l’atlante definitivo

Mi è tornato in mente da qualche giorno il concetto di mappa 1:1 di cui avevo letto da qualche parte. Ho interrogato il mio tassonomo di citazioni di fiducia, che mi ha fatto sapere che il concetto, originariamente nato come una delle mille cazzate di Lewis Carroll, è stato ripreso mezzo secolo dopo da Borges. Ecco i due passaggi (non mi pare che serva la traduzione per nessuno):

“What a useful thing a pocket-map is!” I remarked.
“That’s another thing we’ve learned from your Nation,” said Mein Herr, “map-making. But we’ve carried it much further than you. What do you consider the largest map that would be really useful?”
“About six inches to the mile.”
“Only six inches!” exclaimed Mein Herr. “We very soon got to six yards to the mile. Then we tried a hundred yards to the mile. And then came the grandest idea of all! We actually made a map of the country, on the scale of a mile to the mile!”
“Have you used it much?” I enquired.
“It has never been spread out, yet,” said Mein Herr: “the farmers objected: they said it would cover the whole country, and shut out the sunlight! So we now use the country itself, as its own map, and I assure you it does nearly as well.

Lewis Carroll, Sylvie and Bruno Concluded, 1893.

En aquel Imperio, el Arte de la Cartografía logró tal Perfección que el Mapa de una sola Provincia ocupaba toda una Ciudad, y el Mapa del Imperio, toda una Provincia. Con el tiempo, estos Mapas Desmesurados no satisficieron y los Colegios de Cartógrafos levantaron un Mapa del Imperio, que tenía el Tamaño del Imperio y coincidía puntualmente con él. Menos Adictas al Estudio de la Cartografía, las Generaciones Siguientes entendieron que ese dilatado Mapa era Inútil y no sin Impiedad lo entregaron a las Inclemencias del Sol y los Inviernos. En los Desiertos del Oeste perduran despedazadas Ruinas del Mapa, habitadas por Animales y por Mendigos; en todo el País no hay otra reliquia de las Disciplinas Geográficas.

Jorge Luis Borges, Del rigor en la ciencia, 1946

Osserviamo che per il protagonista di Carroll la massima scala che abbia qualche utilità è six inches to a mile che equivale all’incirca al nostro 1:10000. Stiamo parlando di pocket maps, quindi di mappe per viaggiatori, non carte tecniche o catastali per usi speciali, quindi sono sostanzialmente d’accordo. Si consideri anche che probabilmente ai tempi dello scritto la densità di strade ed edifici era molto inferiore, e che quindi la scala 1:10000 poteva avere la stessa funzione della nostra 1:5000*.
Ma veniamo alla scala 1:1, ed estendiamola all’intero mondo: la superficie terrestre è di circa 510 milioni di chilometri quadrati, ma la rappresentazione su un singolo foglio di carta richiederebbe uno spazio ben maggiore, per via della proiezione adottata, che irrimediabilmente lascerebbe molti spazi bianchi.

Piegare la carta a fisarmonica creerebbe inoltre una serie di problemi, in particolare, rovinerebbe i bordi. Per questo io propenderei per il formato-atlante, che oltre ad evitare le seccature del piegamento e spiegamento (con i noti problemi di copertura della luce solare sollevati dagli agricoltori di Carroll), presenterebbe il vantaggio di poter adottare, per ogni pagina, la proiezione più adatta, evitando quindi gli spazi bianchi della proiezione globale. Dirò di più: poiché la superficie terrestre è localmente approssimabile come piatta (dove per localmente intendiamo le dimensioni di un foglio A3) potremmo anche evitare del tutto di adottare una proiezione cartografica, limitandoci a ricalcare il territorio.
L’unico problema sarebbero le dimensioni dell’atlante. Per un lavoro più snello, potremmo rappresentare solo le terre emerse, che ammontano ad un 29,2% del totale, quindi diciamo 150 milioni di km quadrati. Ipotizziamo un atlante massiccio, con pagine di un metro quadrato l’una, sarebbero un milione di tavole per Kmq, quindi 150 milioni di milioni di tavole. Stampando le pagine fronte/retro, siamo sui 75.000.000.000.000 di pagine. Non eccederei le 1000 pagine per volume, per questioni di consultabilità, arriviamo quindi a un atlante in 75 miliardi di volumi. Con carta abbastanza sottile ma non troppo fragile, si potrebbe arrivare a 10 cm di spessore per ogni volume, quindi con 10 volumi al metro cubo avremmo bisogno di un archivio della capacità di 7,5 miliardi di metri cubi. Lo stato dell’arte dell’archiviazione è il modello “high density storage facility” usato negli Stati Uniti dalla Library of Congress per il suo archivio a Fort Meade, capace di contenere 3500 metri cubi di libri in un edificio 1100 metri quadrati. Servirebbero oltre due milioni di questi edifici, per un totale di 2300 kmq, l’atlante definitivo potrebbe stare in un’area dell’estensione della provincia di Reggio Emilia, dedicandola a questo nobile scopo con buona pace dei suoi abitanti, che andrebbero deportati**.
Fortunatamente, abbiamo Google Earth: le foto aeree arrivano al dettaglio di un pixel al metro quadrato, avremmo bisogno di risoluzioni circa 100mila volte superiori per stampare porzioni di territorio in scala 1:1 con qualità decente, ma c’è anche la google street view, che usa fotografie fatte a terra, e le foto degli utenti, la cui risoluzione può benissimo superare l’1:1 se le fanno col macro, e i modelli digitalizzati vettoriali.
Se rinunciamo al formato cartaceo, Google ci può dare l’Atlante Definitivo in una decina di anni.

* per la Regione Liguria, in effetti la carta tecnica 1:5000 e la 1:10000 sono uguali
** domenica scorsa sono stato al Cerreto a fare una camminata, al ritorno sono stato al bar sul Passo, ho aperto la Gazzetta di Reggio a una pagina a caso, ci ho trovato una foto di Jukka Reverberi.

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3 Responses to l’atlante definitivo

  1. plais ha detto:

    Mi sono molto divertito a leggere il tuo articolo. Grande divertissement! Complimenti.

    Nel frattempo, visto che condividiamo la passione per mappe e numeri, ne approfitto per una marketta e ti segnalo questo servizio (che non ti spiego tanto lo capirai subito!).

    http://pla.is

  2. brullonulla ha detto:

    questo è uno dei migliori post degli ultimi anni.

  3. […] Sollecitato dalla copertina del libro, il nostro ex collaboratore dhalgren ci manda una sua vecchia nota, che non avendo meglio da fare vi rigiriamo (p.s.: su un tema affine e prossoché in contemporanea, fungomauto) . […]

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