversi terabytes, o i famosi dvd da 100 giga, o la linea permetterà di scambiarsi i wav, ecc). insomma è certo che non andrò avanti indefinitivamente ad archiviare mp3 con il rate attuale, ma la cosa avrà un termine, e per certi versi il termine è prevedibile. Per tutti gli anni 90 ho accumulato cassette, preoccupandomi per la loro mole crescente, ma arrivati al 2000, quando mi sono comprato il masterizzatore (che solo 3 anni prima ritenevo cosa impensabile) mi sono assestato su circa 400 cassette, per un totale di circa 600 titoli, e le nuove acquisizioni sono pressoché azzerate. Poi sono arrivati i CDR, altro media che ho cominciato ad accumulare famelicamente, ma che ora hanno subito un brusco arresto visto che mi scarico gli mp3, ma nel frattempo, in 4 anni, ne ho accumulati circa 800 pezzi. Ora arrivano gli mp3 con cui riempio i dvd, in circa 3 mesi ho già accumulato circa 1000 album completi. Tutto lascia pensare, però, che non manterrò il rate attuale di 10 album al giorno, anzi ho già rallentato parecchio, probabilmente mi assesterò sotto i 50 album al mese. Io credo che questo metodo di archiviazione debba resistere per un tempo variabile tra gli 1 e i 4 anni, e devo quindi mettere in conto di dover archiviare da un minimo di 2000 ad un massimo di 5000 album (standoci molto larghi, alla fine probabilmente non supererò i 3000), e considerando che su un DVD vergine ci stanno una media di 70 album a 192 kbps, è ragionevole pensare che, quando cambierò metodo in favore di dio sa cos’altro, avro comunque meno di 100 dvd. Mi segui? (scusa se la mail è molto lunga, ma è destinata alla pubblicazione, non solo ai tuoi occhi). Il problema è ora trovare un nome a questa archiviazione: possiamo chiamarla BACKUP, in attesa dei dischi fissi da 100 terabyte, o in vista di masterizzare su normali cdr i dischi che mi piacciono di più, diciamo un 5% del totale, nel qual caso un certo disordine (masterizzazione in ordine di arrivo) sarebbe tollerabile, o possiamo chiamarla COLLEZIONE DI DISCHI, fatta per essere usufruita con il lettore dvd ogni giorno, quando ascolto musica (il che capita ogni giorno e tutto il giorno), e allora c’è bisogno di un metodo ordinato e pratico, che risponda alle mie esigenze di ascolto, c’è bisogno di mettere vicini dischi degli stessi artisti o di artisti simili, e in questo caso un ordinamento alfabetico o ibrido (alfabetico + macro-divisione in generi) sarebbe necessario, al costo di non ottimizzare il numero dei dvd impiegati perché, per esempio, il DVD dedicato alla lettera X o Z resterebbe per anni quasi vuoto, mentre alla B verrebbero dedicati 5 o 6 volumi, con conseguente aumento dei dvd impiegati. Nonostante poi il metodo alfabetico sia il più pratico per trovare un disco preciso, si può obiettare che molto spesso non ho voglia di ascoltare un preciso artista, ma qualcosa che suoni così o cosà. Per esempio se voglio ascoltare colonne sonore anni 70, potrei sì gettarmi sicuro sul dvd delle compilation, dove trovo tutte le compilation dedicate al genere, ma rischierei di non ascoltare mai i dischi di un micalizzi o di un bacalov, che invece ascolterei se mettessi su un unico dvd sia le compilation che i vari micalizzi e bacalov. Vero è, pure, che se parliamo di micalizzi e bacalov il compito è piuttosto semplice, trattandosi di un genere ben definito e “stagno”, ma cosa succederebbe se volessi estendere la divisione in generi anche all’elettronica, ai gruppi degli anni 80, ai gruppi di una certa etichetta? Tutti gli insiemi intersecano creando casini. È forte la tentazione di una divisione alfabetica “pura” o di un semplice raggruppamento in ordine di arrivo, dedicandosi poi a un database elettronico per sapere in quale volume si trova questo o quel disco. Ogni metodo ha i suoi gravi svantaggi, ma pure uno dovrò sceglierlo.

Chiamiamola collezione di dischi, visto che la userai e che gli hard disk da un tera sono ancora lontani. Quello che volevo richiamare all’attenzione è che, comunque tu li ordini, rischi di pagare un costo alto di aggiornamento. Mettiamo che tu abbia 100 divudì, in ordine alfabetico, e nel primo dvd, pieno, ci stanno tutti i gruppi con la “a”. Primi di tutti gli abba. Ora mettiamo che ti scarichi la discografia completa degli aardvark, che non so nemmeno se esistano. Devi metterli nel primo dvd perché sei ordinato nel dentro, e adesso tutti i gruppi con la “a” debordano nel secondo dvd, che deborderà nel terzo e così via. Nel caso peggiore devi fare 100 operazioni di rewriting, che è maniacale. Stessa cosa con l’ordinamento per data/periodo. Certo, potresti sempre iniziare un dvd vuoto, che chiamerai “A2”, che adesso contiene solo gli aardvark e conterrà in futuro tutti gli altri gruppi con la “a” che scaricherai. Ma questo soddisfa la tua esigenza malata di ordine?

Altrimenti, ordinali secondo un albero binario o qualche altra struttura dati che ha un tempo di inserimento logaritmico. Poi vengo e ti stringo la mano. Se hai voglia, ti posso prestare testi sulle strutture dati. Una adatta al caso tuo la troverai di sicuro. Per quanto riguarda la classificazione in generi, è una pazzia, per le ragioni che hai espresso anche tu a fine mail. Potresti però indicizzare tutto il contenuto di tutti i dvd (a questo punto ordinati come vuoi o anche non ordinati) e classificare l’indice secondo generi multipli, cioè in modo che ad un singolo album corrispondano uno o più autori, una data, un titolo ed infine uno o più generi e che tu possa fare ricerche sull’indice dato il/i genere/i, l’anno, il titolo, lo/gli autore/i o tutto questo insieme. Ho appena dato basi di dati, creare un database con queste caratteristiche è triviale. Poi ti manca un robot che selezioni automaticamente i dischi, ovviamente comandato da un’applicazione che traduce le richieste dell’utente in query al database, e sei a posto per i prossimi mille anni. Ma creare un ordinamento per generi “a mano” è chiedere troppo alla sorte ed alla teoria dell’archiviazione, secondo il mio umile parere. Rimango comunque favorevole all’approcio ibrido ordinamento per periodo/accorpamento degli album degli autori molto prolifici, come ti dicevo nell’ultima mail.



Credo che siamo di fronte ad un aut-aut molto preciso: o un alfabetico puro, ma tenendo conto solo della prima lettera, o un disordine (cioè in ordine di download) richiamabile da un database fatto anche con excel, senza bisogno di cagate consumistiche tipo norton ghost. Il primo metodo (alfabetico) è più pratico quando si tratta di rintracciare un certo disco preciso, ma ha gli svantaggi di sprecare un sacco di spazio (il dvd dedicato alla Z per ora avrebbe un solo album dentro, e non credo che arriverei mai a 70) ed è anche un ditino nel culo avere dischi dello stesso artista magari su due dvd diversi, ma certamente se io cerco un disco con la A dovrò andarlo a cercare al massimo in 2 o 3 DVD e lo troverei quasi subito. Ordinando solo con la prima lettera eviterei anche travasi e cazzate varie, l’ordine nel dentro sarebbe limitato a livelli accettabili e simile a quello che uso già ora per i CDR, ordinati solo secondo la prima lettera. Sarebbe un buon compromesso tra sbattimento per costruire l’archivio e comodità nel reperire elementi archiviati. Il metodo di mettere i dischi a caso e poi cercarli con excel avrebbe un più alto punteggio in comodità (ed economia in termini di dvd impiegati) di archiviazione, ma un punteggio decisamente più basso in reperimento di elementi archiviati: dovrei accendere il computer e aprire excel ogni volta che cerco un disco, anche se è pur vero che, essendo leggibili solo dal computer, i dvd verrebbero sempre fruiti con il computer acceso a portata di mano. Perciò ad una economicità molto maggiore corrisponderebbe uno sbattimento solo di poco maggiore per reperire un particolare album. Caro mio, tu hai certamente studiato il dilemma del prigioniero e la teoria dei giochi, avrai quindi dimestichezza con gli schemi di payoff:

………Econ………..Prat.

Alfab…..-1………….+1

Random….+1………….-1

Vedi quindi che, ammesso e non concesso che diamo lo stesso peso ai due criteri di selezione (economicità e praticità nel reperimento dati) e lo stesso punteggio ai drawbacks, cosa per altro non scontata (è peggio avere qualche DVD inutile in più o essere costretti ad aprire excel per cercare un disco in una collezione di 20, 30 dvd?) siamo in una situazione di sostanziale parità. Per questo motivo mi accingo a trovare un sistema ibrido, che si appoggi a excel ma non lo renda sempre indispensabile, un sistema che si appoggi alla grande capienza del mio hard disc che può permettersi di archiviare i dati in un limbo archivistico anche per mesi prima che io decida come e con cosa formare un nuovo dvd. Insomma potrei formare i dvd con criteri molto arbitrari e opinabili, riservandomi di affidarmi ad excel per quando non dovessi trovare un disco. Per esempio potrei fare un dvd solo con album nuovi che ho scaricato perché li ho visti recensiti su blowup, e chiamarlo BLOW1, potrei farne uno pieno di compilation e chiamarlo VA1, uno di musica da cinema e chiamarlo OST1. il contenuto di questi DVD poi verrebbe memorizzato su un foglio excel, così che se un domani cercassi quella certa compilation di musica da cinema vista recensita su blow up, e mi fossi dimenticato in quale dei 3 dvd (tutti possibili candidati) l’avevo archiviata, mi affiderei ad excel, ma sarebbe salva la mia abitudine di prendere un dvd ben preciso quando ho voglia di ascoltare musica di un certo tipo e trovarci album di quel genere lì, insieme magari ad altri che hanno la stessa iniziale e non c’entrano un cazzo. Un metodo del genere mi fa venire i brividi, ma quello che è certo è che ora mi metterò a fare prove su prove di possibili raggruppamenti mentali dei 50 giga già scaricati in pacchetti da 4.7.