l’attesa

ho sempre gli occhi un po’ lucidi quando penso agli hood.

ma dobbiamo uscire da questo falso problema del disco migliore degli hood, è assurdo.

è come chiedersi se sia più buona la nutella o le patate fritte, la meringa o i ravioli.

perché se gli altri gruppi (low, mogwai, notwist…) trovano la perfezione in una forma, che può essere la forma pop nei casi citati, e può arrivare prima o dopo, cioé col primo disco o con l’ultimo, negli hood la perfezione è raggiunta ogni volta in una forma diversa, e non puoi parlare di una maturità artistica, di un cammino ascendente o discendente, ma di una perfezione mutevole e continua, come madonna o i beatles, sempre puntuale, sempre adatta ai suoi tempi e sempre il massimo possibile. tu prendi il 1999. cosa poteva uscire di meglio di cycle of days and seasons nel 99? i tempi erano maturi per cycle, la storia dell’arte aveva raggiunto potenzialmente il livello di cycle, e qualcuno doveva tirarlo fuori questo cycle, e chi l’ha fatto? gli hood l’hanno fatto. e cambia pure cycle con qualsiasi altro disco degli hood e il suo anno di uscita, e mettici pure i 7″ e i mini. solo perché nel 99 non sarebbe stato concepibile un cold house non significa che cold house sia meglio, cold house sta al 2001 come cycle sta al 99. se no è come dire che aphex twin è meglio di mozart perché ai tempi di mozart la musica di aphex twin non era ancora concepibile. è come dire che io sono più intelligente di aristotele perché aristotele non sapeva che la terra gira intorno al sole.

il problema, semmai, è rispondere a questa domanda: se non ci fossero stati gli hood, qualcun altro avrebbe registrato cold house? se non ci fosse stato hitler, sarebbe stato un altro a fare il nazismo o ci voleva proprio hitler? gli hood sono figli dei loro tempi, determinati dalle circostanze del mondo, o sono una creatura altra, alieni venuti dal cosmo per insegnarci qualcosa? e cosa? COSA?

sarà un momento davvero magico quello in cui apprenderemo il titolo di paa paaa pai pai. pensalo: proprio il momento preciso in cui tu apprendi il titolo, perché hai il disco nuovo, lo metti su, ma lo metti dall’inizio e non vuoi sentirti prima un assaggino di tutti i pezzi, perché sarebbe sacrilego, e quando arrivi al quinto o al sesto, senti paaa paaa e guardi il titolo. ecco, quel momento lì. o quando avrai il disco nuovo in mano e scorrerai tutti i titoli cercando di indovinare qual è paa paai nel tragitto tra il negozio di dischi e casa. quando, nel momento in cui hai trovato il nome, la cosa diventa tua e te ne appropri nominandola come adamo con la natura.

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