un eroe dei giorni nostri

Non ho mai mangiato carne di gatto, e non mi fido del giudizio di Bigazzi sulla squisitezza delle pietanze, perché per Bigazzi qualunque cosa è squisita, dai frutti della terra più ripugnanti e lepegosi, alle frattaglie e le cervella e gli intestini colmi di merda degli animali morti.
Tuttavia non mi pare una gran rivelazione che la carne di gatto, in tempi di fame, possa lasciarsi mangiare con piacere. Se la situazione è quella di cacciare passerotti, bollire l’erba e interrogarsi sull’opportunità di sacrificare il figlio più debole per sfamare gli altri 8, è assai probabile che cani e gatti vengano visti come una leccornia.
Anche al di là della fame, se qualcuno mi cucina un gattino e me lo presenta con le patatine, lo mangio molto più volentieri di un cachi, per dire.
La solita cricca di isterici succhiacazzi che sterminerebbero l’umanità per salvare un gattino qualsiasi, e che ordinano il mondo in una piramide valoriale al cui vertice stanno gattini e cagnolini, poi le fochine e altri animali carini, poi i cristiani e infine la carne che mangiano, in base ad un criterio di carineria non del tutto chiaro (mi sembra che i cavalli siano molto più carini dello spaniel giapponese, per dirne uno), tanto hanno detto e tanto hanno fatto che il vecchio Bigazzi ha dovuto trovare un nuovo lavoro.


Lo scandalo risiederebbe non tanto nell’aver ammesso di aver mangiato gatti in tempi di magra, ma nell’averli definiti “una delizia” ed aver fornito la ricetta. In realtà Bigazzi non fornisce alcuna ricetta, ma ricorda semplicemente che la carne veniva lasciata frollare per un paio di giorni nel fiume, prima di essere consumata (il che è normale anche per il pollo, e per qualunque altro tipo di animale morto).
In un mondo dove non passa giorno senza un servizio sui cagnolini al telegiornale, Bigazzi ha sfidato un tabù peggio del cannibalismo: affermare che comunque, anche gli animali da compagnia restano animali che possono, in caso, essere cucinati. Ho conosciuto un tizio che ricordava con amarezza di aver mangiato il proprio cane durante un periodo di carestia. Non è una cosa piacevole, ma non ho davvero voluto biasimarlo per non essere morto di fame. Mi piacerebbe chiudere uno di questi animalisti da salotto per due mesi in una cella insieme al proprio cane, un set di coltelli da cucina e un barbecue, e tornargli a chiedere, dopo il trattamento, se ancora hanno qualcosa da dire su Bigazzi.
La solidarietà del Fungo Mauto va tutta al buon Bigazzi, con l’augurio di un immediato reintegro e le scuse ufficiali della dirigenza RAI. Oltre alla rimozione dei gattini e dei cagnolini del cazzo dal telegiornale.

3 risposte a un eroe dei giorni nostri

  1. upupapigra scrive:

    Non potrei essere più d’accordo!

  2. stephanwic scrive:

    io nemmeno. cane, gatto, corvo, scoiattolo, porcospino. tutt purche’ servito con patate.

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