come domani

17 ottobre 2008

avevo intenzione di mettercelo io, su youtube, questo capo-fottuto-lavoro, ed ero quasi risoluto a chiederne il permesso all’autore quand’ecco che, ieri, girando, lo trovo già bello e messo su per abile mano del collega sph9000. tale è l’orgoglio di esservi citato come soggettista che non posso fare a meno di ripostarlo qui.

Vodpod videos no longer available.



il flauto mauto

16 ottobre 2008

alla fine, è venuto fuori che la differenza tra i pro e i contro di un semplice account gratuito su wordpress.com supera di gran lunga la differenza tra i pro e i contro di un’installazione di wordpress su un mio dominio. e non è solo questione di braccina corte, ma proprio di affidabilità di server, spazio web (500 mega su tophost, e a pagamento, 3 giga qui, gratis), zero sbattimento per gli aggiornamenti, zero problemi di configurazione in linguaggi a me ignoti, zero rischio che i fans di elio e le storie tese mi trovino il numero di cellulare semplicemente andando su whois.net e mi rompano i coglioni di notte.

sto quindi trasferendo qui tutta la robaccia che ho sparso su internet negli ultimi 10 anni (o perlomeno una scelta), al fine di mettere ordine e chiudere un po’ di account inutili. il povittero è quasi tutto qua, e così i contenuti del blog del myspace (fungo mauto 1.0), e mi sto attrezzando per l’arte brutta. quanto al famigerato flauto mauto, il copia-incolla di tutti i post e di tutte le immagini sarebbe stato un lavoro troppo ingrato, e, cosa ben più grave, si sarebbero persi i commenti. così ho deciso di fare un unico pdf con tutti i suoi contenuti. chi volesse rileggere le recensioni di tipe, le bestemmie e le litigate con i lettori può ora scaricarsi il malloppone e farlo comodamente offline. l’inculata è che in questa versione mancano i link, spesso utili, ma come dice il paziente g:

certo, ripristinare dei collegamenti ipertestuali renderebbe giustizia alla forma-blog originaria. L’assenza di link invece giova alla “sensazione di morte”, cioè alla consapevolezza del lettore di trovarsi davanti a qualcosa di morto, rigido, immodificabile. E quindi anche alla tristezza per qualcosa che è stato e che non è più. Perché questo pdf non è riportare alla vita il flauto mauto, ma mostrarne il cadavere.

inoltre, l’assenza di un indice rende il reperimento dei vari post un po’ difficoltoso. se qualcuno dei lettori sa fare quei begli indici sui pdf, quelli con la barra di navigazione laterale, sarebbe un aiuto molto gradito.

FLAUTO MAUTO PDF REISSUE


la vetricia

15 ottobre 2008

colpevolmente, solo oggi ho visitato per la prima volta la vetricia. la vetricia è uno dei posti più fottutamente spettacolari di tutte le apuane. si tratta di un altopiano circondato dalle panie (tra la borra di canala e l’uomo morto) tutto fatto di roccia calcarea brutalmente erosa dai millenni. mai visti dei carsismi così, cazzo. meandri serpentelliformi scavati nella roccia, solchi a canne d’organo a go go, massi a forma di libro (o di biblioteca) a perdita d’occhio. e come se non bastasse: voragini mortali profonde decine di metri tra un sasso e l’altro, l’abisso revel che va giù dritto per 300 metri al centro del fottuto mondo, e uno di questi cunicoli che va in diretta comunicazione con la grotta del vento, che come tutti sanno ha il suo ingresso principale un fottio di chilometri più in là e più in giù (gli speleo hanno riempito la zona di falliformi ometti ad indicare le varie buche, segnate poi con discrete targhettine metalliche). neanche nel carso ci si trova roba così carsica. a circondare il tutto, le tre panie dai loro lati più sanguinariamente rocciosi e ghiaiosi che impediscono la visuale di qualsiasi insediamento umano. e come ciliegina, qua e là iscrizioni rupestri ataviche, raffiguranti, come si conviene, delle belle roncolone. erpetologi ed entomologi potranno dare la caccia a due endemismi ciascuno, e nel bosco abbondano caprioli & mufloni. una fortuna che il parcheggio più vicino sia piglionico, un posto che si trova a 2 ore di macchina qualunque sia il posto di partenza, e che altrettante ne servano per arrivarci poi, a piedi. si consiglia comunque la visita nei giorni feriali, per non rischiare di trovarci comitive provenienti dal vicino rif. rossi. (il fare cagare della foto è dovuto al fatto che mi si sono scaricate le li-ion sul più bello e l’ho quindi dovuta prendere da internet dove, come notorio, è impossibile trovare qualunque cosa eccetto rutti e scorregge).


trango cinch (quello vero)

3 ottobre 2008

 

da quando ho titolato un post che parlava di tutt’altro “trango cinch”, molta gente viene su questo blog a cercare informazioni sul trango cinch, e le loro ricerche vengono frustrate dal fatto che trovano un post che non parla del trango cinch.
immagino che siate tutti climber alle prime armi che non sanno scegliere tra il trango cinch e il petzl grigri. io non ne so quasi un cazzo e questo sport non mi piace, ma ho provato entrambi i freni e posso dare la mia opinione a chi ha le idee ancora più confuse delle mie.
per prima cosa dovete usare i freni dinamici, non i bloccanti. i bloccanti li usano i gay. i bloccanti da gay come il cinch e il grigri però tornano utili quando siete in falesia con gente inesperta quanto voi, di cui vi fidate poco, e solo in falesia, e solo con chiodatura a fittoni resinati o altro tipo purché a prova di caterpillar.
inoltre tornano utili, sempre in falesia, se dovete lavorarvi un tiro e rimanere appesi immobili per tot minuti, il che affaticherebbe chi vi fa sicura se usa un freno dinamico.
quindi se siete gay e andate solo in falesia con gente che si fa i cazzi propri anziché badare al vostro culo, il freno bloccante è ciò che fa per voi, e possiamo passare alle differenze col grigri (gli altri bloccanti in commercio sono così poco diffusi da non meritare attenzione).
1 – per prima cosa, il cinch è più piccolo, costa di meno ed è più leggero da portare; siccome fa la stessa cosa del grigri ho scelto il cinch per ragioni di taccagneria.
2 – il cinch è adatto a corde sottili, che il grigri fa fatica a frenare. non è vero il contrario: il cinch funziona bene anche sulle corde più spesse (è certificato fino a 11, come il grigri). ma questo vi interessa poco, perché è molto raro che un principiante si metta a cazzeggiare con corde ultrasottili, userete al massimo delle 9.8, che vanno bene in entrambi i freni.
3 – è diverso il modo di dare corda, se vi abituate con un freno, vi troverete male con l’altro. e poiché tutti hanno imparato sul grigri, tutti vi diranno che il cinch è scomodo/astruso/assurdo. se pensate di portarvi dietro uno di questi elementi è meglio mettergli in mano uno strumento che conosce, quindi comprate il grigri. resta il fatto che a parità di addestramento col cinch la corda si dà meglio, per il semplice motivo che dentro lo strumento passa senza fare anse.
4 – si dice che il cinch sia leggermente più dinamico perché hanno fatto delle prove e hanno visto che la corda scorre tipo 5 centimetri con voli di fattore 2. credo che questa sia una puttanata e all’atto pratico sia un bloccante identico al grigri. in una caduta da falesia la deformazione della ciccia che l’assicuratore ha intorno alla vita determina una dinamicità di gran lunga superiore rispetto al supposto scorrimento della corda nel cinch.
5 – essendo il cinch uno strumento più piccolo, la leva per calare in moulinette è più piccola e scomoda.
6 – essendo il grigri uno strumento più vecchio, pregi e difetti sono meglio noti alla comunità ed è disponibile sull’argomento una più ampia letteratura manualistica.
7 – tra il “personale esperto” (istruttori, veterani, vecchi arrampicatori) aleggia una certa diffidenza nei confronti delle novità. hanno appena accettato l’utilità del grigri rispetto al mezzo barcaiolo e ora, per qualche decina di anni, non tollereranno ulteriori novità. se siete a un corso, o arrampicate nelle vicinanze di questi individui, non fatevi vedere con un cinch o nella migliore delle ipotesi vi romperanno i coglioni illustrandovi i vantaggi del grigri con aria saccente.
per riassumere, il cinch è meglio del grigri, ma siccome tutti usano il grigri comprate anche voi il grigri.
da quando ho titolato un post che parlava di tutt’altro “trango cinch”, molta gente viene su questo blog a cercare informazioni sul trango cinch, e le loro ricerche vengono frustrate dal fatto che trovano un post che non parla del trango cinch.
immagino che siate tutti climber alle prime armi che non sanno scegliere tra il trango cinch e il petzl grigri. io non ne so quasi un cazzo e questo sport non mi piace, ma ho provato entrambi i freni e posso dare la mia opinione a chi ha le idee ancora più confuse delle mie.
per prima cosa dovete usare i freni dinamici, non i bloccanti. i bloccanti li usano i gay. i bloccanti da gay come il cinch e il grigri però tornano utili quando siete in falesia con gente inesperta quanto voi, di cui vi fidate poco, e solo in falesia, e solo con chiodatura a fittoni resinati o altro tipo purché a prova di caterpillar.
inoltre tornano utili, sempre in falesia, se dovete lavorarvi un tiro e rimanere appesi immobili per tot minuti, il che affaticherebbe chi vi fa sicura se usa un freno dinamico.
quindi se siete gay e andate solo in falesia con gente che si fa i cazzi propri anziché badare al vostro culo, il freno bloccante è ciò che fa per voi, e possiamo passare alle differenze col grigri (gli altri bloccanti in commercio sono così poco diffusi da non meritare attenzione).
no12
1 – per prima cosa, il cinch è più piccolo, costa di meno ed è più leggero da portare; siccome fa la stessa cosa del grigri ho scelto il cinch per ragioni di taccagneria.
2 – il cinch è adatto a corde sottili, che il grigri fa fatica a frenare. non è vero il contrario: il cinch funziona bene anche sulle corde più spesse (è certificato fino a 11, come il grigri). ma questo vi interessa poco, perché è molto raro che un principiante si metta a cazzeggiare con corde ultrasottili, userete al massimo delle 9.8, che vanno bene in entrambi i freni.
3 – è diverso il modo di dare corda, se vi abituate con un freno, vi troverete male con l’altro. e poiché tutti hanno imparato sul grigri, tutti vi diranno che il cinch è scomodo/astruso/assurdo. se pensate di portarvi dietro uno di questi elementi è meglio mettergli in mano uno strumento che conosce, quindi comprate il grigri. resta il fatto che a parità di addestramento col cinch la corda si dà meglio, per il semplice motivo che dentro lo strumento passa senza fare anse.
4 – si dice che il cinch sia leggermente più dinamico perché hanno fatto delle prove e hanno visto che la corda scorre tipo 5 centimetri con voli di fattore 2. credo che questa sia una puttanata e all’atto pratico sia un bloccante identico al grigri. in una caduta da falesia la deformazione della ciccia che l’assicuratore ha intorno alla vita determina una dinamicità di gran lunga superiore rispetto al supposto scorrimento della corda nel cinch.
5 – essendo il cinch uno strumento più piccolo, la leva per calare in moulinette è più piccola e scomoda.
6 – essendo il grigri uno strumento più vecchio, pregi e difetti sono meglio noti alla comunità ed è disponibile sull’argomento una più ampia letteratura manualistica.
7 – tra il “personale esperto” (istruttori, veterani, vecchi arrampicatori) aleggia una certa diffidenza nei confronti delle novità. hanno appena accettato l’utilità del grigri rispetto al mezzo barcaiolo e ora, per qualche decina di anni, non tollereranno ulteriori novità. se siete a un corso, o arrampicate nelle vicinanze di questi individui, non fatevi vedere con un cinch o nella migliore delle ipotesi vi romperanno i coglioni illustrandovi i vantaggi del grigri con aria saccente.
per riassumere, il cinch è meglio del grigri, ma siccome tutti usano il grigri comprate anche voi il grigri.

trango cinch

2 ottobre 2008

un (troppo) breve periodo di vacanza contrattuale, concomitante a condizioni meteorologiche non proprio ottimali, mi riporta, come accade ciclicamente, al culto di me stesso.
mi rendo conto che, negli anni, ho sparpagliato parecchia merda su internet, e tutti questi troiai, se non ci si sta dietro, diventano rumenta. e il mio spirito ecologista mi impone di non lasciar traccia del mio passaggio, specie se quello che lascio è, come dicevo, rumenta.
per la natura mutevole di internet, i link, prima o poi, muoiono. posto qualcosa da qualche parte, i link cambiano sintassi, cambiano padrone, vengono cancellati. le società passano di moda e falliscono, le foto non sono più al loro posto. se le immagini sono mie, gli stessi servizi di hosting vanno per merda. photolava, photobucket, flickr, youtube, splinder, diaryland, myspace, lastfm… ho un account su ognuno di questi immondezzai, e tutti stanno diventando un merdaio.
siete stati recentemente sul mio blog di arte brutta? tutte le immagini (cioè tutta l’arte brutta) sono andate perse, perché il servizio di hosting che usavo, che non ricordo neanche più, ha cambiato sintassi per i link, o ha chiuso, che ne so.
e il flauto mauto? ho tolto il template, ma se rimettessi il template sono certo che un buon 70% delle immagini e dei link sarebbero ormai morti, e si vedrebbe una desolante selva di crocette rosse in quadratini bianchi.
diaryland, sul quale facevo interventi di solo testo, quasi privi di link e del tutto privi di immagini, ha resistito eroicamente per tutti questi anni come un faro nella tempesta. ma questo lo si deve all’impossibilità intrinseca di mettere foto, bella forza.
questo myspace poi, ormai diventato un covo di ricchioni, dopo due anni ancora non mi permette di postare sul blog senza inghippi. a parte che ci ho messo un quarto d’ora per trovare il link “post blog”, il che è imbarazzante, quando finalmente l’ho trovato e l’ho cliccato, la prima volta mi è andato in crash firefox (2.0, può essere anche colpa mia se uso lammerda, ma transeat), la seconda volta sono riuscito ad accedere, anche se dopo 2 anni ancora non mi è permesso di usare l’editor avanzato (quello a colori) ma solo questa merda di editor base dove non si può neanche mettere un grassetto o andare a capo senza ricorrere all’html.

diocane

mi è quindi venuto in mente che potrei raccogliere tutta questa decennale merda, aprire un wordpress, importare tutta la merda in wordpress, ordinatamente, e poi blindarla alla dio brutto dentro undermybed.org.
ma chi è capace di fare questa roba? non io, il poco tempo a disposizione non suffice per apprendere da zero le competenze necessarie alla migrazione di 4 blog (di 4 piattaforme diverse!) su di una quinta piattaforma. no, non io. io devo imparare ad usare il trango cinch, prima di tutto, e fare il geek non è la mia priorità.
se qualcuno là fuori volesse l’appalto per questi lavori, sappia che pago bene.