vivere in un vaso canopo

23 aprile 2009

mementomoriSpesso non si pensa a quello che, quando moriremo, lasceremo a chi ci sta intorno. Di solito pensiamo alla nostra casa di proprietà, se ce l’abbiamo, ai mobili, all’argenteria e al gruzzoletto che abbiamo avuto cura di non spendere (le obbligazioni che scadono dopo di noi sono un esempio classico di calcolo errato). Raramente si pensa alle cose di scarso valore, ma irrimediabilmente, quando moriremo, lasceremo a metà rotoli di carta igienica, tubetti di dentifricio, pacchi di sale e di zucchero, pacchi da mezzo chilo o da un chilo di pasta. Potremmo andarcene col frigo mezzo pieno, e con qualche spazzolino in dispensa, ancora confezionato, che quando abbiamo comprato col 3×2 non pensavamo che ci sarebbe sopravvissuto. Se avete una famiglia, i vostri famigliari si occuperanno di smaltire la vostra ultima spesa, ma se non avete una famiglia, o una vera famiglia, qualcuno avrà cura di buttare la merce deperibile nel sacco della spazzatura che avevate riempito a metà e riutilizzare quella ancora buona. Se siete proprio senza eredi probabilmente andrà tutto all’asta o in beneficienza, ma sono casi piuttosto rari, e si parla comunque di confezioni integre, non certo lasciate a metà.
Un buon esercizio mentale è pensare a chi, all’occorrenza, si occuperà di farlo.
La persona alla quale ho finito i biscotti aperti e la bomboletta di schiuma da barba, probabilmente, non avrebbe mai pensato che sarei stato io a farlo, e forse non ha pensato neanche che qualcun altro avrebbe finito col lavarsi i capelli col suo shampoo. E chissà se, comprando il suo ultimo chilo di sale grosso avrà pensato, sentendo sul collo l’alito della mietitrice: “a questo non ci arrivo in fondo”.
Finire le confezioni aperte e lasciate a metà esula dal concetto di eredità in senso stretto, e pone, alla lontana, un piccolo problema morale. D’altra parte buttare tutto sarebbe uno spreco che l’estinto non avrebbe tollerato, credo, e comunque non lo tollero io, che dei due sono quello vivo.

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