il canto del pazuzu

10 dicembre 2008

jukkaquando una persona muore, se è stata cattiva, la sua anima vaga a corte tegge. dopo aver vagato a corte tegge per un paio di settimane, anche l’anima degli infanticidi e dei cannibali è monda. corte tegge è di gran lunga peggio della morte, e chi mi ci ha mandato a lavorare conoscerà presto o tardi la mia vendetta, che sarà terribile.
per qualche motivo il lavoro mi ha sempre spinto a conoscere dei posti di merda. la periferia di lodi ad esempio, o buccinasco, che fino a poco tempo fa segnava il fine corsa della lancetta del mio disgustometro, non si avvicinano lontanamente al disperato squallore di corte tegge. perché mentre a lodi può consolarti la presenza di un enorme brico center dove puoi perderti per ore nel confronto di prestazioni tra trapani di diverse marche, e a buccinasco capita di vedere qualche anima che aspetta l’autobus, a corte tegge c’è solo quell’odore perenne di concime misto a mangime che impesta tutto il reggiano, che mi pregna le nari, le vesti e la vita.
a nessun uomo assennato è lecito mettere al mondo una prole, se sa che quel mondo contiene, tra le altre cose, corte tegge.corte tegge non è solo brutta come qualunque altra zona industriale padana, corte tegge ha in sè qualcosa del vero male e della paura della vita. la bruttezza di corte tegge è un’offesa all’esistenza. le cose che si sono prese la briga di esistere, di percorrere il penoso travaglio tra il non essere e l’essere, vorrebbero tornare a rannicchiarsi nell’infinito e gelido abbraccio dell’inesistenza, quando capiscono di dover spartire l’attributo dell’esistenza con corte tegge. l’esistenza di corte tegge rende l’universo un posto più brutto, perché l’universo contiene anche corte tegge. e poiché nell’anticamera dell’esistenza si è sparsa la voce, molte cose belle che ancora non esistono si guardano bene dall’esistere, perché hanno saputo che anche a corte tegge è permesso di avere tale attributo.
per sovramercato, corte tegge è così vicina a cavriago che se jukka reverberi starnutisce, mi contagia.
mi chiedo se chi vi abita da sempre abbia in sè la categoria del bello. se gli abitanti del comune di cavriago avessero, come tutti, la categoria del bello innata in loro stessi, diserterebbero cavriago, cavriago si desertificherebbe e non saremmo qui a parlare di cavriago e di corte tegge. ma cavriago esiste, quindi chi vi abita non conosce il bello. e come può produrre una buona musica, qualcuno che non sa discernere tra il bello e il brutto? hanno sviluppato forse una qualche forma di ascetico alienamento dal sé? dio lo sa. ho cercato l’email di jukka reverberi sul suo blog per chiederglielo, e perché mi trovasse una giustificazione a tanta bruttezza, ma jukka reverberi possiede l’unico blog al mondo senza i contatti dell’autore. andrò a suonargli il campanello di casa.

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