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21 giugno 2010

Sorry. I do not ship to Italy for heavy items. Harry

vaffanculo, Harry.

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aprire culi

17 giugno 2010

Bella ma rara, come una gemma, mi è capitata tra le mani la nuova cartina del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Uscita quest’anno (presentata a Gennaio) è ancora, per quanto ne so, del tutto introvabile in loco: sugli scaffali dei rifugi e dei bar è infatti sempre disponibile l’infame Multigraphic. Plaudo a questa produzione del Parco, manifattura SELCA, più che altro proprio perché dovrebbe contribuire a piantare chiodi nella bara della mai sufficientemente vituperata Multigraphic, che dal canto suo, invece di abbandonarsi all’inesorabile destino, compie uno sforzo di marketing senza precedenti e compare, come la gramigna, ovunque, fino agli scaffali del Leclerc. Questa SELCA, invece, non si trova, e bisogna scomodare una volta ancora Stella Alpina per riuscire ad averne una copia. O forse ne hanno qualche copia alla sede dell’ente parco, a Sassalbo. Ma sappiamo tutti cosa si dice dei sassalbini e da chi Sassalbo sia frequentata, quindi non mi sono avventurato a trovare prova di ciò che dico. Triste, il mondo.
Trattasi, comunque, di carta redatta digitalmente (il mio modo per dire “da soli dati vector”) con base cartografica CTR, quindi moderna, e anche qui il paragone va fatto con la Multigraphic, che usa la base (raster) dell’IGMI su cui disegna (a cazzo) i sentieri, un po’ la tecnica usata da, uh, Marco Polo? La numerazione dei sentieri, naturalmente, è aggiornata con le regole CAI/regione Emilia-Romagna e Toscana e si trova quindi compatibilità con i dati di questo sito da cui, immagino, vengono. Perfetta la fusione dei dati CTR provenienti dalle due regioni.
Se devo trovare dei difetti, direi l’allineamento della carta alla proiezione UTM-WGS84, nonché la mancanza di coordinate geografiche: un trend sempre più spesso seguito dalle cartine moderne, che chi mi segue sa che disapprovo, ma soprattutto la divisione in quadri. E vado a spiegarmi: questa carta si fa giustamente vanto di coprire tutto il vasto territorio del Parco, e di essere l’unica che lo fa in un unico prodotto (si presenta infatti come un cofanetto da 2 cartine stampate fronte-retro, quindi abbiamo 4 quadranti). Il problema è che, essendo le cose più interessanti, cioè l’area protetta del parco, tutte distribuite lungo una striscia (lo spartiacque tosco-emiliano), inevitabilmente la divisione in quadranti va a spezzare proprio dove ci sono le cose che servono. La zona del Cerreto, che si trova proprio al centro, viene spezzata tra le due cartine, e questo può dare fastidio a chi, come me, frequenta prevalentemente quella. Ma le zone di sovrapposizione sono piuttosto generose, e si fa presto a cambiare lato, mi sembra anzi che ci sia una certa intelligenza escursionistica nella scelta del taglio: sia Cerreto che Lagastrello ad es. cadono sul taglio, ma vengono tagliati in modo da lasciare tutto il lato ovest rispetto alla strada in un solo quadrante, quindi è facile capire quale carta prendere: foglo ovest per la zona Succiso, foglio Est per dalla Nuda in poi.
Ma poi chi davvero, oggi, si porta dietro una cartina, quando può farsene una scansione e stamparsi un A4 da portare in tasca con la zona di propro interesse? Matto, quello è proprio matto perchééééé forse non saaaaa….


johann johannsson, francesco facchinetti and me.

8 giugno 2010

Ho conosciuto da poco l’opera di Johann Johannsson, giovane compositore islandese i cui tratti somatici ricordano molto quelli di un famoso dittatore italiano del ‘900 di cui non voglio fare il nome per non impennare le visite di questo blog.
Io lo seguo da poco, ma non si può, evidentemente, affermare il contrario: Johann Johannsson conosce ME da diversi anni, mi segue da lontano, ed è arrivato a plagiare la mia opera. Johann, lo so che stai leggendo, sei un brutto finocchio. Se io non registro i miei pezzi alla SIAE non è per permettere a te di scopare più ragazzine spacciando per tue le mie idee, ma per semplice pigrizia, e tra musicisti di un certo livello non dovrebbe porsi il problema. Fai la figura di DJ Francesco, e ora che sei sputtanato ne uscirai come DJ Francesco, all’isola dei famosi a farti vedere in mutande e fingere di litigare con qualche troia per due spiccioli.
Devo riconoscere però, caro il mio caro Johann, che sei stato attento: pochi infatti hanno ascoltato la mia opera recente, i lettori abituali del Fungo Mauto 2.0 mi conoscono più che altro come valente cartografo, gli amici di vecchia data sanno che una volta avevo un gruppo; pochissimi sono quelli che sanno che dopo il 2004, data del mio ultimo CD, ho continuato a comporre colonne sonore per il mio amico cineasta.
I film, poi, non vengono mai girati o, come in questo caso, girati ma mai montati, e non incontrano il pubblico. Sei stato in gamba a scovare una copia del mio “musica riverberata per parameci” del 2007, considerato che ne ho masterizzate solo due copie: una è in mano al cineasta, l’altra ad un altro amico che sta studiando per diventare dio e di certo non è lui che mi ha tradito. Senz’altro sei, in qualche modo, entrato nel mio hard disc in modo fraudolento, aggiungendo infamità ad infamità. Ma sappi che qua non siamo in Islanda, qua l’infamità si paga.
E quindi ora ti sputtano:

johann johannsson: the great god pan is dead (forlandia, 2008)

onq: paratia (musica riverberata per parameci, 2007)