arrivare in ritardo (di 10 anni) fa sempre figo

tutto questo parlare del feticcio del formato e del packaging lascia a margine una componente importante della musica, quella audio. non a caso su questi supporti si trovano rumori antimusicali, che chiamiamo “noise” per elevarli a rango di musica e poterli catalogare con un nome che suoni più serio di “merda”.
lungi da me spararmi pose da grande artista: io ho consapevolmente prodotto e spacciato merda su cassetta a tempo pieno per 5 anni. artwork a mano o con la macchina da scrivere fotocopiati in copisteria perché non c’era il computer, spese non irrilevanti per i francobolli e per le buste con le bollicine, o buste antiurto autocostruite col cartone, flyer prodotti con la stessa tecnica e inclusi a dozzine in ogni spedizione per far girare il nome, cdr inviati insieme a diverse copertine in modo che il destinatario potesse a sua volta fare altre copie con artwork originale da distribuire, scambi di cassette che mi portavano a casa centinaia di ore di pura merda registrata su nastro e autentiche sacchettate di spazzatura allegate agli artwork.
certo, c’era il feticcio dell’oggetto, c’erano gli artwork ricercati (reti per polli, bossoli di carta igienica, parti incollate a mano, lamette da barba, cartroncino colorato, vermi vivi ecc.) ma resta il fatto che la cassetta prima, e il cdr poi, erano scelti in quanto formato più economico, e all’interno di quel formato ci si sbizzarriva. per questo posso affermare che si trattasse di merda autentica, come oggi la merda autentica gira su mp3, mentre gli altri formati equivalgono alla ricerca del cool (cassette e cdr) o dell’ufficialità (cd, vinile).
blow up, nella sua spasmodica ricerca del figo, sdogana oggi i cdr e le cassette (quando avevo il mio complessino, nel 2002, dovetti mentire sul formato per avere il mio cdr recensito tra i cd), e naturalmente rifiuta di parlare di mp3 e di mp3 labels (che io sappia, ma potrebbe averlo fatto tra il dicembre 2005 e il maggio 2009). la mp3 label è oggi quello che ieri erano le tape labels, ed è qualcosa che non ha niente a che fare con le tape labels di oggi. noi avremmo dato il culo per non dover fare la fila in posta ogni lunedì per spedire i pacchettini, per non spendere i 2 euro di tassa sui pacchettini provenienti dagli usa, per poter contattare le altre etichette istantaneamente e gratuitamente, e poter ascoltare assaggi del loro materiale. avremmo, insomma, dato il culo per myspace. ora c’è myspace e quei tempi sono finiti, la sfiga è finita. e la sfiga diventa posa, come è diventato cool il maglioncino sfigato coi rombi e il collo a V.
aver tenuto in piedi una tape label noise dal 1995 al 2000 è come entrare nei locali deserti alle 21:30 per spendere meno all’ingresso e andarsene a mezzanotte sopraffatti dal sonno un’ora prima che inizi ad arrivare la gente.
 
per sopportare la coda all’ufficio per l’impiego, ho comprato il numero nuovo di blow up. l’ultimo numero che avevo letto era dicembre 2005, e considerato che non ho altre fonti di informazione musicale cartacee né elettroniche, si può dire che il mio livello di aggiornamento sulle uscite del mercato discografico sia piuttosto scarso.
ho un rapporto di amore-odio per questa rivista, che porto avanti fin dall’uscita del primo numero in edicola (c’è anche una preistoria da fanzine che però ai tempi non seguivo). va da sé che i canoni estetici del direttore non coincidano coi miei, ma l’eterogeneità del materiale recensito la  qualifica come ottimo punto di partenza per approfondire numerosi percorsi, assecondando le mie ossessioni del momento.
altra qualità della rivista, nel bene e nel male, è quella di indicare quelle che sono le tendenze più fighette e i nomi più in vista della cosidetta scena indie: tutti i sommovimenti musicali più interessanti della nostra penisola e non, prima o poi avranno dedicato un articoletto, e quelli che riescono a starne fuori sono comunque stanabili dopo un paio di link via internet, partendo da quello che leggi su blow up.
quello che succede ora è che sta diventando figo il DIY, cioè la merda nella quale ho sguazzato per diversi anni, uscendone circa nel 2000, cioè 10 anni prima che diventasse un fenomeno cool. ciò mi rende creditore di diversi bocchini, perché oggi le etichette di cdr sono fighe, le etichette di cassette sono fighe, perché la gente non ha più in casa il mangiacassette ma solo l’ipod e quindi la cassettina di nastro magnetico con la copertina fatta a mano è diventata figa perché è retrò.
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inutile ricordare che nel 1997 erano gli sfigati a fare le cassettine e nel 2002 erano gli sfigati a fare le etichette cdr, perché erano i formati che costavano meno. oggi fare una cassettina costa di più che mettere in rete gli mp3, quindi le cassettine sono fighe, perché costano più degli mp3, e sono quindi un feticcio come prima poteva essere l’edizione in digipack, e fare le copertine a mano costa di più che farle con photoshop e stamparle a colori.
tutto questo parlare del feticcio del formato e del packaging lascia a margine una componente importante della musica, quella audio. non a caso su questi supporti si trovano rumori antimusicali, che chiamiamo “noise” per elevarli a rango di musica e poterli catalogare con un nome che suoni più serio di “merda”.
lungi da me spararmi pose da grande artista: io ho consapevolmente prodotto e spacciato merda su cassetta a tempo pieno per 5 anni. artwork a mano o con la macchina da scrivere fotocopiati in copisteria perché non c’era il computer, spese non irrilevanti per i francobolli e per le buste con le bollicine, o buste antiurto autocostruite col cartone, flyer prodotti con la stessa tecnica e inclusi a dozzine in ogni spedizione per far girare il nome, cdr inviati insieme a diverse copertine in modo che il destinatario potesse a sua volta fare altre copie con artwork originale da distribuire, scambi di cassette che mi portavano a casa centinaia di ore di pura merda registrata su nastro e autentiche sacchettate di spazzatura allegate agli artwork.
certo, c’era il feticcio dell’oggetto, c’erano gli artwork ricercati (reti per polli, bossoli di carta igienica, parti incollate a mano, lamette da barba, cartroncino colorato, vermi vivi ecc.) ma resta il fatto che la cassetta prima, e il cdr poi, erano scelti in quanto formato più economico, e all’interno di quel formato ci si sbizzarriva. per questo posso affermare che si trattasse di merda autentica, come oggi la merda autentica gira su mp3, mentre gli altri formati equivalgono alla ricerca del cool (cassette e cdr) o dell’ufficialità (cd, vinile). è la differenza tra scelta e necessità.
blow up, nella sua spasmodica ricerca del figo, sdogana oggi i cdr e le cassette (quando avevo il mio complessino, nel 2002, dovetti mentire sul formato per avere il mio cdr recensito tra i cd), e naturalmente rifiuta di parlare di mp3 e di mp3 labels (che io sappia, ma potrebbe averlo fatto tra il dicembre 2005 e il maggio 2009). la mp3 label è oggi quello che ieri erano le tape labels, ed è qualcosa che non ha niente a che fare con le tape labels di oggi. noi avremmo dato il culo per non dover fare la fila in posta ogni lunedì per spedire i pacchettini, per non spendere i 2 euro di tassa sui pacchettini provenienti dagli usa, per poter contattare le altre etichette istantaneamente e gratuitamente, e poter ascoltare assaggi del loro materiale. avremmo, insomma, dato il culo per myspace. ora c’è myspace e quei tempi sono finiti, la sfiga è finita. e la sfiga diventa posa, come è diventato cool il maglioncino sfigato coi rombi e il collo a V.
aver tenuto in piedi una tape label noise dal 1995 al 2000 è come entrare nei locali deserti alle 21:30 per spendere meno all’ingresso e andarsene a mezzanotte sopraffatti dal sonno un’ora prima che inizi ad arrivare la gente.
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10 Responses to arrivare in ritardo (di 10 anni) fa sempre figo

  1. roberto canella ha detto:

    ecco, io parlavo di merda prima (con gli occhi di poi nella merda ci metterei pure il post-rock, l’emo e il metal) e parlavo di merda ora. quindi non è cambiato niente. se non che forse scrivo molto meno e più o meno male. il peggio è che non sono mai stato cool. quindi un’altra volta ancora tu sei avanti.

  2. roberto canella ha detto:

    ah, cmq il buon mattioli ha parlato di netlabel nel frattempo, sì. e il noise mi piace sempre, packaging o meno.

  3. ONQ ha detto:

    mattioli ha scoperto sull’ultimo BU che esistono connessioni tra artisti underground e musicisti underground, e che i primi producono art-zine fotocopiate che girano coi cdr dei secondi. alzo gli occhi e sul soffitto di camera mia vedo un numero di katodik karma, illustrazioni del prof.bad trip, testi dei fall out, fanzine su unico A3 fotocopiato. deve avere circa 20 anni.

  4. santuzzari ha detto:

    parole sante. da un altra pesudoetichettaCdistica spaccia diarrea che esiste e non esiste nella sua crisi esistenziale. io pero’ ho preceduto tutti con lo scollo a V, perche’ l’ho eritato dal cugino che ora e’ alla baggina. e ne ho eridtati 30 per cui li consumo 1 all’anno da 26 anni. me ne rimangono 4, e nessuno con i rombi. s.

  5. Alberto ha detto:

    Sono così indietro che non ho nemmeno il maglioncino a “v” coi rombi.

    Ho ancora delle cassette “dcc” vergini (tra l’altro, comprate a Genova). Potrei fare il fighissimo e mandare in giro dei demo su quelle, così praticamente nessuno riuscirebbe ad ascoltare (c’è qualcuno che ha ancora, o ha mai avuto un lettore/registratore DCC?).

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