cartine, coniglietti e tartarughine

Trovarsi a mappare un mondo che l’ha trattato male offre al cartografo frustrato l’occasione di una piccola vendetta. La storia delle libertà che i cartografi si prendono nei confronti del territorio che sono chiamati a rappresentare in modo “ridotto, simbolico e approssimato” è lunga e piena di curiosi aneddoti. Si va dagli americani che in tempi di guerra fredda introducevano deliberatamente errori di proporzioni e distanze tra le loro città per confondere l’eventuale invasore russo, ai cartografi un po’ egotici* che davano il proprio nome a montagne, valli e località più o meno esistenti.
Il sogno di Ahmadinejad di “cancellare Israele dalle carte geografiche” è nei fatti già realizzato: è risaputo che i committenti arabi pagano per avere mappamondi che ne sono privi. Ma se i confini politici possono essere più o meno un’opinione, non si può dire altrettanto per dettagli fisici nelle mappe a media e grande scala.
Piccoli particolari come nomi storpiati, stradine secondarie, anse di fiumi e località inesistenti sono sempre stati aggiunti dai cartografi per smascherare eventuali plagiatori, e venivano chiamati “bunnies” dal nome del giochino che pare andasse in voga sui loro vecchi giornaletti in cui il lettore veniva sfidato a trovare il coniglio in un disegno stipato di dettagli.
Nel caso di Agloe, nome fittizio dato a una località in mezzo al nulla, si è realizzato il paradosso del cartografo birbante: quando lì vennero costruiti i primi edifici, la località prese proprio il nome di Agloe, originariamente un acronimo dei tizi che avevano disegnato la cartina.
Da quando qualche sentenza sancì, almeno negli Stati Uniti, l’inutilità dei “coniglietti” in questioni riguardanti il copyright** le città di carta resistono unicamente come vezzo o firma del cartografo, come succede qualche volta con le easter eggs nel software. C’è stato il caso di una tartarughina di buon auspicio aggiunta sulla casa di un geometra che aveva fornito ai cartografi rilievi particolarmente accurati.
Per quanto mi riguarda, se mai dovessi fare una cartina, i miei conoscenti saranno ricompensati con la propria casa arricchita di un’ala, o inquietantemente cancellata, a seconda di come si sono comportati con me.

* a loro discolpa voglio che il lettore provi a immaginare quanto solitario, monotono e umiliante possa essere stato il lavoro del cartografo in epoca pre-digitale.

** pare invece che in Gran Bretagna se ne faccia vasto e proficuo uso

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3 Responses to cartine, coniglietti e tartarughine

  1. stephanowic ha detto:

    si lasci contraddire, ma io penso che il lavoro del cartografo fosse molto piu’ interessante in epoca pre-digitale. ora basta saper programmare e avere dati sufficientemente accurati da rilevazioni satellitari e la cartina si fa da se, o quasi. prima era un arte meticolosa e certosina.

  2. upupapigra ha detto:

    io preferisco un gattino nella mia mappa personale

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