appunti per un articolo su nature

Aver imbiancato la casa con le proprie mani, o, peggio, aver pagato un imbanchino, porta irrimediabilmente l’individuo ad un superiore livello di consapevolezza nei confronti del rispetto dell’immacolatezza delle superfici imbiancate, siano esse muri portanti o tramezzi.

i. il disprezzo del baygon

Ottobre potrebbe o potrebbe non essere un tradizionale periodo di climax per la concentrazione delle mosche in casa, ma lo è evidentemente, quest’anno, alle latitudini dello scrivente.
Ci ritroviamo quindi con un’anomala quantità di mosche domestiche che offendono la continuità del bianco delle pareti domestiche con la loro presenza fastidiosamente intermittente.
Non meno fastidio potevano arrecare, nei mesi più caldi, le cosidette mosche della merda, quelle metallizzate, attratte dal cibo del gatto.
Ecco in quale contesto si sviluppavano e si affinavano le considerazioni che vado infine ad esporre per l’altrui utilità.
Scartando in partenza le classiche opzioni della ciabatta e del giornale arrotolato, per gli evidenti segni che questi lasciano sulle superfici idropitturate quando causano lo scempio del corpo dei ditteri, ho preso ad abbracciare una diversa filosofia: quella dell’animale colto in volo.
Si usi quindi uno strumento relativamente morbido e assai flessibile, come un panno, un canovaccio da cucina, una gamba di pantalone, una manica di fruit, e violentemente si frusti l’aria nelle immediate vicinanze dell’animale volante, cercando di prenderlo.
Più spesso di quanto si potrebbe pensare, la mosca ferita o disorientata la si ritrova sul pavimento, dove agendo in fretta può essere uccisa con più facilità e con minori probabilità di lasciare macchie difficilmente lavabili.
Personalmente, preferisco gettare all’esterno dell’appartamento gli animali feriti e zoppicanti, piuttosto che ucciderli, per evitare del tutto lo spargimento di sangue e organi interni di insetto.
Il problema nasce quando ci si imbatte in finestre chiuse o zanzariere abbassate mentre ci si trova con una mosca ferita in mano, tenendola per un’ala, specie quando queste ultime sono difficilmente apribili con una mano sola. In tutte queste fattispecie, cerco di dare la mosca ferita al gatto, in alternativa la butto nel cesso.
E’ così che arriviamo al punto nodale e dolente della presente trattazione: la mosca ferita nel cesso.

ii. la mosca ferita nel cesso

Tutte le mosche hanno, di fronte alla prospettiva della morte, un comportamento grosso modo simile. La lotta della mosca per la sopravvivenza si concretizza di solito in un goffo tentativo di restare a galla dimenandosi, simile a quello di alcuni umani quando non sanno nuotare, che evidentemente facilita la respirazione attraverso l’apertura dell’apparato boccale, che si trova al di sotto della linea di galleggiamento dell’animale.
In natura, questi movimenti sortiscono un triplice effetto: permettere la respirazione, come si diceva, raggiungere la terra o un frammento galleggiante dove trovare sollievo, attrarre predatori natanti. Evidentemente il calcolo delle probabilità rassegna la mosca ad agitarsi nonostante l’evidente pericolo che ciò sottende.
Nel meno naturale contesto del cesso, l’agitarsi del dittero non porta ad immediati benefici: le superfici lisce e ripide della ceramica spesso non risultano arrampicabili con le zampette dell’insetto, specie se bagnate, e questo finisce con l’agitarsi per un tempo virtualmente infinito.
Come porre fine ai suoi affanni? Il problema non è di immediata soluzione.
Attendere lo sfinimento e il conseguente annegamento dell’insetto può richiedere diverse ore (che variano in funzione dello stato di salute dello stesso) durante le quali dovremmo rinunciare ad usare il cesso per più nobili scopi.
Bersagliare la mosca ferita con un fiotto di urina non sembra sortire alcun effetto se non quello di farle un piacere.
Tirare l’acqua, allo stesso modo, non risolve il problema: una proprietà poco investigata dei cessi domestici è infatti quella di non permettere l’eliminazione di piccole scorie galleggianti all’atto del tirare lo sciacquone (sarà capitato a tutte le lettrici di bestemmiare contro trucioli di matita da trucco).
Liberarsi della bestia ferita sembra semplicemente impossibile.

iii. il trionfo della nonna

Come spesso accade, rimedi empirici e casalinghi suppliscono con semplicità laddove la tecnologia si ferma, ottenendo gli stessi risultati a fronte di spese assai superiori.
Sono i cosidetti “rimedi della nonna”, di solito risolvono con l’aceto qualunque lavoro altrimenti possibile solo con solventi, insetticidi, antimuffa, smacchiatori industriali. Sembra che queste nonne avessero un sacco di aceto da buttare a cazzo sempre a portata di mano, e ci facessero qualunque cosa.
L’aceto io non lo tengo neanche in casa, e non l’ho provato sulle mosche agonizzanti nel cesso, ma il rimedio che ho trovato ha la stessa geniale semplicità, direi di più, rispetto alle soluzioni a base di aceto ha il vantaggio di non decontestualizzare un prodotto dalla sua normale applicazione. E come ogni rimedio casalingo, l’ho inizialmente applicato per puro caso senza prima ragionarci su, e scoperto funzionante senza coscienza dei fenomeni fisico/chimici che ne stanno alla base.
Un cappello un po’ verboso che i lettori abituati a ben di peggio mi vorranno perdonare, per arrivare finalmente al dunque: si tratta semplicemente di lavarsi i denti, e sputare la schiumetta sulla mosca nel cesso, anziché mandarla sprecata nel lavandino.
Questo banale detour dalla normale routine dell’igiene dentale, assicura il decesso del dittero in una manciata di minuti, e insieme la sua smaltibilità via sciacquone.
Certo, mi sono chiesto in base a quali proprietà del dentifricio ciò sia possibile: forse la mosca soffoca nella schiuma? Forse è avvelenata dal cloro? Accecata dal mentolo? Forse il sottile strato di dentifricio che si viene a creare sulla superficie dell’acqua del cesso ha una densità inferire a quella dell’acqua, che non permette il galleggiamento dell’insetto? E perché, dopo il trattamento, lo sciacquone vince la gravità della mosca, che pure continua a galleggiare? Il dentifricio sputacchiato la avvolge in un bozzolo lepegoso che può essere più facilmente inghiottito nel vortice dei fluidi?
Non disponendo di adeguata attrezzatura per operare una soddisfacente autopsia sulle mosche, non possiamo che lasciare queste risposte a fisici, chimici ed entomologi, riteniamoci soddisfatti di aver fornito loro uno spunto di approfondimento, di aver aperto un problema che forse innescherà un acceso ed interessante dibattito.

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2 Responses to appunti per un articolo su nature

  1. Wandaosiris ha detto:

    Se per voi le mosche, unite al caldo di questi giorni, si trasformano in un vero e proprio fastidio, in particolare mentre vi trovate a tavola o durante la notte, provate a tenerle lontane dalle stanze della casa utilizzando dei rimedi naturali.

    Abolite dunque prima di tutto i classici insetticidi spray, pericolosi soprattutto nel caso con voi vivano dei bambini, e provate a sostituirli con dei rimedi naturali che con la loro efficacia vi stupiranno. Potrebbe essere sufficiente, ad esempio, tenere a portata di mano una piantina di basilico o dell’olio essenziale di eucalipto.

    1) Macerato all’aceto e menta
    Lasciate macerare in un barattolo con dell’aceto per una settimana alcune foglie di menta fresca. Diluite in acqua la soluzione così ottenuta ed utilizzatela per spruzzarla nelle stanze al fine di lasciare spargere un profumo non amato dalle mosche.

    2) Olio essenziale di eucalipto
    Per mettere in pratica questo rimedio dovrete avere a disposizione un bruciaessenze e dell’olio essenziale di eucalipto, il cui profumo, molto buono per noi ma sgradito agli insetti, vi aiuterà a tenere lontane sia le mosche che le zanzare. Aggiungete nella ciotolina del vostro bruciaessenze cinque gocce di olio essenziale di eucalipto diluite in tre o quattro cucchiai d’acqua ed utilizzatelo nelle ore in cui le mosche sono maggiormente presenti, ad esempio la sera prima di andare a dormire.

    3) Pepe
    A quanto sembra le mosche non amano molto l’odore del pepe e preferiscono dunque starne lontane. Potrebbe essere quindi utile posizionare sui davanzali o nei luoghi maggiormente interessati dalla loro presenza delle ciotoline ricolme di pepe nero in grani. Altra misura utile potrebbe essere quella di posizionare vicino alla finestra una piantina di pepe in vaso.

    4) Limone e chiodi di garofano
    Anche l’odore dei chiodi di garofano viene malamente sopportato dalle mosche, soprattutto se accompagnato dal profumo di limone. Posizionate dunque nelle stanza della casa che utilizzate di più, delle ciotoline con spicchi di limone, nella cui buccia inserirete qualche chiodo di garofano.

    5) Sacchetto trasparente
    Si ritiene che le mosche si spaventino e si allontanino nel vedere la propria immagine riflessa. Sarebbe dunque opportuno provare ad appendere vicino alle porte o alle finestre delle buste di plastica trasparente da riempire con dell’acqua. Un rimedio simile può essere attuato utilizzando delle bottiglie di plastica. C’è chi sostiene che aggiungere una monetina nel sacchetto o nella bottiglia possa essere d’aiuto.

    6) Basilico
    Tra le piante considerate in grado di allontanare le mosche spicca in particolare il basilico. Provate a tenerne un vaso sul davanzale della finestra da cui gli insetti preferiscono entrare. Solitamente si tratta della finestra della cucina, sia perché in estate viene tenuta aperta più spesso, sia perché le mosche possono essere attirare dagli odori degli alimenti. Detestano però il profumo del basilico, dal quale preferirebbero tenersi dunque alla larga. In questo modo potrete avere sempre a disposizione delle foglioline fresche per preparare un ottimo pesto o per altri condimenti.

    7) Insetticida casalingo
    Se proprio non potete fare a meno di agire in maniera drastica contro le mosche, provate a sostituire i comuni spray insetticidi con una soluzione d’acqua e sapone liquido o detersivo per i piatti. Diluite un cucchiaio di detersivo in mezzo litro d’acqua e spruzzate solo quando estrremamente necessario.

    8) Trappola per le mosche
    Un altro rimedio da effettuare in casi estremi, soprattutto se fino ad ora si sono utilizzati abitualmente degli insetticidi, consiste nel preparare una trappola per mosche riempiendo un barattolo di vetro per metà con aceto di mele e aggiungendovi un quarto di sapone liquido ed acqua fino al riempimento. Le mosche dovrebbero essere attirate dall’odore dell’aceto e rimanere intrappolate.

    9) Pot-pourri
    Preparate delle ciotoline da riempire con del pot-pourri realizzato utilizzando fiori essiccati di lavanda e pepe nero in grani. Profumatelo aggiungendo dieci gocce di olio essenziale di eucalipto e dieci gocce di olio essenziale di citronella. Mescolate il tutto con una bacchetta di legno

    10) Carta moschicida fai-da-te
    Si tratta di un rimedio adatto a chi volesse sostituire la comune carta moschicida, impregnata di sostanza chimiche che potrebbero risultare pericolose soprattutto in presenza di bambini. Essa può essere realizzata spennellando delle strisce di carta con una miscela di acqua, zucchero e aceto di mele.

  2. mobysick ha detto:

    Sospetto tu non abbia mosche a disposizione per validare una variante del rimedio della nonna. Tuttavia credo che il metodo funzioni altrettanto bene coprendo la mosca con un pezzo (o due, ripiegati) di carta igienica, scaricando prima che essa riesca a bucarlo. Se questa variante funzionasse potremmo buttar giù una prima ipotesi su cosa effettivamente permetta al bolo di avere quell’effetto: più che il mentolo e/o il veleno, dovremmo indagare la tensione superficiale dello sputo.

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