apocalisse zombi

deadsetUn amico mi ha fatto vedere Dead Set, la serie televisiva inglese sugli zombi. In realtà si tratta di un film, spezzettato in 5 puntate da 20 minuti per farne una serie televisiva. Vi si trovano tutti i classici elementi del genere ed il risultato è tutto sommato godibile.
La visione mi ha però portato a riflettere sul fenomeno degli zombi. Storicamente, pare che gli zombi fossero poveri cristi haitiani istupiditi col veleno del pesce palla e messi a lavorare nelle piantagioni. Nelle opere d’ingegno gli zombi invece appartengono a due grandi categorie:
– cadaveri, anche in avanzato stato di putrefazione, riportati in vita da incantesimi, formule magiche o gas misteriosi (“morti viventi”).
– persone comuni, vittime di infezioni dagli effetti particolari o dal malefico influsso di un luogo maledetto.
In tutti i casi gli zombi hanno attraversato un periodo più o meno lungo di “morte” (più o meno apparente), al loro risveglio sono incapaci di ragionare, hanno perso il colore rosato della pelle irrorata di sangue tipico delle persone vive e sono spinti da manie omicide, spesso accompagnate dal cannibalismo, o dal cannibalismo con la predilizione di particolari parti anatomiche. Il loro male è spesso contagioso a seguito di scambio di sangue o altri fluidi corporei (come avviene per il morso), e possono essere fermati solo tramite distruzione dell’encefalo.
Non sono, in effetti, molto dissimili dai vampiri: questi ultimi sono infatti allo stesso modo tecnicamente morti, hanno atteggiamento aggressivo, sono contagiosi e virtualmente immortali (in quanto già morti), fatta salva la fattispecie della distruzione del corpo o, a seconda dei casi, la distruzione del cuore operata attraverso strumenti in legno (o solo di un un particolare legno, come il frassino). I vampiri hanno, in più, una mutazione in senso bestiale dei lineamenti del volto: assumono, cioè, lineamenti che ricordano quelli del pipistrello, particolarmente nella dentatura, e a differenza degli zombi conservano, in genere, tutta la loro intelligenza.
Posso sbilanciarmi ad affermare che, tra i generi horror, quello degli zombi è il mio preferito, perché contiene in sé determinati elementi assenti negli altri generi:
1) la verosimiglianza
2) la possibilità narrativa di scenari apocalittici
3) il piano satirico / metaforico.
Con “verosimiglianza” intendo il carattere “fantascientifico” del genere. Per fantascienza si intende un genere di fiction basato sull’attuabilità di tecnologie fantastiche o, quanto meno, non (ancora) nelle possibilità della tecnologia contemporanea all’autore. I film nei quali la zombificazione è causata (tipicamente) da virus mutati, sviluppati magari con tecnologia militare all’avanguardia, possono rientrare nel genere fantascientifico/catastrofico, più che nell’horror. In quei casi dove ci sia di mezzo il soprannaturale, o dove si verificano episodi francamente assurdi come resurrezione di corpi decomposti o di parti di corpo con vita propria si perde, come nei film di vampiri (di matrice sempre sovrannaturale), la componente di verosimiglianza.
Con queste parole non vorrei offendere chi crede nella attuabilità delle magie vudù, nell’esistenza di cimiteri magici o anche nella semplice interpretazione letterale della resurrezione della carne biblica, ma solo distinguere tra opere conteneti la componente sovrannaturale da quelle puramente fantascientifiche.
Per questo preferisco gli zombi ai vampiri, o ai fantasmi dei bambini negli orfanotrofi, per quanto vi siano capolavori anche in questi altri campi. Ciò che invece mi fa preferire gli zombi agli horror basati su serial killer o famiglie sanguinarie (più propriamente “thriller”) è invece la componente virtualmente apocalittica / escatologica del fenomeno. Ciò introduce la possibilità di scenari bellici o fantapolitici, con una miriade di possibilità narrative che i film di assassini non offrono: costituzione di piccole comunità, regimi militari, stragi di vasta scala, spopolamento del pianeta (possibilità purtroppo solo sfiorate dalle generalmente povere sceneggiature di horror a basso budget).
La componente satirico / metaforica è un’altra possibilità assente negli altri sottogeneri dell’horror, e per quanto banale ne costituisce pur sempre un valore aggiunto. La critica alla nostra società “zombificata” è infatti quasi sempre riscontrabile nei film del genere, a partire dagli zombi di Romero ai grandi magazzini fino al finale di questo Dead Set (una platea di ottusi morti viventi che guardano alla TV un Grande Fratello interpretato da altri zombi). Non mi sono particolarmente simpatiche queste velleità spicciole da film “di denuncia”, ma possono pur sempre aggiungere qualche valore alla pellicola, se fatte con garbo e moderazione, o col sorriso sulle labbra.
Tornando sul tema della verosimiglianza, è senz’altro inutile citare l’arcinoto articolo di cracked.com dall’evocativo titolo “5 Scientific Reasons a Zombie Apocalypse Could Actually Happen”, quanto ricordare che un’apocalisse zombi, ripulita dalle componenti più assurde che vediamo nei film può essere senz’altro attualizzabile nel mondo reale. Un’ipotetica infezione zombi deve avere poche semplici caratteristiche già presenti in infezioni reali:
1) estrema aggressività del paziente
2) alta contagiosità
3) basso tempo di incubazione
4) decorso fatale.
Certo, avremmo lo zombi perfetto se durante l’incubazione fosse presente un periodo di convulsioni seguito da un breve stato di “morte apparente” e se l’infezione danneggiasse le capacità verbali e relazionali del paziente lasciando l’aggressività come unico carattere distintivo dalla catatonia, certo è che, per muoversi, camminare o, come va di moda ultimamente, correre, un organismo ha bisogno di un apparato cardiovascolare e respiratorio funzionante, e non si verificheranno scene di teste parlanti o corpi trivellati di colpi di mitragliatrice che continuano a camminare, ma di certo i pazienti infetti potrebbero momentaneamente “disinteressarsi” delle mutilazioni fino al sopraggiungere della morte per dissanguamento.
Oltre al mondo dei virus encefalici, la natura ci fornisce numerosissimi esempi di parassiti dai comportamenti più fantasiosi, alcuni dei quali prendono il controllo del corpo degli ospiti e lo “costringono” a recarsi, ad esempio, in posti allo scoperto dove possa più facilmente essere predato o dal quale venga ottimizzata la dispersione delle spore che, dopo la morte, gli usciranno dal corpo. Costringere un organismo ad azioni insolite con lo scopo di propagarsi è, d’altra parte, quello che fa il virus del raffreddore attraverso lo starnuto: se invece di vaporizzare saliva sulla faccia dei colleghi fossi spinto a morderli, avrei uno zombi-raffreddore, e l’ufficio sarebbe un luogo meno monotono.

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3 Responses to apocalisse zombi

  1. Edt ha detto:

    Caro Onq, so di farti cosa gradita segnalandoti questo studio di un gruppo di matematici dell’università di Ottawa che han sviluppato un modello sull’impatto dei simpatici mangiacervelli sulla popolazione umana:
    http://www.mathstat.uottawa.ca/~rsmith/Zombies.pdf

  2. Norberto Sinisgalli ha detto:

    Potrei battere un’enciclica su queste faccende, ma proprio dopo che ne abbiamo già discusso a voce, ho letto un inanetteso e sorprendente saggetto che sembra sposare con grande capacità divulgativa i miei punti di vista, che sommariamente già conosci (il morto vivente esercita interesse perché è un dato di fatto paradossale e in quanto tale ogni supposizione -fantabiologica o sovrannaturale che sia- non troverà mai conferma, il morto vivente non contagia le proprie vittime col morso “trasformandole” a loro volta in morti viventi bensì si limiterà a condurle ad una morte celere -secondo Romero per una sorta di plausibilissima setticemia-: le cause della ressurezione non saranno vincolate ad una ipotetica contaminazione gicché chiunque muoia, a prescindere dalla causa, tornerà a simulare la vita con quel certo pressapochismo aggressivo proprio dei morti viventi. Il morto vivente ti fa dire porcodio perché è la morte della logica).
    Appena ci vediamo te lo passo.

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