Previti è il mio padre spirituale

Sono Cesare Previti, non un “bambino viziato”.

Sono un uomo solcato da rughe mediterranee, le quali testimoniano un’esistenza connotata non dai capricci, semmai dalla grinta e dal carattere necessari per vincere le sfide. Del resto, sono calabrese e la primitiva Italia, mia bella ma asperrima terra d’origine, le persone non le vizia, le forgia e le tempra.

Imputato a tempo pieno, ormai da sette anni, deformato nell’immagine ed esposto alla gogna mediatica, se resisto e rimango in piedi, è soprattutto per tre motivazioni forti:

1) Nella mia lunga e onorata carriera di avvocato, una navigazione ricca di riconoscimenti e di successi professionali, ma anche di difficoltà e di durezze, ho provato, ho visto, ho affrontato di tutto, eppure – lo affermo con assoluta decisione -, io non ho mai corrotto nessuno. Mai, mai, mai. Anzi, io, Cesare Previti, non ho neppure immaginato di poter corrompere un magistrato. Sono stato e sono un uomo di sport, dalla pallanuoto al football, e ciò significa che le partite mi piace vincerle, magari col gioco maschio ed aggressivo, meglio se con la tecnica e la giusta disposizione in campo, certo non passando denaro sottobanco all’arbitro. Un uomo di sport e di legge a queste magagne neppure ci pensa. La coscienza della mia non colpevolezza – l’ ”innocenza” riguarda ben altro Giudice – mi ha dato e mi dà l’adrenalina giusta, per rimanere al timone, evitando la deriva del fatalismo.

2) Ho una grande e meravigliosa famiglia, che lotta e soffre con me in positivo, senza contagiose cadute emotive. Sofferenze intense, ma in silenzio ed in disparte, senza esibizionismi che preludono ai cedimenti ed ai naufragi. Ecco, questa famiglia, solidale e combattiva, è il tendine della mia incoercibilità.

3) La vicenda giudiziaria che mi riguarda, da tempo, ormai, non è più soltanto mia. Mentre mi difendo con tutte le risorse previste dalle procedure, ogni volta che vedo impudentemente calpestati, dalla procura o dal collegio giudicante, i principi basilari del giusto processo, mi domando: “Ma se io, avvocato civilista di lungo corso, parlamentare, dotato di notevoli mezzi economici, supportato dal valore assoluto, umano e professionale, dei miei straordinari legali, non riesco a far rispettare, da codesta “giustizia” di rito ambrosiano, neanche i più elementari diritti costituzionali, allora quale incubo kafkiano pende sulla testa dei cittadini italiani, che, incappati negli ingranaggi della macchina giudiziaria, non hanno le mie stesse possibilità di far valere le loro ragioni?”.

E’ stato negato a me, imputato nel procedimento Imi-Sir, il diritto di dire l’ultima parola prima della sentenza: ebbene, anche questo abuso, per la verità senza precedenti, finirà per fare giurisprudenza e ricadere sulla testa di persone comuni, di anonimi, vittime di questa e di altre ingiustizie, che nessuno, tanto meno i mass media, denuncerà mai. Ecco, dunque, la terza robusta consapevolezza in grado di darmi energia: battendomi per il rispetto dei miei diritti, per la difesa della legge scritta dalle “interpretazioni” e dalle “neutralizzazioni” mirate, io, Cesare Previti, nobilito il mio diritto personale a difendermi, trasfigurandolo di fatto in una battaglia di alto impegno civile, utile a tutti i cittadini.

Scorrendo le informazioni contenute nel sito e che illustrano i passaggi della mia Odissea giudiziaria, chissà quanti miei connazionali, finalmente messi al corrente in maniera analitica, precisa e puntuale, avranno un processo di identificazione con questa o quella soperchieria da me subita, associandola a qualche loro passata o presente esperienza di giustizia ingiusta.

Questa battaglia, dunque, non è più soltanto mia.

Cesare Previti

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