XX luglio

“Abbiamo colpito la Questura di Genova come prima risposta ad un covo degli esecutori materiali dell’assassinio di Carlo Giuliani e dell’opera di tortura e violenze sistematiche perpetrate nelle strade, nelle caserme e commissariati di Genova nel vano tentativo di reprimere la risposta popolare al vertice G8.

Un primo messaggio l’avevamo lasciato al covo dei mandanti – i responsabili politico/istituzionali che si annidano al Viminale (pentola a pressione piena di polvere nera all’interno di un bauletto di un motorino, i giornali hanno praticamente censurato il testo di rivendicazione, omettendo che il testo era anche in solidarietà a Fabio Halilovic ucciso dalla polizia).

Visti e subiti i pestaggi e le sevizie di Bolzaneto, preso atto delle successive ipocrisie, il nostro odio non meritava più di essere contenuto e ve lo abbiamo lasciato esplodere più vicino. L’urlo liberatorio della dinamite si è sostituito nelle strade di Genova alle urla degli inermi bersagli su quali gli apparati repressivi hanno sfogato – con la congenita vigliaccheria che caratterizza i servi dello stato – la frustrazione di non riuscire a contenere le folle in tumulto.

Agli araldi dei movimenti, ai comunicatori di professione, ai gestori della politica della ragionevolezza e della miseria, ai pavidi di ogni estrazione, che tra gesuitici distinguo e pilatesche condanne della violenza rivoluzionaria si premurano di sostenere che tutto questo si poteva evitare con una gestione democratica e garantista del dissenso, vogliamo ricordare la loro ipocrita menzogna.

Non esistono mediazioni possibili con un sistema che da solo, per salvaguardarsi, cerca di smussare le contraddizioni: la scelta di rispondere alla violenza dello Stato e del Capitale con la violenza rivoluzionaria non necessita del paravento ideologico della reazione ad uno stato macellaio: che siano di destra o di sinistra i regimi democratici vanno comunque annientati.

La violenza subdola e quotidiana dello Stato e del Capitale la riconosciamo e la combattiamo nei suoi mille tentacoli, non solo colpendo gli sgherri di Pisanu e Scajola, tirapiedi che compiono comunque, sotto ogni padrone, il loro infame mestiere. La riconosciamo e combattiamo nelle morti violente sul lavoro come nell’alienazione quotidiana di un sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo; nella strage senza fine sulle coste dove le forze dell’ordine giocano a fare gli eroi ripescando cadaveri che loro stessi provocano, nei bombardamenti travestiti da missioni umanitarie, nei sindacati asserviti a vecchi e nuovi padroni. Ricordiamo anche ai servi dello stato e dell’informazione che ora e luogo prescelti, i giardini Coco, chiusi di notte, sono dettati dalla garanzia di non coinvolgere passanti. Abbiamo solo iniziato. Di giorno o di notte non abbiate certezze, c’è ancora tanto lavoro da fare… carcerieri, torturatori e i loro padroni non vivono su un altro pianeta! I ragazzotti in borghese che con l’occhiale scuro d’ordinanza scendono dall’auto per farsi un caffè tra un turno e l’altro al bar Boom (ma che nome evocativo!) di fianco alla caserma di Bolzaneto sappiano che qualcuno, stanco dei loro abusi, potrebbe aspettarli con un telecomando in mano….

Il buon Placanica tra un avvocato a l’altro potrebbe cambiare lavoro e/o paese piuttosto che far subire a mamma, papà e fidanzata lo strazio di una visita all’obitorio a riconoscere i frammenti del loro caro congiunto…

Ne’ giustizieri ne’ avanguardie nemmeno cultori del bel gesto, un solo passo in più sulla strada verso un mondo libero dalle impostazioni dello Stato e del Capitale, senza servi né padroni la marcia di avvicinamento degli sfruttati distruggerà uno ad uno gli avamposti del dominio.

Attaccare e distruggere i responsabili di repressione e sfruttamento.

Attaccare e distruggere carceri, banche, tribunali e caserme.

Guerra sociale contro Stato e Capitale.

Brigata 20 luglio”.

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